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25 NOVEMBRE: DONNE E VIOLENZA


lunedì 30 novembre 2020 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Mentre il Covid 19 imperversa e tutte le altre notizie passano in secondo piano, il 25 dicembre è stata celebrata la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne anche in Italia, dove perfino in tale giorno due donne sono state uccise.

Fu l’Onu che nel 1999 scelse tale data in ricordo delle tre sorelle Mirabal che Il 25 novembre 1960 furono uccise a Santo Domingo dagli agenti del dittatore R. L. Trujillo: Patria, Minerva e María Teresa Mirabal, attiviste del gruppo clandestino “Movimento 14 giugno”, passate alla storia con il nome di Las Mariposas (le farfalle), combatterono per libertà e diritti delle donne.

Il simbolo delle scarpe rosse fu ideato poi nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas, installata per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Spesso ci chiediamo perché la violenza contro le donne sia una “costante” in tutte le epoche storiche, perfino oggi in paesi democratici e civili. In verità anch’io ho cercato di trovare delle risposte e ho scritto diversi articoli sul tema, dai quali tali cercherò ora di trarne una sintesi. In effetti nel corso della mia vita spesso mi sono chiesta cosa significhi oggi “essere donna”, quale sia il valore che la società assegni alla nostra esistenza qui sulla Terra, se siamo ancora esseri umani di serie B anche nei nostri “civili” paesi dove violenze fisiche e psichiche si verificano in casa e fuori, fino ad arrivare alle ultime lettere dell’alfabeto in tante parti del mondo. Là per una bambina è perfino difficile essere accettata e, appena nata, spesso la morte soffoca il suo primo vagito oppure, se è più fortunata, potrà sopravvivere per essere venduta in moglie a qualcuno o finirà nel racket della prostituzione, non avrà comunque diritto all’istruzione, come Malala, o potrebbe rischiare di essere lapidata, come Sakineh e tante altre.

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Elina Chauvet-Scarpette rosse

Così quando ci volgiamo indietro verso il passato e consideriamo le faticose conquiste delle donne attraverso i secoli, malgrado i risultati raggiunti ci rendiamo conto di quanto sia difficile sradicare comportamenti maschilisti, mentalità distorte, pregiudizi e quant’altro. Ne sono una prova anche proverbi e aforismi sulle donne, come “donna buona, bella e cara, è una merce molto rara” ( merce = oggetto), “la donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier” (Rigoletto di Verdi), “fragilità, il tuo nome è donna” (Shakespeare) e così via. Uno dei peggiori proverbi forse è “chi dice donna, dice danno”, soprattutto se si considera che le donne in genere i danni li subiscono.

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Sorelle Mirabal

Ogni anno festeggiamo l’8 marzo con le rituali mimose, ma l’amarezza è tanta nel dover costatare il numero crescente di stupri e violenze, perpetrati perfino in pieno giorno nelle nostre caotiche ed affollate città. Le storie di Sara, Yara e di tante altre stanno popolando gli incubi delle madri che ormai non sanno più come proteggere le loro figlie. E come se tutto ciò non bastasse, in Tv a tutte le ore in modo martellante si discute di questi orrendi delitti, quasi come le puntate di un serial.

Come mai nel nostro civile mondo occidentale gli uomini sentono ancora il bisogno di violentare una donna, spesso anche in gruppo, malgrado la libertà sessuale e opportunità di incontri con l’altro sesso? Sono forse atavici, ancestrali istinti che albergano nell’inconscio collettivo maschile, legati all’indelebile sequenza “conquista-saccheggio-stupro”, oppure il rapporto uomo-donna sta attraversando una profonda crisi? Forse entrambi gli aspetti sono presenti: non solo stiamo vivendo sulla nostra pelle una nuova Età dei Barbari, ma anche una disperata solitudine, un dialogo uomo-donna sempre più ostacolato dal frastuono del mondo esterno che distoglie da una ricerca dell’intimità dei sentimenti. Anche l’amore è entrato nel ciclo consumistico “usa e getta”?

Umberto Galimberti nel suo libro Vizi capitali e nuovi vizi afferma che la società consumistica e tecnologica spegne fantasia e originalità e omologa perfino i vecchi vizi, accentuando il maniacale desiderio di possesso di danaro, potere e benessere materiale, da conquistare anche con la violenza. Il rispetto, per Kant fondamento della legge morale, non è funzionale al mondo dell’economia radicata in un mondo di oggetti da buttar via, concetto esteso poi ad ambiente e esseri umani, divenuti prodotti usa e getta con data di scadenza. In un mondo globalizzato che ci ha regalato perfino una pandemia con strage di anziani nell’ottica della cultura dello scarto, forse solo chi ha la fortuna di nascere da amorevoli e onesti genitori capaci di dialogare e rispettarsi tra loro e con i figli, riuscirà a difendendosi contro gli attacchi esterni, altrimenti ignoranza e violenza oppure paure ed emozioni negative ignorate e compresse, creeranno nella psiche distruttivi squilibri, fino ad aprire la porta ad un “ospite sconosciuto”, un mostro capace di orrende azioni. D. Goleman in Emotional Intelligence indica una via d’uscita nell’educare ai buoni sentimenti, come altruismo, rispetto per se stessi e per gli altri, amore.

Giovanna D’Arbitrio