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Rubrica: CULTURA


Com’era Gabriele D’Annunzio?

Poeta, narratore, drammaturgo, demagogo, aviatore, marinaio, viveur, leader, millantatore, precursore dell’era mediatica, chi era veramente?
venerdì 22 gennaio 2010 di Michele Penza

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Avevo da poco imparato a leggere ed era il Natale del 1936 quando qualcuno mi regalò una grossa scatola triangolare metallica di biscotti nella quale, dopo averli mangiati, ci ho lungamente conservato i soldatini e perciò mi ricordo bene che recava sul coperchio con una calligafia a grossi caratteri inclinati una dedica autografa che recitava testualmente: “Questi vostri novissimi biscotti sono veramente deliziosi. Sono troppo squisiti per me. Vi ringrazio e vi lodo.” F.to Gabriele D’Annunzio, marinaio".

Firma nera GDA

Questa piccola sviolinata promozionale che allora non mi diceva nulla e costituiva per me un esercizio ripetitivo di lettura oggi a ripensarci mi fa sorridere perché mi accende una lucetta sugli ultimi anni che D’Annunzio, ormai divenuto monumento di sé stesso, che ha trascorso nello splendido isolamento della sua villa di Gardone, attento a preservare il suo mito e al contempo a rimediare mezzi di sussistenza, senza mai rinunciare al suo aristocratico aplomb.

Marinaio! Negli ultimi tempi, non so per quale capriccio, si firmava sempre così, ma avrebbe potuto farlo in tanti altri modi, che so, poeta, scrittore, drammaturgo, soldato, aviatore, viveur, opportunista, profeta, leader carismatico, politico e quant’altro. E’ stato, o ha desiderato di essere, tutte queste cose ed altre ancora.

Per una analisi critica dei suoi testi letterari e una valutazione approfondita delle sue gesta, militari e non, dovete chiedere ai cattedratici ed agli storici di professione. A me, che non sono maestro di alcuna cosa e tutto al più potrei aspirare ad iscrivermi alla corporazione dei cantastorie, interessa solo l’uomo perché si è trattato veramente di un soggetto singolare. Di fronte a un personaggio quale D’Annunzio si presenta, così originale e così ricco di contraddizioni eppure costruito da sé stesso con tanta rigorosa e potente determinazione, tra le varie curiosità che mi si affacciano intendo proporvene qui solo una, che per me è fondamentale. Sicuramente egli fu il primo fenomeno mediatico della società italiana, un precursore, ma l’uomo, Gabriele, dietro la facciata com’era veramente?

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Gabriele D’Annunzio

Certamente un uomo del suo tempo, anche se diverso da tutti gli altri. Una personalità più ricca, dai colori forti, così da spiccare fra tante altre figure sbiadite. Mi riferisco soprattutto alle molteplici esperienze culturali vissute attingendo a piene mani dai grandi del passato e dalle nuove correnti letterarie e artistiche che venivano dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra, e all’uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione. Di suo metteva l’enfasi, la buona conoscenza dei classici, la grande sensibilità ad ogni sollecitazione dei sensi in una lettura globale dove il bello e il godimento si sovrapponevano sino a coincidere.

Fu un attore che recitava sempre? Certamente fu anche un grande istrione. Che recitasse sempre è possibile ma non mi sembra si possa affermarlo con certezza. E’ difficile recitare tutta una vita senza neppure credere nella validità del copione che abbiamo deciso di recitare, o senza che la maschera finisca col diventare un tutto uno con il volto.

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Eleonora Duse

E le donne, tutte quelle donne di cui si circondò fino alla vecchiaia e che cantò nelle poesie, per le quali scrisse i suoi romanzi, le amò veramente? Probabilmente no, che se amore intendiamo come donazione di sé agli altri, come disponibilità ad annullarsi per l’amato, Gabriele era troppo occupato ad amare sé stesso per amare così una donna. Certo le desiderò, se ne circondò, le usò persino qualche volta, se ricche, se influenti, se famose. E anche di quel mare di persone che lo osannarono, che nella vita conobbe e frequentò, molti erano i visitatori ma ben pochi gli amici che gli rimasero accanto in vecchiaia. In realtà non poteva non essere essenzialmente un solitario un narciso egocentrico quale lui era.

Col denaro non ebbe mai un buon rapporto. Ne guadagnò tanto e ne spese molto di più. La necessità di trovarne lo assillò per gran parte della sua vita perché non accettava di vivere consumando solo il necessario. Considerava questo un accettare la mediocrità. Un uomo degno di questo nome doveva stare nel lusso e godere del superfluo: fu un pessimo debitore e un cliente da non raccomandare ad alcun fornitore, ma sempre con stile e con signorilità, non fu mai un gaglioffo. Fu molte volte insolvente, mai truffatore. I suoi detrattori insinuano che la passione interventista in occasione del conflitto mondiale sia stata adeguatamente attizzata da mezzo milione di franchi francesi o da analoghi argomenti del governo italiano dell’epoca. Potrebbe anche esserci qualcosa di vero ma, se mercenario lo fu, in nessuna guerra si ricorda un mercenario così bravo, così efficace nell’escogitare e poi realizzare operazioni militari capaci di colpire la fantasia dei combattenti, di galvanizzare i compagni di lotta e umiliare gli avversari.

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D’Annunzio sul suo amato aereo

Volare fino a Vienna solo per compiere un gesto dimostrativo, sorvolando le Alpi con aerei di legno e di tela, o affrontare su un guscio la squadra navale austriaca che non era flotta da operetta, non furono cose da mediocri o da vigliacchi. Lasciamo stare i superuomini e simili baggianate. ma in tali occasioni Gabriele dimostrò che sotto il frac del damerino da salotto celava in petto un pezzo di scoglio del nativo Abruzzo. Se volessimo usare una espressione del nostro tempo, che è tempo di volgarità, diremmo che aveva gli attributi. E’ vero, li aveva, perché non riconoscerglielo?

Certamente fu oratore efficace e grande comunicatore. Padroneggiava molto bene la lingua che persino arricchì con diversi neologismi. Conosceva l’arte della persuasione e possedeva la capacità di suscitare l’entusiasmo al punto di riuscire a convincere alcune migliaia di uomini che avevano già fatto una guerra logorante, e frustrante per l’esito, a riprendere le armi per motivi ideali, giusti o sballati che fossero, e a correre a prendere Fiume per conservarla all’Italia. Valutare questi comportamenti come azioni motivate principalmente dal denaro appare ingiusto e poco credibile. Gabriele amava il denaro perché aspirava fortemente a godere di una libertà assoluta, gli serviva come mezzo per ottenere quella, e non gli bastava mai perché di quella era inebriato.

Fu anche poeta? Sì. Non grandissimo e non in tutte le occasioni, perché ha scritto molto e spesso senza una vera ispirazione, ma non mancano versi dell’Alcione o righe del Notturno, ad esempio, quelle scritte in condizione di sofferenza e di infelicità, che attingono sicuramente alla poesia e non occorre essere critici o specialisti per comprenderlo. Ci arrivo anch’io. Dirò pure che le ‘Novelle della Pescara’ sono tra i racconti italiani che amo di più.

I suoi rapporti con il regime fascista non sono forse ancora stati rivisitati con rigore storico e con obiettività. E’ rimasta una zona d’ombra, una cortina di nebbia che cominciò a manifestarsi già all’epoca in cui la popolarità del Comandante, come si faceva chiamare dai suoi Uscocchi fiumani, rischiava di oscurare quella di Mussolini. Negli ultimi anni della sua vita i due si rispettavano a vicenda senza azzannarsi mai, ma è difficile negare a D’Annunzio una certa qual dignità di comportamento anche sotto questo profilo, cioè nei confronti del dittatore. Sicuramente non era uno disposto a piegare la schiena e di tipi così c’era grande scarsità allora più di adesso. Altro punto per Gabriele!

Concludendo il discorso sull’uomo mi resta forse solo questo da dire, che valutata la personalità di Gabriele nelle sue poderose contraddizioni e nei suoi molteplici aspetti, ritengo si possa tutti convenire su un giudizio complessivo di segno non del tutto negativo, pur costretti come ci sentiamo ad ammettere che di personaggi così clamorosi uno per secolo ci basti ed avanzi.