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Il Primitivismo e la rivoluzione formale della scultura del Novecento

Je suis l’autre, Giacometti, Picasso e gli altri negli spazi museali delle Terme di Diocleziano.
giovedì 1 novembre 2018 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Pablo Picasso - Visage 1961 - Metallo verniciato

Si è aperta dal 28 settembre e fino al 20 gennaio 2019, la rassegna a cura di Francesco Paolo Campione con Maria Grazia Messina, sul Primitivismo e l’arte scultorea del Novecento, accostando ad opere di artisti occidentali, manufatti provenienti da culture diverse, mostrando al visitatore, le origini della trasformazione della scultura del Novecento.

Vale la pena ricordare che la trasformazione che poi sarà dell’arte, si era già annunciata attraverso l’opera di J.J. Rousseau (1712-1778), secondo il quale la condizione del selvaggio che segue le sole leggi naturali rappresenta la migliore condizione di vita possibile. Nasce la concezione del “buon selvaggio” che agisce secondo l’istinto, in armonia con la realtà e in giustizia e correttezza morale. Questa concezione influenzerà dall’Illuminismo in poi molti ambiti della cultura: dagli studi di antropologia alla letteratura, all’arte, sia pittorica che scultorea.

È attraverso il colonialismo che l’uomo occidentale entra in contatto con culture che secondo la visione politico-sociale sono considerate non civilizzate, ma che attraverso il collezionismo di oggetti etnografici mette in contatto la cultura e gli artisti occidentali con manufatti artistici e artigianali di altre civiltà. Oggetti che mostrano nel loro essere primitivi quella libertà dalle esigenze formali che invece aveva caratterizzato l’arte occidentale nei quattro secoli di riflessione estetica.

La scultura della prima metà del Novecento liberata da ogni inibizione ideologica riesce a oltrepassare il naturalismo e ad affermare che il conformismo alla fisionomia non poteva più essere a priori la misura dell’arte, avvalendosi del primitivismo per avviare la trasformazione. L’arte primitiva semplifica le forme, non pretende di identificare soggetti narrativi né di esaltare i valori plastici essenziali ma si limita a mettere in comunicazione il rapporto profondo dell’umano con il divino e il soprannaturale. Un’arte che svela le tensioni e i bisogni dell’individuo entrando nella sfera del mito e dell’utopia, anche politica, un modo di rendere concrete, a più livelli tutte le forme di espressione artistica, intuizioni linguistiche e formali ed emozioni, destinate altrimenti a rimanere inespresse.

Pur ispirandosi idealmente ai principi dell’“arte primitiva”, l’arte scultorea del Novecento la tradì completamente mettendo in atto una visione “etnocentrica” che rivendicava all’arte moderna l’autenticità e il ruolo di capolavoro universalmente riconosciuto, mentre alla espressione artistica primitiva non restava che il mero ruolo di pretesto per l’elaborazione di poetiche e politiche più che altro di identità europea.

La rassegna si snoda in cinque aree tematiche::

- L’infanzia dell’essere: dove si ritrovano i temi delle origini, del genuino e del primordiale, dell’impulso , dell’istinto e della memoria ancestrale.
- La visione e il sogno: con i temi dell’estasi, dell’allucinazione, dell’illusione, del miraggio, del delirio, del mostruoso o animalesco.
- Il Mondo magico: che riprende i temi del rito, della magia, dell’idolo, del fato.
- Amore e morte: con i temi della vitalità, della fecondità, del desiderio, dell’eros, della dissolutezza, del disordine, dell’ossessione, della violenza e della trasgressione.
- Il visibile e l’invisibile: con opere che mostrano la ricerca dell’ambiguo, dell’ignoto, del contraddittorio, della maschera e del mascheramento, del tabù e dell’ombra.

Opere di artisti occidentali e opere provenienti da culture molto lontane, dalla Russia alla Polinesia, all’Asia, all’Australia, al Nord America, sono accostate per trovare punti di contatto o semplicemente vicinanze cromatiche o formali.

Una rassegna concepita come una ricerca, una compilazione di connessioni e identificazioni di comunanze che vanno anche oltre l’arte tra “io e l’altro” o “io sono l’altro” come recita l’incipit della mostra, tanto più oggi acquistano valenza di maggior spessore, essendo occasione di risuono, di riconoscimento e accettazione dell’umanità altrui specchiante nella nostra.

P.S.

Gli artisti in mostra:

Karel Appel, Hans Arp, Kenneth Armitage, Georges Braque, Serge Brignoni, Agustín Cárdenas, Lynn Chadwick, André Derain, Jean Dubuffet, Sonja Ferlov Mancoba, Alberto Giacometti, Julio González, Henry Heerup, Ludwig Ernst Kirchner, Yves Klein, Jacques Lipchitz, Man Ray, An

dré Masson, Joan Miró, Louise Nevelson, Isamu Noguchi, Pablo Picasso, Germaine Richier, Salvatore Scarpitta, Fritz Wotruba, Enrico Baj, Mirko Basalde lla, Adriana Bisi Fabbri, Alik Cavaliere, Pietro Consagra, Roberto Crippa, Agenore Fabbri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Marino Marini, Luciano Minguzzi, Costantino Nivola, Arnaldo Pomodoro, Regina [Cassolo Bracchi], Raffaello A. Salimbeni, Gaston Chaïssac, Francesco Toris.