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EVOLUZIONE DEL LINGUAGGIO O INVOLUZIONE?


domenica 16 giugno 2019 di Silvana Carletti

Argomenti: Curiosità


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Viene riportata da molti quotidiani in questi giorni, una frase di Silvio Berlusconi che definisce il governo attuale “osceno”…

Da una ricerca etimologica del termine, ci risulta che “ osceno” oscèno agg. [dal lat. obscenus o obscaenus, di etimo incerto, significa «di cattivo augurio», da cui il senso di «laido d’aspetto; osceno»]. che offende gravemente il senso del pudore, soprattutto per quanto si riferisce all’ambito della sessualità:...

A parte la definizione davvero originale riferita ad un governo, è ironico sentir usare a mo’ di giudizio morale questo termine da un personaggio politico da sempre criticato per il suo comportamento poco ortodosso rispetto la sua vita privata.

Al di là di ogni moralismo, penso che ognuno di noi, come affermato da Esopo e Fedro, cammini lungo il tracciato della propria esistenza con due bisacce di cui quella contenente i propri difetti posta dietro le spalle e quindi invisibile e quella contenente le pecche degli altri situata a portata di mano e di vista, in modo da poter lanciare contro i nostri nemici qualsiasi accusa, anche minima che non può sfuggirci.

O, forse, non tutti conosciamo a fondo il significato dei termini che adoperiamo?

Il linguaggio moderno, specie tra i giovani, si inserisce in un nuovo idioma fatto di abbreviazioni e di simboli che mirano a condensare in poco spazio, il significato di una parola, di una frase.

Il tutto dovuto probabilmente alla vita accelerata al massimo, velocizzata da messaggi e wats up, a danno dei rapporti umani diretti che sembra non trovino più valore nella nostra vita.

O, più probabilmente, i termini del linguaggio, un tempo aulico, si sono uniformati all’uso comune e giornaliero della comunicazione che ci porta ad usare gli stessi aggettivi per le più svariate occasioni, senza approfondirne la vera essenza.

Purtroppo, assistiamo sempre di più ad errori mastodontici non solo grammaticali, sintattici ed idiomatici ma, ancor peggio, ad una ignoranza culturale che ci lascia, a volte, esterefatti.