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Sorvolo dell’altare della Patria

2 GIUGNO 2018 FESTA DELLA REPUBBLICA

Qualche considerazione storica nei ricordi di un militare.
venerdì 1 giugno 2018 di Sandro Meardi

Argomenti: Attualità
Argomenti: Celebrazioni/Anniversari


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Come ogni anno celebriamo il 2 giugno la nascita della Repubblica Italiana. La festa di tutti gli italiani come siamo soliti definirla e ricordarla. Ma quanti di noi, al di là di retorica e discorsi ufficiali, hanno veramente voglia di porre attenzione storica a quelli che furono i giorni cruciali, in quel lontano 1946, per ricordarli come i giorni determinanti per il futuro assetto istituzionale dello Stato italiano? Tra storia e curiosità aneddotiche un breve exurcus di quanto accadde in Italia prima, durante e dopo il referendum istituzionale del 2 - 3 giugno 1946.

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Abdicazione

Al termine della seconda guerra mondiale, malamente persa dall’Italia, insieme al regime fascista responsabile dell’avventura bellica, finì per essere messa in discussione anche la casa reale sabauda che per oltre 20 anni lo aveva sostenuto. L’indizione di un referendum istituzionale che desse agli italiani l’opportunità di scegliere tra monarchia e repubblica ne fu la logica conseguenza e la prima espressione di democrazia compiuta, avvalorata dal suffragio universale ove anche le donne, per la prima volta, furono chiamate alle urne. Su 24 milioni di elettori chiamati a votare, lo scarto di votanti a favore della Repubblica fu di circa due milioni che, se da un lato testimoniava tra i perdenti l’ancora considerevole numero per attaccamento e fedeltà alla monarchia, dall’altro non poteva non sciogliere i tanti dubbi e sospetti di brogli elettorali, che ogni tanto ancora oggi vengono riproposti, difficilmente realizzabili con uno scarto così evidente.

Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, aveva nel frattempo abdicato a favore del figlio Umberto II di Savoia che sarebbe passato alla storia come il Re di maggio per il suo breve regno che durò appunto dal 9 maggio 1946 al 10 giugno dello stesso anno, giorno sotto il quale venne proclamato il risultato del Referendum. Tre giorni dopo, il 13 giugno, su invito di Alcide de Gasperi, eletto capo del governo provvisorio, partì per l’esilio a Lisbona, in Portogallo.

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Scheda referendaria del 2 giugno 1946
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Umberto II di Savoia sull’aereo dell’esilio

Non tutto avvenne in Italia con la tranquillità di queste poche parole. Si votò tra le rovine dei bombardamenti alleati e delle macerie lasciate dall’occupazione nazista di poco tempo prima. Gli italiani si recarono alle urne in un clima psicologico che ancora risentiva delle conseguenze da guerra civile dovuta alla la proclamazione dell’armistizio. La Patria però, come ebbe a scrivere Ernesto Galli della Loggia in un suo celebre libro, se l’8 settembre 1943 era morta, quel giorno, il 2 giugno 1946, sembrò voler rinascere.

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Emblema della repubblica italiana

Penso sia con questo sentimento e volontà di rinascita che dovremmo guardare al 2 giugno, proprio come fanno gli americani il 4 luglio (anniversario della dichiarazione d’indipendenza dalla Gran Bretagna) o i francesi il 14 luglio (anniversario della presa della Bastiglia). Una solenne festività, iniziata il 2 giugno 1947 e che più di ogni altra andrebbe avvertita anche grazie a tutta la simbologia che ad essa fa da cornice. Ad iniziare dalla parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma che ha preso avvio l’anno dopo nel 1948, mentre il 2 giugno fu definitivamente dichiarato festa nazionale nel 1949, anno durante il quale l’Italia fece ingresso nella NATO.

Ma non tutto è sempre accaduto e ricordato a Roma per celebrare la Festa della Repubblica. Nel 1961 la celebrazione principale si tenne a Torino, per ricordarne l’anniversario (1861) di prima capitale d’Italia sino al 1865, cui fecero seguito Firenze dal 1865 al 1871 e infine Roma dal 1871 ai giorni nostri.

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Un momento della parata militare

La festa della Repubblica ha anche conosciuto giorni di quasi oblio, quando negli anni ‘70 fu spostata alla prima domenica di giugno con la conseguente soppressione del giorno festivo che ad essa era collegato. Un provvedimento, quello, adottato per Legge, che se ufficialmente venne giustificato dalla crisi economica, assestò un colpo quasi mortale ad una celebrazione ove i simboli patri avrebbero finito con il confondersi con la liturgia universale della domenica sino a scomparire del tutto nelle intenzioni di coloro i quali ne promossero la sciagurata adozione.

Soltanto nel 2001, per iniziativa dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la festa della Repubblica è tornata ad essere celebrata il 2 giugno, ripristinando una tradizione alla quale, magari con un po’ di nostalgia gli anziani come me, affidano l’orgoglio e le speranze da riporre in essa, come un determinante passaggio storico da indicare e lasciare in eredità alle nuove generazioni.

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Carlo Azeglio Ciampi