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TEATRO ROMANO DI TERRACINA

LA BELLEZZA CHE AVVOLGE
sabato 27 novembre 2021 di Roberto Benatti

Argomenti: Architettura, Archeologia


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Terracina, città aperta alle influenze più varie, ebbe un ruolo di mediatrice tra il nord e il sud. Estremità meridionale dell’agro pontino, si trova al centro del Lazio in provincia di Latina. Occupata, se non addirittura fondata dagli etruschi, l’antica Tarkina fu poi conquistata dai Volsci, che la chiamarono Anxur.

Divenuta colonia romana nel 329 a.C, ebbe nella sua antichità due fasi edilizie. La prima fase di età sillana, interessò la parte alta e il centro storico e il Monte S. Angelo, dove si ricostruì il santuario di Giove Anxur. La seconda fase nell’era di Traiano, con il porto e la via Appia che interessò la città fino al mare. Il centro di origine volsca occupava l’acropoli ed era attraversata dalla Via Appia, furono poi costruite le cinte murarie su preesistenti fondazioni ciclopiche.

Accolti dallo sguardo profetico della Dea Feronia che fu in questa zona una sorta di divinità dispensatrice di richieste e preghiere per l’abbondanza dei raccolti, la fertilità, ma anche per la salute del popolo, ci accolgono i resti dell’antica pavimentazione, il lastricato rinvenuto nel 600, è una pavimentazione del I sec. d.C. che si ingloba in un tratto della via Appia.

Ci avviciniamo al cantiere, dove è in corso lo scavo del Teatro romano, recuperato grazie all’opera di tutela della Soprintendenza. Fu un terribile bombardamento, quello del 4 settembre 1943, a rivelare la presenza del teatro, per tanti anni coperto dalla stratificazione del terreno. Infatti, più di 1600 mc. di terra sono stati rimossi. La stessa cosa avvenne nel complesso di Palestrina.

Il cantiere sarà aperto al pubblico, questa eccezionale apertura prevedrà delle visite guidate con gli archeologi che lavorano allo scavo, ammireremo il complesso monumentale del teatro inserito nel contesto del Foro Emiliano. C’è un’attenzione particolare degli abitanti di Terracina, ci ricorda il direttore dello scavo, dott. Francesco Di Mario, ci sono i riflettori puntati sui lavori e la popolazione ne va orgogliosa, curiosamente a gara per chi posta la foto o il video più interessante sui ritrovamenti effettuati.

Proprio nel centro urbano, sono state rinvenute le are onorarie con dedica a Gaio e Lucio Cesare, figli adottivi di Augusto ed eredi del suo potere. Un grande ritrovamento che ci lascia con il fiato sospeso per le future scoperte. Gaio e Lucio Cesare furono eletti consoli e introdotti nei gruppi sacerdotali ed ebbero anche il diritto di entrare nel teatro e occupare i posti dedicati ai senatori. Nella parte finale delle iscrizioni epigrafiche, emerge per la prima volta la definizione dei coloni della città pontina con l’appellativo Anxurnates valido anche Axurnates, che entrambi i Cesari erano stati patroni della colonia.

Del resto lo stesso Cesare era particolarmente affascinato al basso Lazio e per questo territorio aveva progettato opere di bonifica. Secondo la Soprintendenza, le due dediche ai figli adottivi di Augusto erano state poste nel teatro come forma di compartecipazione al dolore, essendo morti giovani, ed erano state inserite nella prima fila delle gradinate, “ a memoria e copertura” dei posti a loro effettivamente riservati.

Il teatro è stato realizzato alla greca, scavato nella collinetta, lavorando il calcare, con le case addossate, e la cavea ben conservata perché poggia su un terreno roccioso. In età bizantina il teatro era totalmente ricoperto e diversi materiali della cavea riciclati, ahimè probabilmente anche la statuaria, per costruire altre abitazioni. Ci risulta una lontana lettera del 600 in cui si parla di un teatro a Terracina, mettendolo a confronto con quello di una città spagnola, simili al teatro di Cartagena.

Nelle visite guidate organizzate dal Comune e dalla Fondazione città di Terracina, gli archeologi mostreranno i nuovi ritrovamenti, le metodologie di scavo, le tecniche e gli strumenti utilizzati, insomma gli oggetti di studio e restauro che di solito sono solo di pertinenza di archeologi e restauratori.

I viaggi nell’antichità si facevano per motivi commerciali o religiosi, anche perché erano disagiati, lunghi e pericolosi, per non parlare del dispendio economico. Poi seguirono i pellegrini e ora il turismo di massa caratterizzato da minor tempo di permanenza e una preparazione culturale diversa. Anche nel Grand Tour i viaggiatori avevano spesso una preparazione classica e storica che li orientava nei percorsi.

In ogni caso ora come grande scoperta e straordinaria visione appare in tutta la sua bellezza questo teatro che ci riporta come in un viaggio del tempo alle voci degli attori, ai canti, le danze, le maschere, la musica e da non dimenticare la funzione di educazione e divertimento del popolo s’incrociava con la piazza in un brulicare di vita sociale e commerciale. Questo patrimonio restituisce all’Italia la bellezza, l’arte, gli usi e costumi di un’epoca, un volano per l’economia, per lo studio e la ricerca di scienziati e per la crescita culturale nel suo insieme.

Nei prossimi fine settimana nei giorni 26/27 novembre e poi il il 10/11 e 17/18 dicembre sarà possibile per il pubblico con prenotazione all’Ufficio di Soprintendenza di Sabaudia, sig.ra Concetta Cristina De Ruosi, mail: sabap-lazio.personalesabaudia@beniculturali.it – 0773/510768