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UN JET NEL GIARDINO DI CASA

di Sandro Meardi
venerdì 21 giugno 2019 di Sandro Meardi



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Una tradizione aeronautica, come quella italiana, che ha dato e continua a dare lustro nel mondo con le sue industrie, tecnologie, maestranze specialistiche, piloti di ieri e di oggi, non potrebbe essere meglio celebrata con la passione del volo esposta anche con le ali a terra.

Dopo oltre trent’anni di onorata carriera, che fosse imbarcato ad ali chiuse su di una portaerei o solcando i cieli a velocità supersonica, il caccia-bombardiere F14 americano è andato o sta per andare in pensione. Dunque, anche il mitico Tomcat (micione appunto, come più familiarmente è stato ribattezzato) dei piloti americani di marina, reso celebre al grosso pubblico da Tom Cruise nel famoso film “Top Gun” del 1986, andrà a far bella mostra di se in qualche museo o, più mestamente, insieme con i suoi predecessori, civili e militari, nella base di Davis-Monthan dell’ US Air Force presso Tucson, nel deserto dell’Arizona.

Non è peraltro escluso, dal momento che la Legge americana lo consente, che qualche facoltoso americano ne acquisti un esemplare, per convertirlo a jet personale ma, ovviamente, demilitarizzato di armamento o di altri apparati/tecnologie protette da segreto militare/industriale.

In Italia, invece, non è contemplato convertire velivoli militari per un uso privatistico civile, ma si possono comunque acquistare aerei militari radiati dalle linee di volo soltanto in qualità di “ferri vecchi”, privati di propulsore, degli armamenti e degli apparati militari ritenuti ancora soggetti a riservatezza.

Per questo non è infrequente incontrare lungo le strade di casa nostra, nei posti più impensati, da un distributore di carburanti a una rivendita di pezzi di automobili, sino al giardino di casa, qualcuno di quei velivoli militari, ad ala fissa o rotante, che hanno fatto la storia, anche la più recente, dell’aviazione militare italiana.

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macchi_c.205_ veltro

Pezzi di particolare pregio da esporre con orgoglio, sono ritenuti oggi ad esempio il “piccolo” monoreattore Fiat G.91, specie se proveniente dalla linea di volo del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico (Frecce Tricolori) nel quale è stato adottato, appunto nella versione PAN (Pattuglia Acrobatica Nazionale), dal 1964 al 1981; oppure il Lockheed F-104 Starfighter ( il cacciatore di stelle, soprannominato “spillone” per la sua forma somigliante a un missile), dalle altissime prestazioni (oltre due volte la velocità del suono) nonché il più longevo tra i caccia adottati dalla Nato. L’ultima a radiarlo dalla propria linea di volo, dopo innumerevoli aggiornamenti, è stata proprio la nostra Aeronautica Militare nel 2004, a quasi cinquant’anni dalla sua prima introduzione nella Forza Aerea statunitense.

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fiat_g.91_t_ biposto da addestramento

Sebbene gran parte dei velivoli militari radiati, al pari di tutti gli altri mezzi militari di superficie terrestre e marittima dismessi, finiscano per essere riciclati in qualità di materiali inerti, molti di essi però, continuano ad abbellire con la loro presenza le strutture ove hanno sede gli Enti operativi della Forza Aerea Nazionale; altri ancora, sono conservati per il loro uso sui set cinematografici o in occasione di rievocazioni storiche, come ad esempio quella avvenuta nel 2017 ad Anzio (Roma) in occasione del 73° anniversario dell’omonimo sbarco durante il secondo conflitto mondiale.

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Sala espositiva al Museo Caproni di Trento

Altri, infine, sono ammirabili in mostra statica presso i vari musei aeronautici del nostro Paese. Ne voglio ricordare solo due per l’alto valore storico-espositivo che li caratterizza: il “Museo Storico dell’Aeronautica Militare”, gestito da quest’ultima, sul Lago di Bracciano a Vigna di Valle (Roma) e il “Museo Gianni Caproni” a Trento, fondato negli anni ‘20 del secolo scorso, dall’omonimo pioniere e costruttore aeronautico. Visitarli, non può che renderci vie più orgogliosi di essere italiani.