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IL PADRE NOSTRO DI FRANCESCO E BAINZU COSSIGA

Una testimonianza custodita in archivio
mercoledì 15 settembre 2010 di Giacomo de Antonellis

Argomenti: Ricordi


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Francesco Cossiga è scomparso. Dio l’abbia in gloria. Uomo di carattere e umori complessi se ne è andato cercando di evitare clamori. Riuscendovi soltanto in parte. Una folla di politici e di commentatori non poteva esimersi dallo scendere in campo sciorinando ricordi e giudizi. Nulla da eccepire: quando il personaggio è straripante non si può mettere la sordina alle opinioni.

Mi inserisco nel mucchio pur non avendolo mai conosciuto personalmente. Nel mio piccolo archivio, tuttavia, conservo una testimonianza a me preziosa che risale all’aprile 1991 quando Cossiga aveva già aperto la fase dell’anticonformismo tra le sale del Quirinale.
Allora io dirigevo il mensile Club3, testata esclusiva per la terza età, ed avevo appena pubblicato un breve saggio sul Pater noster a cospetto della Babele dei mass media che le Edizioni San Paolo avevano stampato con il titolo di “Nonostante tutto possiamo dire”.
Sapevo, per averlo letto su qualche foglio, di un interesse particolare del Presidente nei confronti di questa preghiera universale; inoltre, proprio in quei giorni mi stavo dedicando a un servizio sulla cultura sconosciuta della Sardegna ed avevo scoperto che il bisnonno Gavino Cossiga era stato poeta riscuotendo a fine Ottocento una certa notorietà locale con il suo poemetto “Su Poeta Christianu” (sottotitolo “Sa Doctrinetta”).

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Sollecitato dalla curiosità mi spinsi a scrivergli per chiedere copia di un testo ormai introvabile, allegando il mio lavoro.
Proponevo quasi uno scambio alla pari.
Spedendo il plico non nutrivo grosse speranze di risposta immaginando che la mia richiesta sarebbe rimasta lettera morta. Al contrario, in breve giro di tempo, mi vidi recapitare una formale quanto gentile letterina che accompagnava il volumetto riapparso in reprint abbastanza recentemente (nel 1984, stampata da Gallizzi di Sassari, sulla base di un’edizione 1925).

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La lettera di Cossiga a de Antonellis

Gavino (in sassarese Bainzu) Cossiga aveva utilizzato il dialetto per 53 sonetti su temi religiosi, mostrandosi uomo di fede al punto da impegnarsi in un piccolo catechismo in termini poetici.
Con tale lavoro metteva in evidenza il forte insegnamento spirituale ricevuto in famiglia e a scuola.
Nato il 17gennaio 1809 da Francesco Maria Cossiga e da donna Iuanna Fiori, Gavino come si espresse un suo biografo - ebbe vita “breve e tribulada” morendo a soli 46 anni ma lasciando ben dieci figli avuti dal matrimonio con Giovanna Canu.
Il suo primogenito si chiamava ovviamente Francesco (Chiccu) Maria, laureato in medicina e sposo di Elisabetta Lado figlia del nobile Giuseppe abitante a Siligo: a sua volta ebbe nove figli al primo dei quali spettò la memoria di Gavino mentre al sesto (nato nel 1881) venne conferito il nome di Giuseppe Lorenzo: funzionario di banca egli sposò nel 1921 Mariuccia Zanfarino, figlia del dottore Antonio cioè di uno dei protagonisti della vita politica a Sassari a cavallo tra Otto e Novecento.
Il loro secondogenito, nato il 26 luglio 1928, era appunto Francesco Cossiga destinato ad una folgorante carriera parlamentare e istituzionale.

L’ardua parlata sassarese, anzi logudorese, del poeta Bainzu non aiuta a comprendere bene i testi (anche se le movenze del latino aiutano ad interpretare).
Come scrive il curatore Manlio Brigaglia “bisognerebbe, per capirla meglio, ricostruire non soltanto l’aura definita e onnipresente d’una fede assorbita e introiettata fin dalla nascita ma anche il contesto d’una comunità che sentiva tutta insieme i valori religiosi di una fede semplice e immediata”.
Ne vogliamo leggere assieme almeno uno di questi sonetti?
Quello sul Padre Nostro, per esempio.

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“Babbu nostru de paghe e non de guerra
ch’istas in su piùs altu firmamentu
cantos amore veru in coro inserrant
laudent su Nomen tou ogni momentu.
Dà nos su Regnu tou e lu disserta
pro lu gosare in eternu cuntentu
Fatta siat in Chelu e in sa terra,
sa voluntade tua in ogni eventu.
Segnore, generosu oe nos dona
su pane de ogni die sustanziale;
comente perdonamus, nos perdona.
E non nos lasses ruer; da ogni male
libera nos, Segnore; e pro corona
nerzat Amen Gesùs ogni mortale”.

Che Dio abbia in gloria il suo servo Francesco assieme all’avo poeta Bainzu Cossiga.