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martedì 4 maggio 2021 di Elvira Brunetti

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari


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Dolce ricordo di quando la memoria si esaltava con l’apprendimento di versi stampati ormai nel cuore di tutti noi.

E’ il Cinque maggio, l’ode che commemora la morte di Napoleone scritta da Alessandro Manzoni.

Ei fu. Due sillabe e un punto. Sembra la ripresa di un altro incipit ancora più celebre. Due note violente che risuonano come due colpi di cannone. Così si annuncia la terza sinfonia del divino Beethoven. E chi più di un titano della musica avrebbe mai potuto lodare le imprese titaniche di un genio dell’arte militare?

La scrisse nel 1803. Ma l’eroe che promise la libertà, si autoproclamò imperatore dei Francesi nel 1804 e Ludwig Van, anche se deluso, la chiamò l’Eroica.

Infine il quadro che più lo rappresenta è quello di Jacques Louis David. Anche lì il cavallo impennato al valico delle Alpi lascia già presagire la conquista dell’Italia. Quando nel famoso Salotto di donna Elvira, la sottoscritta, venne in qualità di ospite il professore Luigi Mascilli Migiorini, autore di più libri su Napoleone, si parlò di quella che non è affatto una questione secondaria e cioè il relativismo di giudizio sul personaggio in causa.

Nell’Ottocento c’è il mito romantico con Stendhal che aveva una grande ammirazione per chi come Lui incarnava l’ambizione dell’uomo moderno. Nessuno sfuggì al Suo fascino, neppure i suoi nemici di pensiero. F. R. de Chateaubriand diventa un anti-Napoleone. Victor Hugo riferendosi a Suo nipote dice che gli mancava quella magnificenza cesarea. Tutto cambia con "La Nouvelle Histoire" che rivisita la storia del passato alla luce di un nuovo metodo d’indagine. L’attenzione è sulle dinamiche di sviluppo e la logica alla base dei movimenti delle masse sociali. Nel 1929 nascono "Les Annales", che mettono in evidenza l’importanza del fattore tempo e cioè la distanza dagli avvenimenti. Perché bisogna fare molta attenzione quando si parla di un fatto storico. Anche solo per raccontare un episodio, quindi non per giudicarlo, occorre una separazione. Ad esempio nel 1935 uno storico francese, Georges Lefebvre, che già aveva fatto una profonda analisi della Grande Rivoluzione, partendo dalle masse contadine, scrive un libro su Napoleone e dice in sintesi che è stato un figlio del dispotismo illuminato del Settecento.

Comunque Napoleone resta il simbolo della modernità. Il passaggio dall’Ancien Régime, pieno di fascino nostalgico si gioca sul tempo. La velocità delle sue battaglie, la rapidità d’azione. Da una parte il successo, dall’altra la solitudine. Amato, temuto, odiato. La Rivoluzione francese gli diede la luce, ma dopo aver cavalcato il trionfo della libertà del popolo, inciampa e diventa preda di quel sogno di potenza: "Umano, troppo umano" che inficiò la sua grandezza. Come Alessandro Magno distrutto da un sogno espansionistico. Anche Carlo Magno osò espandersi fino a creare il Sacro Romano Impero, primo esempio di Europa unita, ma andò a Roma per farsi incoronare imperatore. Napoleone invece fece venire il Papa a Parigi e nella chiesa di Notre Dame si autoproclamò imperatore. Un altro elemento a suo sfavore è stata la razzia di opere d’arte dall’Italia e dall’Egitto. Un personaggio quindi molto controverso di cui da sempre si discute e si discuterà ancora.

Accanto tuttavia alla visione elogiativa delle sue gesta in auge tutt’oggi, da un po’ di tempo invece, esiste un fenomeno culturale importato dagli Stati Uniti in Europa, molto vivo soprattutto in Francia: La Cancel Culture. Un movimento che, per pareggiare i conti col passato, vuole cancellare la memoria dei misfatti. Dal razzismo all’antisemitismo, dalla decolonizzazione alla questione di genere e oltre. Un revisionismo culturale che però sfocia in sfregi di monumenti e azioni varie di ostracismo, boicottaggio e mobbing nel campo del lavoro. Qualcuno ha parlato di Nuova Inquisizione. Sei razzista o maschilista? Allora ti punisco.

Alcuni studiosi Francesi si sono chiesti perché in molti Paesi europei si preparano le celebrazioni per commemorare il secondo centenario della morte di Napoleone e nel loro Paese no. Forse è ancora presto. Certo è che apparentemente sembra che sia stato nel tempo poco ricordato. A Parigi c’è solo una piccola strada Rue Bonaparte. Ultimamente a Rouen c’è stata una crociata anti Napoleone per eliminare la statua equestre di bronzo, costruita con i cannoni presi dai vinti della battaglia di Austerlitz. La leggerezza del sindaco poi, che propone di sostituirla con una scultura femminile perché nella sua città non ci sono statue di donne.

La verità è che l’ignoranza della storia è grave ed è il terreno fertile sul quale progrediscono le aberrazioni culturali. In conclusione se la Cancel culture è nata con buoni intendimenti, sostenuta da diversi intellettuali per pareggiare gli errori dei nostri antenati, assistiamo oggi ad un degrado peggiore.

Viva la confusione e la perdita del senso di ogni misura!

ELVIRA BRUNETTI