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LA NUOVA SQUADRA DI GOVERNO


venerdì 20 settembre 2019 di Sandro Meardi

Argomenti: Politica


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Da giovedi 5 settembre, con il giuramento dei Ministri al Quirinale, l’Italia ha il suo nuovo Governo. Come si sia pervenuti al Conte 2 (guai a chiamarlo Conte bis) è arcinoto a tutti e pur tra delusioni e insperati ripescaggi, tutte le forze politiche coinvolte nella neo, a dir poco insolita maggioranza, si sono dette soddisfatte dell’accordo raggiunto.

Il Presidente della Repubblica ha esercitato, starei per dire aritmeticamente, il ruolo che la Costituzione gli affida in una repubblica parlamentare quale è la nostra e, almeno per ora, la bufera agostana è stata ricomposta, mettendo d’accordo il diavolo e l’acqua santa.

Nel breve volgere di poco più di un anno, siamo così passati dopo le ultime elezioni del 4 marzo 2018, dal Governo del cambiamento o giallo-verde, quale era stato battezzato il Conte 1, al Governo di svolta o della discontinuità o giallo-rosso del Conte 2. Il leader della Lega Matteo Salvini, nonché Ministro dell’Interno del Governo uscente, ha pensato di passare all’incasso elettorale dopo aver portato a casa, durante i mesi da Ministro, i provvedimenti che aveva promesso in campagna elettorale; tutti i sondaggi, e le stesse elezioni amministrative regionali ed europee, gli davano motivo di pensare che cavalli di battaglia quali la Legittima Difesa, Quota 100, flat tax per partite IVA con fatturato entro i 65.000 euro e, soprattutto, contrasto all’immigrazione clandestina con la politica dei porti chiusi e dei Decreti sicurezza 1 e 2, si fossero dimostrati vincenti agli occhi di un elettorato italiano che ha sfiorato sembianze plebiscitarie nei test elettorali sopra ricordati e non soltanto nei sondaggi.

Tuttavia è semplicistico e direi anche ingeneroso, parlare soltanto di capitalizzazione del consenso, auspicato nelle urne dal leader della Lega. “Animale” politico navigato quale è, non poteva non considerare l’evenienza poi accaduta di un Conte2. Sono più propenso a credere che la tattica delle urne subito o la strategia delle urne domani fossero, come sicuramente saranno, in pari misura vincenti.

E’ vero, la frase pronunciata da Salvini: “vorrei avere pieni poteri per governare”,è alquanto infelice in un Paese come l’Italia, dove proprio la spartizione del potere, da sempre, è sinonimo di un malinteso significato garante di democrazia. I governi pentapartito della 1^Repubblica ce l’hanno insegnato e quanta fatica è costata durante la 2^Repubblica, passare ad un sistema elettorale maggioritario, sia pure con le dovute correzioni proporzionali per il vizietto di sempre.

Ma tant’è che ci ritroviamo con una coalizione di Governo e sfido chiunque a sostenere il contrario, che durante l’ultima campagna elettorale, ed anche recentemente, ha speso parole di fuoco, quando non addirittura insulti veri e propri da querela, al reciproco indirizzo. E’ sufficiente qualche vignetta circolante sui social, della serie le ultime parole famose, per averne un’idea.

Ma se Salvini è un “animale” politico non meno lo è la dirigenza del Partito Democratico che, in questa occasione insperata di Governo, si gioca il tutto per tutto, senza però bruciare i suoi pezzi migliori o presunti tali. I componenti Dem la squadra di Governo, sono stati accuratamente scelti e se si escludono nomi noti come Dario Franceschini al Ministero dei beni culturali (un ritorno, dal momento che quando c’era già stato aveva fatto così bene da far coprire i nudi rinascimentali dei musei capitolini in occasione della visita del Primo Ministro iraniano); Paola De Micheli alle Infrastrutture (già nota per il suo “esemplare” lavoro in qualità di Commissario straordinario delle aree territoriali del sisma dell’Italia centrale) e Lorenzo Guerini alla Difesa (avrà almeno espletato il servizio militare o come molti suoi predecessori l’unica preoccupazione sarà quella di saper riconoscere se un sistema d’arma è coerente con il dettato della Costituzione italiana?), gli altri, quelli di maggior peso per la svolta di discontinuità, sono appannaggio di tecnici ma fedeli alla linea di Partito. Come si suol dire, a loro l’onore e l’onere del lavoro “sporco”.

E la neo-Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, già in qualità di Prefetto di Milano si è espressa riguardo alla politica dei porti chiusi e all’evenienza, nel caso di un eccesso di migranti, di ricorrere alla confisca delle case sfitte per la loro accoglienza (suggerirei in tal caso di iniziare dalle ville in quel di Capalbio). C’è poi Roberto Gualtieri al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sarà il vero banco di prova, con la Legge di stabilità alle porte, di questo esecutivo in rapporto ai vincoli europei.

Anche lui ha promesso che chiederà più flessibilità all’Europa e saremmo grati di sapere in anticipo cosa chiederà in cambio l’Europa per accordarla. L’ultima volta che la chiese Matteo Renzi, per i famosi 80 euro in busta paga, Lampedusa stava per affondare sotto il peso dei migranti… parola di Emma Bonino, allora Ministro degli esteri.

A questo punto della lettura, qualora ce ne sia stata la pazienza e naturalmente più o meno storcimenti di naso secondo i rispettivi punti di vista, vi starete chiedendo quali espressioni aggiungere per i Ministri pentastellati, ad iniziare dal Primo Ministro Giuseppe Conte e dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. No, non spenderò una parola. Il de profundis al Movimento cinque stelle lo hanno già scritto loro. Sentite condoglianze.