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DONNE TRA PASSATO E PRESENTE

Retromarcia su conquiste civili?
giovedì 4 aprile 2019 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Le continue e quotidiane violenze sulle donne, nonché le vergognose sentenze giuridiche tendenti a giustificare assassini per input “passionali”, destano angoscia e sdegno. Le sentenze in particolare sembrano segnare quasi un ritorno al delitto d’onore, quando invece per la crescente efferatezza e crudeltà dei delitti le pene dovrebbero essere senz’altro più severe.

Tante sono pertanto le domande che noi donne ci poniamo sulle cause di tali comportamenti. Anche la sottoscritta negli ultimi anni ha scritto diversi articoli, come L’Altra Metà della Cielo, Donne e Bambine, Donne e Danni, Donne e violenza, Donne come gamberi ,Sakineh e le altre, Malala Day, Amabili resti di Donne, Donne che amano le mimose, La perduta identità. Da tali scritti trarrò qui una breve sintesi sulle cause delle crescenti violenze.

In effetti nel corso della mia vita spesso mi sono chiesta cosa significhi oggi “essere donna”, quale sia il valore che la società assegni alla nostra esistenza qui sulla Terra, se siamo ancora esseri umani di serie B anche nei nostri “civili” paesi dove violenze fisiche e psichiche si verificano in casa e fuori, fino ad arrivare alle ultime lettere dell’alfabeto in tante parti del mondo. Là per una bambina è perfino difficile essere accettata e, appena nata, spesso la morte soffoca il suo primo vagito oppure, se è più fortunata, potrà sopravvivere per essere venduta in moglie a qualcuno o finirà nel racket della prostituzione, non avrà comunque diritto all’istruzione, come Malala, o potrebbe rischiare di essere lapidata, come Sakineh e tante altre.(L’altra metà del cielo, Sakineh e le altre, Malala Day)

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Malala

Così quando ci volgiamo indietro verso il passato e consideriamo le faticose conquiste delle donne attraverso i secoli, malgrado i risultati raggiunti ci rendiamo conto che la strada verso un completo rispetto per i nostri diritti umani è ancora lunga ed irta di difficoltà. E anche se in molti paesi esistono leggi più giuste verso “l’altra metà del cielo”(qui sulla Terra lo spazio per noi a quanto pare è limitato!), è evidente purtroppo che è molto difficile sradicare comportamenti maschilisti, mentalità distorte, pregiudizi e quant’altro (Amabili resti di Donna).

Ne sono una prova anche proverbi, detti, motti e aforismi sulle donne, come “donna buona, bella e cara, è una merce molto rara” ( merce = oggetto), “la donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier” (Rigoletto di Verdi), “fragilità, il tuo nome è donna” (Shakespeare) e così via, potremmo continuare a scrivere pagine su pagine. Uno dei peggiori proverbi forse è “chi dice donna, dice danno”: tremendo, soprattutto se si considera che le donne in genere i danni li subiscono.

Altri sono i “fatti”, poiché la realtà è ben diversa. Come tutti gli anni abbiamo festeggiato l’8 marzo con le rituali mimose, ma l’amarezza è tanta nel dover costatare il numero crescente di stupri e violenze, perpetrati perfino in pieno giorno nelle nostre caotiche ed affollate città. Le storie di Sara, Yara e di tante altre stanno popolando gli incubi delle madri che ormai non sanno più come proteggere le loro figlie. E come se tutto ciò non bastasse, in Tv a tutte le ore in modo martellante si discute di questi orrendi delitti, quasi come le puntate di un serial. Così, dopo l’iniziale orrore misto ad angoscia e rabbia, di solito molte persone poi si distaccano emotivamente dalle vittime e si appassionano in modo morboso ai racconti, trasformandosi in detective alla ricerca dell’assassino. Ci stiamo abituando a tutto? Alla fine perderemo anche la pietà per le vittime e il rispetto verso le loro famiglie? Tutto è “show”? (Donne e danni).

Ci chiediamo, allora, con stupore come mai nel nostro civile mondo occidentale gli uomini sentano ancora il bisogno di violentare una donna, spesso anche in gruppo, malgrado ci sia tanta libertà sessuale e le opportunità di incontri con l’altro sesso siano sicuramente aumentate rispetto al passato. Sono forse atavici, ancestrali istinti che albergano nell’inconscio collettivo maschile, legati all’indelebile sequenza “conquista-saccheggio-stupro”, difficile da sradicare ancor oggi, oppure il rapporto uomo-donna sta attraversando una profonda crisi? Forse entrambi gli aspetti sono presenti: non solo stiamo vivendo sulla nostra pelle una nuova Età dei Barbari, ma anche una disperata solitudine, un dialogo uomo-donna sempre più ostacolato dal frastuono del mondo esterno che distrae e distoglie da una ricerca dell’intimità dei sentimenti. Anche l’amore è entrato nel ciclo consumistico “usa e getta”? Ma dove sono i genitori, i nonni, gli zii, le scuole, gli educatori, gli psicologi, gli assistenti sociali ? Chi veglia sui giovani? Chi li aiuta a “crescere”? (Donne e bambine).

Umberto Galimberti nel suo libro “Vizi capitali e nuovi vizi” dedica l’ultimo capitolo, intitolato “il Vuoto”, ai giovani di oggi per i quali l’autore prova forse pietà poiché rappresentano il prodotto del nostro mondo, un mondo non creato da loro ma dagli adulti.

Quando sentiamo parlare di efferati delitti che li mostrano come protagonisti, inorridiamo per un attimo sorvolando poi sulle cause che generano tali drammatici effetti. Galimberti non a caso parla dei giovani alla fine del suo libro, solo dopo aver fatto un’attenta analisi dell’attuale società e dei suoi cambiamenti rispetto al passato: sotto l’incalzare della società consumistica e tecnologica, che con la ripetizione meccanica dei fenomeni spegne fantasia e originalità, anche i vecchi vizi si stanno omologando, adeguandosi ad una mentalità nichilista basata sul maniacale possesso di danaro e di oggetti che garantiscono benessere materiale ed immagine sociale, oggi l’unica identità che conta per un numero crescente di persone.

Il “rispetto” che Kant indicava come fondamento della legge morale, non è funzionale al mondo dell’economia che puntando su cose sostituibili con modelli sempre più nuovi, produce continuamente “un mondo da buttar via” e pian piano il concetto passa dagli oggetti a piante, animali, ambiente in genere ed infine all’uomo che diventa pertanto un prodotto “usa e getta” con “data di scadenza”. A questo punto cancellati i punti di riferimento, le molteplicità di false opportunità favoriscono uno sfarfallio di situazioni scambiate per libertà di scelte che in realtà creano caos e rendono sempre più difficili le “vere” scelte derivanti dall’anima che si confonde e perde la proprio identità. (La perduta identità).

D. Goleman in “Emotional Intelligence” indica una via d’uscita nella positiva gestione delle emozioni attraverso un’educazione a buoni sentimenti, empatia, altruismo e soprattutto, io credo, un habitat diverso e più sano che aiuti anche gli educatori. Ne consigliamo la lettura a tutti gli uomini, in particolare a politici e magistrati.

Giovanna D’Arbitrio