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CARTHAGO OLTRE IL MITO

LA VERITA’ SU CARTAGINE
mercoledì 2 ottobre 2019 di Roberto Benatti

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Dal 27 settembre 2019 al 29 marzo 2020, la prima grande mostra interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e misteriosa del mondo antico curata da Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.

L’esposizione è allestita negli spazi del Colosseo, del Foro Romano, all’interno del tempio di Romolo e della Rampa imperiale, con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro diligente di cooperazione internazionale. Si caratterizza per l’ampiezza cronologica e la ricchezza documentaria ed è ulteriormente valorizzata anche dall’ausilio di inedite ricostruzioni e installazioni multimediali.

La mostra ci introduce nella storia antica del Mediterraneo, Cartagine è da sempre considerata attraverso un punto di vista europeo, da una prospettiva esterna, fortemente condizionata dal pregiudizio e alimentata da una rivalità che, nell’antichità ha la sua origine. Nell’esposizione viene sottolineato l’incontro tra diverse culture e le dinamiche politiche nel Mediterraneo, osservate con uno sguardo nuovo e moderno nell’intento di valorizzare la capacità di accoglienza di queste antiche civiltà.

La ricerca scientifica è tuttavia intervenuta attraverso un paziente lavoro storico, archeologico e filologico, riuscendo a restituire voce autonoma alla cultura di Cartagine. I fenici della porpora preziosa, dell’alfabeto, del vetro trasparente, del grande artigianato orafo e navale fondano la colonia di Cartagine, probabilmente alla fine del IX sec. a.C. In questa mostra si sono messi in discussione gli stereotipi tradizionali e le loro radici per ottenere una maggior comprensione e superamento dell’immagine che la storia ci ha restituito.

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Dama di Cartagine. Mosaico

“Oh Tiro, tu hai detto: io sono una nave di perfetta bellezza! In mezzo ai mar è il tuo dominio. I tuoi costruttori ti hanno reso bellissima: con i cipressi del Senìr hanno costruito tutte le tue fiancate, hanno preso il cedro del Libano per farti l’albero maestro; i tuoi remi li hanno fatti con le querce di Bashan; il ponte te lo hanno fatto d’avorio, intarsiato nel bosso delle isole di Kittim. Di lino ricamato d’Egitto era la tua vela che ti serviva d’insegna; di giacinto scarlatto delle isole di Elisha era il tuo padiglione”.

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Scatola per cosmetici da Museo Nazionale Beirut

Ezechiele 27,3-7

Il titolo scelto, Carthago (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, nello stesso modo, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. Il discorso della mostra parte dalle radici fenicie di Cartagine nel Levante, ripercorre le fasi di formazione, di espansione e giunge ai definitivi scontri con Roma, che segneranno la sua distruzione, ricostruzione e integrazione definitiva nel mondo romano e poi cristiano.

La presentazione si chiude con una riflessione sulla visione di Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo. La mostra punta anche a muovere il visitatore verso una riflessione sulla convivenza tra genti in crescente mobilità e dalla necessità di integrazione socio-culturale tra civiltà e popoli di lingue e culture diverse. Un’esperienza che ha lasciato tracce profonde fino ai nostri giorni e che risulta quindi di grande attualità nel nostro presente.

La rassegna presenta oltre 400 reperti giunti dai principali musei italiani e internazionali come: Spagna, Malta, Libano, Germania, diverse testimonianze provenienti dalla Tunisia museo di Cartagine e in particolare dal museo del Bardo di Tunisi. Si vuole altresì contribuire a rilanciare l’immagine, a livello internazionale, di quel museo, colpito al cuore dall’attacco terroristico avvenuto il 18 marzo 2015, durante il quale sono morte 24 persone, tra cui quattro turisti italiani , una testimonianza di grande rispetto per uno tra i musei archeologici più importanti di tutto il bacino del Mediterraneo.

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Terracotte votive

Un messaggio quindi di solidarietà internazionale e di aiuto per evitare l’isolamento di un popolo. Saranno organizzate una serie di eventi e anche un percorso didattico per le scuole sempre per riaffermare e consolidare la vicinanza e l’amicizia tra l’Italia e la Tunisia. Vuole essere anche una testimonianza per ricordare l’archeologo Sebastiano Tusa a cui si devono importanti scoperte sulle presenze fenicie e puniche in Sicilia e straordinari ritrovamenti sottomarini riferibili ai relitti delle navi romane e cartaginesi che nel 241 a.C. si scontrarono, con la vittoria di Roma, al largo delle isole Egadi, ponendo fine alla prima guerra punica.

Accanto al nome di Sebastiano Tusa, affianchiamo anche quella di un altro studioso di altissimo profilo del mondo fenicio punico e della Sardegna, in particolare di Paolo Bernardini venuto a mancare proprio nel periodo più intenso della preparazione della mostra, senza le cui ricerche e interpretazione archeologiche e storiche, il Mediterraneo fenicio e punico non sarebbe così ricco, sfaccettato e oggetto di rinnovato interesse come lo è attualmente.

Alla mostra si può ammirare il famoso sarcofago detto “della sacerdotessa alata” proveniente da Cartagine dalla Necropoli di Santa Monica; alcuni bronzetti provenienti da Biblo; una statua di bambino da Bustan esh-Sheikh; una protome taurina parte di un capitello monumentale Bustan esh-Sheikh , una stele funeraria con iscrizione fenicia da Tiro dalla Necropoli di Al-Bass. Avori, porcellane, anfore, statuette votive, gioielli, una statuetta in bronzo raffigurante il dio Melqart da Cadice dall’area di Sancti Petri di notevole fattura; il frammento di Stele con iscrizione fenicia da Nora. Molto interessanti le uova di struzzo decorate, beni di lusso, altamente simbolici, una presenza costante dal VII al II sec.a.C. nelle sepolture e negli abitati punici.

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particolare statua auriga e moglie. Cartagine Museo nazionale

Così come i primi manufatti in vetro realizzati dai maestri vetrai cartaginesi, oggetti per lo più ornamentali come collane o orecchini (in questo caso il vetro sostituiva le pietre preziose) o piccoli contenitori per unguenti e profumi. In quest’ultimo caso, il manufatto veniva volutamente deformato con una pinza modellandone bocca, anse, beccucci e piede. I maestri vetrai cartaginesi furono innovatori nella trasparenza e lavorazione raffinata del vetro, accolto con grande maestria anche dai romani. Un grandissimo numero di questi oggetti ci è giunto direttamente dalle principali città della Fenicia, e sono databili dalla metà del VI al I secolo a.C.

Tra i vari ornamenti vi erano anche pendenti figurati, ciondoli da portare al collo, orecchie o cintura, che avevano forme particolari: riproducevano per esempio teste di demoni, teste umane (sia maschili che femminili) o figure animali o simboli di divinità. I manufatti vitrei dalla Fenicia ebbero grande diffusione a livello artigianale anche in quei centri sparsi nel Mediterraneo, come Cartagine, Sicilia, Sardegna, Spagna , isole Baleari, che furono toccati dalla cultura fenicia e dall’espansione commerciale.

Senza dimenticare le maschere cerimoniali in terracotta, probabili riproduzioni di maschere cerimoniali in legno o cuoio, le protomi con funzione sacra e protettiva connesse a culti di divinità femminili come Astarte, Tinnit e Demetra. L’artigianato della terracotta figurata realizzata a mano, al tornio o a stampo rappresentano simbologie ad uso religioso e funerario, così anche i preziosi avori, talvolta piccoli amuleti egittizzanti. Così come le splendide matrici circolari in terracotta a motivi vegetali, usate probabilmente per decorare pani e dolci da Nora.

Incantevoli le opere esposte nella Rampa Imperiale, nei pressi della Chiesa di S. Maria Antiqua. In questa sezione, relativa alla Colonia Concordia Iulia Carthago, ci accoglie Virgilio, che legge alcuni versi dall’Eneide mentre un’nstallazione multimediale proietta sul pavimento dei mosaici policromi, in un peristilio immaginario che ci fa immaginare la vita in una domus o nelle ville romane.

Il gruppo marmoreo dell’Auriga e della moglie, è una delle opere più pregevoli, così come la statua di Giove frugifero e soprattutto alcuni mosaici, tra cui due di Lottatori e uno con la raffigurazione dell’Estate.

Alcune formelle architettoniche (una con Adamo ed Eva) e mosaici, sempre policromi, come quello di un defunto con accanto il suo cane pertinenti alla nota Cartagine cristiana e un vasto e danneggiato mosaico con i quattro simboli degli Evangelisti restaurato in Italia in occasione della mostra.

Di fronte, un mosaico che rappresenta una meravigliosa Dama di Cartagine, una figura sacra con aureola, che doveva avere tessere dorate e colori vivaci che la curatrice ha definito “la Monna Lisa dell’antichità”. Con il suo scettro, simbolo della massima espansione della città nel V-VI d.C. con l’aureola di santa e il gesto delle tre dita benedicenti “tanto ieratica nella sua forma quanto enigmatica nella sua sostanza, né uomo né donna” ha raccontato Federica Rinaldi “si pensa possa rappresentare la città”.

Carthago. 
Il mito immortale Roma, Colosseo – Foro Romano. 27 settembre 2019 – 29 marzo 2020

Orari Parco archeologico del Colosseo

8.30 – 19.00 fino al 30 settembre 2019; 8.30 – 18.30 dal 1° ottobre al 26 ottobre 2019; 8.30 – 16.30 dal 27 ottobre al 31 dicembre 2019; 8.30 – 16.30 dal 2 gennaio al 15 febbraio 2020; 8.30 – 17.00 dal 16 febbraio al 15 marzo 2020; 8.30 – 17.30 dal 16 marzo al 28 marzo 2020; 8.30 – 19.15 il 29 marzo 2020

L’ingresso si effettua fino a un’ora prima della chiusura. Chiusure al pubblico 25 dicembre 2019 e 1 gennaio 2020

Biglietto Fino al 31 ottobre 2019 intero € 12,00; dal 1° novembre 2019 intero € 16,00;

Gratuità e riduzioni secondo la normativa vigente

Info: http://www.parcocolosseo.it