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Mandragola amara per il pubblico sannita


domenica 19 settembre 2010 di Giacomo de Antonellis

Argomenti: Teatro


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L’evento centrale del festival teatrale “Città spettacolo” 2010 a Benevento

“Ci sono appuntamenti che non si possono rimandare a lungo... ma arriva prima o poi il momento che quell’incontro diventa irrinunciabile”. In questi termini si è presentato l’evento centrale del festival “Città spettacolo” che Benevento ha organizzato dal 3 al 12 settembre all’insegna dell’anno 31° di tale manifestazione. Appuntamento – in prima nazionale – messo in scena sotto il titolo della machiavellica Mandragola dal gruppo teatrale dell’Arca Azzurra con la regia di Ugo Chiti.

Evento da immortalare? Importante certamente, memorabile non proprio. Per diversi motivi: scenografia leziosa, manomissioni della struttura, costumi a dir poco scarsamente consoni all’epoca, volgarità accentuate attorno ad un testo (peraltro discutibile all’origine). A controbilanciare le ombre, l’incisiva recitazione di una compagnia bene intonata. Con Lucia Socci che si è inventata il ruolo di ninfa-narratrice, con un convincente Lorenzo Carmignani nelle vesti del protagonista Callimaco, con un Andrea Costagli come Ligurio il mezzano, con Dimitri Frosali che traduce perfettamente la parte di Messer Nicia, marito turlupinato. Applausi moderati per gli altri: Paolo Ciotti, Giuliana Colzi, Giulia Rupi e per Massimo Salvianti, un frate Timoteo eccessivamente accondiscendente nella caricatura del personaggio.

Punteggio più che sufficiente nel complesso per una commedia che ribadisce i non pochi giudizi negativi della tradizione. Il lavoro è quello che è: gradevole nella trama ma reso pesante da uno spirito anti-cattolico che l’ultimo adattamento non fa che accentuare (inutile, brutta e offensiva per la religione l’idea dell’incenso sparso con un turibolo sulla scena).

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Mandragola - nella foto D. Frosali, L. Socci

Fuori posto anche il roteare di bastoni dall’inizio alla fine e l’ossessivo movimentismo di cubi-sgabelli, elementi che stancano e distraggono lo spettatore dalle cose essenziali. Incomprensibile poi il siparietto erotico tra Lucrezia, protagonista in controluce, e il suo occasionale amante Callimaco. Certo, il testo machiavellico può prestarsi ad “aggiornamenti”, ma non occorre inseguire il filone di una pesantezza verbale che non giova alle pur ottime capacità degli interpreti.

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Mandragola - nella foto G. Colzi, G. Rupi, M. Salvianti

Il pubblico di Benevento non gode di abbondanti occasioni per verificare sul proprio campo la varietà e la forza del teatro italiano; per tale motivo era stata inventata la formula di “Città spettacolo” con piena soddisfazione di tutti. Così, la proposta di una inedita Mandragola costituiva davvero una ghiotta occasione per gli intenditori. La pozione magica a base di mandragola appare trangugiata.

Il gradimento c’è stato, è venuta a mancare l’ovazione.

Benevento – 10 e 11 settembre 2010