INFORMAZIONE
CULTURALE
Agosto 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5375
Articoli visitati
4403438
Connessi 3242

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
11 agosto 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Oltre il circolo polare artico - Svezia 1958, taccuino di viaggio.


domenica 1 febbraio 2009 di Arturo Capasso

Argomenti: Mondo
Argomenti: Ricordi


Segnala l'articolo ad un amico

Annotta. La città cambia aspetto; anche le vie principali si fanno deserte. Per Kungsgatan pochi distratti viandanti nei pressi delle vetrine illuminate. Fuori centro, strade ancora più spoglie.

Nell’Oscars Kyrka un organista suona Bach; la chiesa è piccola, d’un gotico essenziale. L’atmosfera è di profonda elevazione. Ci sono dei giovani, anche loro ascoltano in silenzio, raccolti.

JPEG - 28.3 Kb
Kiruna - notte

Ad Hollandgatan 32, club degli studenti, un poeta recita le sue poesie. Anche lì ascoltano con attenzione e trasporto. Finita la dizione di poesie, iniziano le musiche ed i balli. L’atmosfera si riscalda, i rumori si espandono, gli animi ritornano mediocri. Fuori, strade ancora deserte; la gente è a divertirsi. E’ sabato sera, cerca di non perdere tempo. Chissà cosa vuole afferrare in quelle poche ore; molte volte si riduce ad ubriacarsi. Figure barcollanti per le strade deserte del sabato sera.

JPEG - 28.1 Kb

Al Karolinska Sjikhuset una sister di turno saluta velocemente il suo ragazzo ed entra nel grande edificio centrale. Molte finestre ancora illuminate; fra poco gli ammalati riposeranno. Il silenzio è rotto dalle cupe sirene di una autoambulanza: c’è il ricovero di un uomo che aveva tentato di uccidersi. La solitudine fa brutti scherzi.

La nebbia scende piano, continua.

La gente affluisce nel parco a godersi il sole e la fresca aria. Bambini tenuti per mano, gruppi di amici, coppie. Scendono verso il lago liscio levigato. I fanciulli portano pane alle anatre che gracchiano nell’acqua fredda. Gli scoiattoli si rincorrono sugli alberi alti affusolati; i cani abbaiano: è il loro giorno d’incontro. I cittadini assonnati cominciano a svegliarsi e la sbornia del sabato sera tende a svanire.

Le campane inutilmente chiamano a raccolta i fedeli. La loro eco si disperde nell’aria e si fonde col tutto, denso di semplicità pastorale.

In silenzio, ad ascoltare il frusciare dei rami secchi accanto all’ acqua. Rami a giunchi orientali.

Alti, fitti esili pini ricoperti di neve che sta fioccando da giorni. Pochi viaggiatori, volti con toni marcati. Uno scrive appunti su un taccuino; una signora lavora di uncino. Si parla poco, ognuno è assorto nei suoi pensieri. Alberi, sempre coperti di neve.

Mattino di festa.

La luce rileva piano i colori; il cielo fa da sfondo alla cupola della piccola chiesa che si staglia con la sua figura scura, orlata d’un soffice bianco. Entrano in chiesa a rapidi passi. Prendono il libro coi salmi e seggono composti. Freddo servizio religioso, seguito in silenzio solo dai grandi. I piccoli parlucchiano, si guardano intorno e, appena possibile, si pestano i piedi. All’offertorio, degli uomini in nero si muovono dall’altare verso il pubblico. Hanno lunghe aste con sacche di cuoio per mettervi öre e corone.

JPEG - 30.8 Kb
Kiruna - nottutno

A Luleå, alla Storgatan, alle dieci di sera succede come a Kungsgatan dopo mezzanotte. Le ragazze, a due o da sole, attendono i ragazzi con l’auto. Salgono veloci e via. Altre ne scendono , fanno un breve intervallo al konditori per un caffè, dopo poco riprendono l’attesa.

Molte di quelle auto sono rubate; nella sola Stoccolma ne scompaiono almeno quaranta al giorno.. Il giovane si diverte a prendersi un’auto, a prendersi una ragazza e poi a scaricare prima la ragazza e poi l’auto in uno dei tanti parchi. Come le aveva trovate , così le abbandona . Entrambe.

Sundsvall, domenica sera.

Altoparlanti lungo la strada intonano musiche diverse, motivi da film, da operetta. Enormi babbi Natale nelle vetrine a suonare strumenti vari, a giocare. Bimbi con trombette di carta colorata e all’estremo fiocchi di carta velina. Palloncini a gas trattenuti da manine fredde, che si muovono nell’aria con grazia. Bancarelle con ragazze incappucciate in grossi mantelli bianchi, forse pellicce di orso. Vendono salsicce con morbidi caldi panini.

A passeggiare, spingendosi, chiamandosi, ridendo, scherzando, urlando. Mamme con papà e figli. Tanto piccoli da non potersene ancora andare da soli. Grosse pacche su amici incontrati. Vetrine con luci e colori diversi. Un caleidoscopio. Orsacchiotti, auto, meccano, camerette, pupazzi, pellicce, vestiti.

Da sera, da giorno, da notte, da cocktail. Giacche da caccia, da sci, da pioggia, da neve. Tutti i tipi di abbigliamento. Libri, illustrazioni, riviste, giornali, donne nude, coperte. Strumenti musicali, apparecchi fotografici, lumi, regali.

Seconda domenica d’avvento.

Suono. Confuso allegro festoso multicolore continuo. Gente . Cammina sosta guarda osserva gironzola passeggia Ancora bimbi, con le gioiose trombette. Uomini donne ragazzi.. Imbacuccati con pellicce colbacchi maglioni enormi giacconi. Visi freschi freddi riposati sani. Aria ghiaccia frizzante penetrante. E’ domenica, è una città di provincia. E’ Sundsvall.

Nelle giornate invernali il sole qui non si vede.

A notte, nel cielo chiaro forato di stelle, ci sono sprazzi di luce che scendono ad arco, a fiocco. Descrivono figure fiabesche. Per pochi giorni la luce del sole c’è anche di notte. Gli stranieri restano affascinati, ammirati, e quasi invidiano gli abitanti di Kiruna, la piccola città che sorge oltre il Circolo Polare Artico. Non sanno che la gioia per questa luce ha come prezzo l’ombra e l’oscurità di molti mesi. Un lungo tempo di attesa.