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INTERVISTA A BARBARA SATTINEO

ARTISTA DEI FIORI DI CARTA.
giovedì 6 luglio 2006 di Emanuela Ludovica Mariani

Argomenti: Arte, artisti


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Creare é smuovere e dare forma a fantasie ed immaginazioni forti e fluttuanti. Barbara Sattineo, ventottenne artista cagliaritana, trapiantata a Roma da dieci anni, nel quartiere San Lorenzo, fa della carta il materiale nobile per la creazione di composizioni e strutture floreali che espone, solitamente, nei vivai capitolini.
- Come nasce la scelta per la carta?
- Da sempre, la carta s’é scoperta d’ una versatilità unica e imprevedibile. La sua duttilità consente utilizzi sempre diversi perché, come la creta o come il disegno, segue l’andamento che tu gli dai con le mani. E questa é una meraviglia della natura perché partendo da noi e, con l’energia che gli si affianca, crea cose, sì fragili e fors’anche precarie, ma assolutamente fuori dagli schemi improntati ad una rigida plasticità.
- Il suo repertorio artistico si concentra sui fiori... come mai?
- Riprodurre un fiore non é molto difficile: bisogna guardarlo attentamente e se necessario sezionarlo, per capire com’ é al suo interno. Il fiore é composto da 5 parti principali: calice, corolla, petali, stami e pistilli e infine il gambo e le foglie. Questo, in natura. Quelli che io creo, partono sì dalla natura, ma hanno un’impronta tutta mia. Da bambina, in casa mia, non mancava mai un vaso di fiori freschi e ciò, ora me ne accorgo, mi ha molto influenzato. Come un ricordo prezioso, mi appartiene profondamente. Mi fanno sentire sempre a casa... sono, per me, consolatori e protettivi. E poi mi riportano ad un dimensione ovattata dove tutto é lontano dal quotidiano grigiume... E comunque, di carta o no, i fiori hanno sempre suscitato nelle persone un certo fascino: i loro colori , profumi e la loro armonia, fanno parte della nostra vita quotidiana.

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DALIA

- Insomma, la sua é una via di fuga...?
- Sono una di quelle persone che ammette, con assoluta sincerità, di praticare costantemente la via della fuga. Ed i fiori di carta, per me, lo sono. Quando sono nella mia bottega, prima di dare forma e contorno al fiore, faccio da mé la carta. Non utilizzo mai quelle industriali. Mi piace dare alla mia “arte” quel sano tocco artigiano che s’é assolutamente perso col tempo. E molto m’hanno insegnato alcuni artisti tedeschi, tra cui Franziska Klose, che, della carta fatta a mano, utilizzano le polpe, costituite di fibre di varia origine... La carta di migliore qualità è ottenuta, infatti, da stracci di fibre vegetali come il cotone, il lino, la canapa (pasta+straccio).
- E’ un procedimento lungo e laborioso?
- La qualità del prodotto finale può essere migliorata con l’aggiunta di varie sostanze... E le aggiunte sono costituite dalla carica, dalla collatura e dalla colorazione. La carica consiste nell’aggiunta di minerali in polvere come il talco, il caolino, il marmo. Serve a dare al prodotto il peso desiderato, la stampabilità, l’opacità...Cmq, é proprio durante questo lavoro che sento anche di recuperare un legame forte con la natura. Ci dimentichiamo che Lei ci offre tutto con assoluta generosità... Una generosità che, nel mio piccolo, penso di ripagare attraverso creazioni colorate e divertenti!

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VASO

- Dove possiamo ammirare il suo lavoro?
- Io ho sempre amato praticare vie alternative. E’ forse brutto dirlo...perché potrebbe sembrare una forma costruita di snobbismo. Non lo é. Credo che il luogo ideale delle mie creazioni sia, in fondo, un habitat naturale e non una asettica galleria piena di luci artificiali e spazi ristretti. Quindi, da un paio d’anni a questa parte, molti vivai della città e molti anche del litorale laziale, mi offrono i loro spazi per esporre. Ne sono contenta. Perché, così, i miei fiori continuano a vivere là dove hanno avuto origine: in mezzo alla strepitosa natura!!!