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Ultimo aggiornamento
1 ottobre 2017   e  
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IL PRESTIGIOSO MUSEO FERROVIARIO DI PIETRARSA

Antico opificio borbonico, orgoglio e vanto della Campania
sabato 1 aprile 2017 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Tecnologia


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Nell’editto di re Ferdinando II di Borbone del 1843 si legge “È volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua”.

In effetti fu per volere di Ferdinando II di Borbone che nel 1839 iniziò la costruzione delle prime officine ferroviarie del Regno delle due Sicilie, in un’area vicino Portici denominata “Pietra Bianca” e in seguito trasformata in “Pietrarsa” per gli effetti di un’eruzione del Vesuvio.

Una grande statua di Ferdinando II, posta nell’ampio piazzale del complesso, mostra il re nell’atto di indicare il luogo in cui istallare le officine.

Il 31 marzo 2017, il Presidente Sergio Mattarella ha inaugurato a S. Giorgio a Cremano (Napoli) il Museo Ferroviario di Pietrarsa, antico ex opificio borbonico di recente ristrutturato, come luogo simbolo delle ferrovie dello Stato la cui origine è oggi rivendicata con orgoglio da Napoli e da tutta la Campania.

Oggi il Museo di Pietrarsa offre ai visitatori un affascinante viaggio nel tempo che si estende dal 1839 ai nostri giorni. Il complesso si articola in 7 padiglioni, nonché sezioni particolari e immersioni nel passato con filmati e proiezioni sui treni stessi, grazie alle nuove tecnologie

Nei padiglioni si possono ammirare: la riproduzione fedele della Bayard, il treno inaugurale della ferrovia Napoli Portici del 1839; 25 locomotive a vapore; 6 locomotori elettrici; 12 rotabili tra automotrici elettriche/nafta (le cosiddette. littorine), diverse tipologie di carrozze (postale, detenuti, cento-porte) tra cui la carrozza n° 10 dell’ex Treno Reale (oggi treno Presidenziale); 5 locomotori diesel; 25 modelli in scala di treni/carrozze/ plastici di stazioni ferroviarie; plastico “Brunetti” meglio noto come plastico del “Trecento-treni”; arredi sala d’attesa della Stazione ferroviaria di Roma Trastevere del 1905.

Trovo particolarmente significative le seguenti affermazioni che ho trovato sul sito del Museo: “Pietrarsa è uno dei luoghi simbolo della storia delle Ferrovie dello Stato, un ponte teso tra passato e presente che congiunge idealmente la Bayard ai sofisticati e velocissimi treni dell’Alta Velocità.

Adagiato tra il mare e il Vesuvio, con una spettacolare vista sul Golfo di Napoli, il Museo è stato allestito, dopo accurati interventi di restauro conservativo, in uno dei più importanti complessi di archeologia industriale italiana: il Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840.

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Museo di Pietrarsa tra il mare e il Vesuvio - Piazzale con Statua di Ferdinando II

Una sede espositiva unica nel panorama nazionale che, per la suggestione degli ambienti e la ricchezza dei materiali conservati, rappresenta uno dei più importanti musei ferroviari d’Europa. Il Museo è stato inaugurato nel 1989 e si sviluppa su un’area di 36mila metri quadrati, di cui 14mila coperti”.

Un museo davvero interessante, senza dubbio uno dei più prestigiosi d’Europa, un complesso di cui noi napoletani e campani siamo orgogliosi.

La sua storia, tuttavia, evidenzia purtroppo anche i soprusi dei nuovi sovrani settentrionali verso il sud: dopo l’Unità d’Italia, resa possibile anche grazie al sangue dei martiri meridionali, tutto ciò che di positivo era stato costruito nel Meridione fu smantellato, espropriato, devastato.

Pietrarsa non fece eccezione: dal 1861 l’opificio entrò in crisi, l’anno dopo la gestione passò alla ditta Bozza che ridusse i posti di lavoro, causando scioperi e disordini. Il 6 agosto 1863 una carica dell’esercito provocò 7 morti e 20 feriti.

P.S. – Altre immagini si possono trovare nel sito del museo