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DECADENZA: LA CIVILTA’ OCCIDENTALE VOLGE AL TERMINE?

Una domanda inquietante
sabato 10 luglio 2021 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Secondo Daniel Bensaid “nella storia si definisce decadenza il periodo in cui si verifica la crisi di una classe dominante che sta esaurendo la sua funzione all’interno di una formazione economico-sociale. Essa è il sintomo tipico delle epoche di transizione, dilaniate tra ciò che tarda a morire e ciò che appena sta nascendo (Daniel Bensaid,” Elogio della politica profana”).

“Nell’epoca delle spoliticizzazioni, in cui la politica viene annientata dal dispotismo del mercato e la democrazia sprofonda nel plebiscito sondaggistico- si legge nella presentazione del libro- Bensaïd sente l’urgenza di ridefinire linguaggi, orizzonti e cultura in grado di rifondare la politica nella sua accezione più nobile, la "politica profana". Stiamo attraversando una lunga transizione in cui le condizioni spaziali e temporali della politica sono profondamente mutate, l’antico ordine statuale vacilla ma non è abolito, il vecchio Stato sociale degenera in Stato sicuritario e disciplinare, e il popolo dei cittadini si disgrega in gruppi, comunità e tribù. Gli spazi vissuti e gli spazi di rappresentazione non si incontrano più, e lo stesso spazio dell’impresa si frantuma e si segmenta producendo scomposizioni senza ricomposizioni. Questa crisi d’orientamento rivitalizza dottrine religiose minacciando di rovesciare la logica di secolarizzazione tipica della "modernità".

In effetti molti autorevoli personaggi sembrano essere convinti sulla decadenza che contraddistingue la nostra epoca, una decadenza che sembra coinvolgere in particolare i valori della civiltà occidentale. Ed è la Francia soprattutto che continua a lanciare messaggi allarmanti sullo stato della nostra civiltà. Il libro di Michel Onfray «Décadence, Vie et mort du judéo-christianisme» (Edizioni Flammarion. In Italia edito da Ponte delle Grazie) ben rappresenta un nuovo genere letterario che pone domande su grandi tematiche attuali, come crisi della democrazia, immigrazione e l’islam, eclisse culturale e demografica europea. Filosofo e saggista francese, Onfray ha fondato l’Università popolare di Caen ed è autore di oltre cinquanta libri fra cui Trattato di ateologia (2005) che ha riscosso grande successo. Fra i più noti e controversi filosofi europei, da quasi trent’anni smantella mitologie religiose, filosofiche, sociali e politiche.

“La civiltà giudaico-cristiana ha duemila anni. Un’età onorevole per morire. - ha affermato Onfray in un’intervista a Le Figaro- Conosciamo tutti le piramidi egizie, i templi greci, i fori romani, e tutti ammettiamo che le tracce di civiltà scomparse provano che le civiltà muoiono, e dunque che sono mortali! La nostra civiltà giudaico-cristiana, che ha duemila anni di vita, non sfugge a questa legge. Dal concetto di Gesù, annunciato nell’Antico Testamento e progressivamente nutrito d’immagini da secoli di arte cristiana, fino a Bin Laden, che dichiara guerra mortale al nostro Occidente spossato, provo qui a tracciare un affresco epico della nostra civiltà. Vi troviamo: monaci folli nel deserto, sanguinari imperatori cristiani, musulmani che costruiscono il loro «paradiso all’ombra delle spade», grandi inquisitori, streghe a cavallo delle scope, processi agli animali, indiani piumati a passeggio con Montaigne nelle strade di Bordeaux, la resurrezione di Lucrezio, un curato ateo che annuncia la morte di Dio, una rivoluzione giacobina che uccide due re, dittature di destra e poi di sinistra, campi di morte neri e rossi, un artista che vende i suoi escrementi, uno scrittore condannato a morte per aver scritto un romanzo, due ragazzi che rivendicando l’Islam sgozzano un prete durante la messa... e mille altre cose. ’Decadenza’ è un libro né ottimista né pessimista, ma tragico, perché in questo momento non si tratta più né di ridere né di piangere, ma di comprendere"- (Michel Onfray) Onfray parte da religione e potere, riservando a tre religioni una visione diversa su passato e futuro: l’Ebraismo è l’ antica premessa di tutto, il Cristianesimo è l’ alimento fondamentale dell’Occidente, l’Islam per la sua forte dimensione identitaria, è destinato a prevalere dopo il tramonto del Cristianità. Un’analisi la sua in cui sono solo sullo sfondo i grandi eventi, come battaglie, conquiste, scoperte, rivoluzioni, dove inoltre sono assenti riferimenti a cause economiche, geopolitiche, ambientali, demografiche e quant’altro. Forte appare il rimpianto per il mondo classico quando ricorda che “la storia della Grecia o quella di Roma testimoniano a favore di una grandezza passata dove circolavano virtù e valori alternativi a quelli della cultura giudaico-cristiana: l’ideale eroico, il senso dell’onore, la tensione verso la grandezza, l’afflato epico”. Convinto ateo, critica duramente la Chiesa Cattolica e non solo: stronca Freud, Marx, Hegel, il Sessantotto, definito “strada maestra verso il consumismo” e conclude con una visione fantascientifica del futuro in cui al predominio dell’Islam seguiranno civiltà territorializzate e transumanesimo, cioé civiltà di sintesi tra uomo e macchina.

Non a caso le critiche a questo libro provengono sia da destra che da sinistra e in particolare dal mondo cattolico!

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Valerio Castronovo

Ci avviamo dunque verso la fine della civiltà occidentale? Con uno sguardo meno apocalittico, Valerio Castronovo, giornalista, storico e accademico, afferma che l’Occidente si trova dinanzi a tre sfide: la riduzione e l’invecchiamento della sua popolazione, la dissociazione fra progresso tecnologico e progresso civile e sociale, l’affacciarsi di una cyberdemocrazia che porta con sé rischi di manipolazione. Tutto dipenderà secondo lui da capacità progettuale, creatività, attitudine a sperimentare nuovi modelli a percorsi per ridurre disuguaglianze sociali, assicurare lavoro, benessere, diritti umani e civili. Per il sociologo francese Michel Maffesoli la storia dell’Occidente non volge al termine, ma sta inglobando valori provenienti dall’Oriente: “Ciò che possiamo definire orientalizzazione del mondo contemporaneo non è una conquista dell’Occidente da parte dell’Oriente, sul modello dell’espansione ottocentesca, bensì la metabolizzazione dei valori orientali all’interno di questo Occidente che sta mutando profondamente”.

Senza dubbio la pandemia ha acuito un processo già in atto e non ci resta che aspettare e vedere cosa accadrà

Giovanna D’Arbitrio