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ELEZIONI EUROPEE 2019. IN ITALIA HA VINTO IL PREFASCISMO?


mercoledì 29 maggio 2019 di Sandro Meardi

Argomenti: Politica


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Ha vinto veramente il pre-fascismo, come sostiene Paolo Flores d’Arcais in un suo editoriale? Il pre-fascismo, ovviamente, non è il fascismo, si affretta a ricordare l’illustre filosofo di sinistra, ma ne contiene tutto il repentaglio. Dal razzismo al disprezzo per le minoranze, dal clericalismo alla negazione dei diritti civili. E chi più ne ha più ne metta.

Con un certo rammarico c’è da osservare che a sinistra lo schema non cambia. E’ sempre quello. I fantasmi del passato, più che a far paura, sono evocati ancora oggi per tenere in piedi una dialettica, cosiddetta democratica, che di fatto non aggiunge nulla di nuovo al dibattito che si perpetua e si alimenta dal dopoguerra ad oggi.

Ho scelto le parole di Flores d’Arcais, non perché siano le più convincenti, ma almeno sono le più esplicite e meno ambigue di tutte le altre. Se infatti andiamo a spulciare tra le dichiarazioni dell’intellighenzia di sinistra a margine del voto del 26 maggio, non mancano capolavori di semantica tratti dal vocabolario politico marxista (ancora oggi!) neppure tanto correttamente usato. Una chicca per tutte è quella di Gad Lerner , il noto giornalista televisivo dalle alterne fortune, che in un momento di deja vu ha scritto che “già in passato le classi subalterne si illusero di trovar tutela nella trincea della nazionalità. Non finì bene”. Complimenti per lo stile al campione dell’egualitarismo, verrebbe da dire. Non c’è bisogno di scomodare Umberto Eco per riconoscere tutta la spocchia radical chic contenuta in certe affermazioni.

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Paolo Flores d’Arcais

Poi ci sarebbe Gianni Cuperlo, già segretario, illo tempore, della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani (FGCI) e oggi, seppur perso tra i mille rivoli della diaspora PDina, vale la pena di ascoltare; perché parla in in un modo così pacato che se si resiste all’effluvio soporifero, le sue parole hanno però la forza di una sveglia incantasi sul solito ritornello: “A me colpisce che la Lega sia il primo partito in Sardegna: lì il 33 per cento dei ragazzi che frequentano la secondaria non finirà gli studi”. Insomma. Sardi leghisti analfabeti, come del resto ignoranti lo sono, il resto degli italiani che votano Lega o a Destra... e ometto di citare chi lo ha detto/scritto, perché l’elenco è molto lungo e per giunta non ho buona memoria per chi pronuncia/scrive fesserie.

Dal momento che ci siamo, vorrei aggiungere la madre (santissima) di tutte le dichiarazioni. Quella che ha la pretesa d’incunearsi nelle coscienze e chissà che in alcune di esse ancora oggi non abbia la forza per indicare la “retta via”. Il riferimento è alle scomuniche che la Chiesa cattolica, attraverso i suoi più alti prelati, promette di dispensare a destra e a manca (pardon, solo a destra, che a manca avveniva ieri all’indirizzo degli alleati di oggi). “ Chi sta con la Lega non è cristiano”. Abbiamo sentito tuonare anche questa.

Per concludere. Ci si aspetterebbe qualcosa di più; di più concreto e stimolante nel “brodo culturale” che bolle nella pentola degli sconfitti del dopo voto. Invece non si va al di la di invettive camuffate da analisi politologiche; non oltre i soliti, stucchevoli slogan, ai quali gli italiani hanno risposto, credo inequivocabilmente, con tutta la loro insoddisfazione. Con il loro voto hanno sostenuto politiche, che piacciano o no, ritenute giuste e necessarie. Niente di più.

E ora tutti (o quasi) a scuola, che l’ignoranza in Italia impera.