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Due donne roccia

DANIELE FABIANI: UN FOTOGRAFO D’ECCELLENZA.

Mostra personale alla galleria “Eventi” di Grosseto (maggio 2017)
giovedì 1 marzo 2018 di Giuseppina Scotti

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Fotografia


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“La metamorfosi”, un racconto lungo di Kafka, in cui un uomo si sveglia, una mattina e scopre di essersi trasformato in uno scarafaggio: metamorfosi come un’allegoria dell’alienazione dell’uomo moderno all’interno della famiglia e della società e che si traduce nell’isolamento del “diverso” nell’incomunicabilità verso i propri simili e per Kafka il destino dell’esistere individuale è in mano a forze oscure e inconoscibili, che operano in maniera assurda e imperscrutabile sulla vita degli uomini.

Ovidio nel suo poema epico ”Le metamorfosi” incentra la sua ricerca sulla metamorfosi dei personaggi in animali o elementi naturali, per cui l’autore evidenzia la mutevolezza e l’eterno divenire della trasformazione e della fusione di umano e divino, di storia e mito.

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Donna albero

E Daniele Fabiani, che definire soltanto Fotografo è quasi inverosimile, quasi un diminutivo, penetra, anche con l’ultima mostra personale alla galleria “Eventi” di Grosseto, nella forma che muta, quale trasformazione fisica o morale, reale o favolosa (dell’uomo in animale, in pianta, in pietra, in creta o viceversa): una metamorfosi intesa anche come allegoria dell’impossibile conciliazione tra le aspirazioni del singolo e le costrizioni della vita usuale.

E nelle sue opere la metamorfosi temporanea sembra rispecchiare sforzi magico-religiosi diretti al superamento e al potenziamento della forma umana individuale: mutazione della farfalla, la donna in farfalla? La farfalla in donna? Così, come in tutte queste fotografie volute, costruite con maestria eccezionale attraverso un discorso interiore ed uno studio che pongono il Fabiani ad un livello creativo, che supera, senz’altro, il fotografare immagini dal vero, pur con capacità illuminanti e che sanno trasfondere anima ai contenuti, perché vi si percepisce che l’assurdo, l’irreale e l’inverosimile si frantumano e si amalgamo alla realtà, tanto da “divenirne forte manifestazione”.

Il “vero fotografo” è colui che produce “foto d’autore” e Daniele Fabiani è un “Maestro” della fotografia tendenzialmente di concetto: i suoi “paesaggi” appaiono come scenari “surreali ed illogici”, così come, infatti, il colpo d’ala della Farfalla, tangibile, ma non afferrabile, il corpo di spessa e rugosa corteccia fra foglie quasi “stridenti” o argilla e zolle spaccate dalla siccità ( non vorranno rappresentare la siccità dei sentimenti che abbonda intorno a noi? ), attraverso la quale una mano si allunga in gesto disperato.

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Donna con fiori in testa

Le sue sembrano rievocazioni di volti, di corpi che si fondono e si confondono con i luoghi, il tempo e lo spazio, quali “epifanie della contaminazione”, perché questo Maestro della macchina fotografica appare come fotografo-regista manipolatore, come un mago dell’occulto, soprattutto nelle opere in bianco e nero, particolarmente suggestive ed erompenti dalla sua ricerca ferrea portata avanti in tanti e tanti anni di operatività nel campo: la sua “è una scrittura il cui alfabeto, le cui lettere, sono le immagini create” da una fantasia, da una passione inesauribile e tutto è dimostrato dal suo percorso, che ha inizio, circa, nel 1970 per svilupparsi, in maniera sempre più autonoma nel corso degli anni. Per lui la fotocamera è un validissimo mezzo espressivo per esprimere il suo linguaggio figurativo.

Il Bianco e Nero è la sua prerogativa e sa elaborarlo in proprio attraverso particolari composizioni chimiche, che lo rendono del tutto autonomo ed estremamente creativo. Per conoscere meglio la sua personalità, al di là di una mera carrellata sulle sue opere, sappiamo che ha partecipato a numerosi concorsi nazionali che è stato invitato ad esporre a Washington e chiamato a lavorare in esclusiva per alcune gallerie di New York, è illustratore di copertine di cataloghi e riviste ha sempre proseguito in un intenso lavoro producendo libri fotografici, guide al territorio della Provincia di Grosseto, copertine e inserimenti in vari libri fotografici a livello nazionale.

Il suo amore- passione per la fotografia, lo ha portato alla realizzazione di numerose mostre personali, tutte all’insegna di temi particolari e del tutto esclusive: “La Fotografia”- “Crescere Donna”- “ Nostalgie e ricordi”- “David Lazzaretti e i Giurisdavidici”- “….Anzi d’antico”, “Femminilità” ed altre, tutte di estremo interesse e che lo hanno collocato nel mondo dell’alta fotografia, tanto da essere invitato a un Work Shop di fotografi americani.

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Licantropo modificato

La sua intensa e particolare capacità fa sì che sue fotografie appaiano su RAI 1 e venga intervistato insieme a Gianni Gardin per la presentazione ed inserimento in Libri Fotografici de “La Motta Editrice”: sono seguite ulteriori , numerose ed importanti Mostre personali, sempre su invito di varie Amministrazioni e altrettante collettive di grande risonanza: le fotografie facenti parti della Mostra personale “Evasioni”sono state e lo sono ancora più volte presentate in vari centri espositivi e, altresì, è stato invitato più volte ad importanti rassegne , quale l’Work Shop in provincia di Siena, con famosi fotografi statunitensi per l’insegnamento dei “Procedimenti di viraggio e applicazioni di aniline”, dimostrando, oltre alla capacità di fotografo anche quella importantissima di saper sviluppare e rendere più personali i soggetti fermati con l’obbiettivo attraverso il sapere chimico, perché ha sempre stampato personalmente i propri lavori, con raffinata ricercatezza, soprattutto nel Bianco e Nero.

Ha partecipato, insieme ai più noti Maestri nazionali della fotografia, alla Mostra “8 periodi in sala di posa” e all’altra “Simmetrie in bianco e nero” ed è stato abilitato a far parte di Giurie nazionali di Fotografia, mentre la Federazione Italiana Fotografi gli ha assegnato il titolo “Honoris causa” di “Artista della fotografia italiana”: molti ed importanti sono i giornali, le riviste specializzate e non che parlano e pubblicano le sue fotografie, così particolari e significative, come quelle del libro fotografico “Lessico fotografico”, che riunisce foto da fine anni ’60 ad oggi. Pubblicazione delle sue immagini anche sulla famosa Rivista professionale d’Arte fotografica “Image Mag”, riservata ai Maestri della Fotografia Internazionale.

E’ stato chiamato nelle scuole elementari e medie per seguire il progetto: “Dallo scatto fotografico allo sviluppo e stampa in camera oscura” per la sua alta preparazione nella materia.

E sono continuate le Mostre e i riconoscimenti che ancora dimostrano, se pur ce ne fosse ancora necessità, la sua indiscussa preparazione, la sua esperienza, la sua forza culturale, la sua fantasia creativa, che non si arresta, ma che va sempre oltre e che, come ebbi a scrivere una volta, si rivela:” quale evasione non di un attimo, bensì quale seria costruzione d’ambiente, intatta ricerca di un mondo interiore e di valori estetici intensi, espressa con coerenza e relazionalità, perché le sue scelte provengono da selezioni coscienti operate attraverso la propria sensibilità percettiva dell’esterno, ma più dell’interiorità, mostrando tutta la sua acuta personalità così eclettica, così atta a porre, ogni volta, l’osservatore, di fronte al problema di “ciò che appare” e del “ciò che è”.”

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Diaccia Botrona modificato

Intensa, anche in questa ultima personale dal titolo, appunto, “Metamorfosi” la vivida comunicazione visiva, che lo caratterizza e che appare attraverso immagini forti e dettate da una razionalità e da una forma di reminiscenza di studi ed approfondimenti sul tema non indifferente, per cui si può senza dubbio affermare che Daniele Fabiani è un artista vero della macchina fotografica e delle sue applicazioni ed implicazioni, quando, proprio, s’intenda, per tale, persona così capace di un processo fecondo, metodologico e ricco di realtà conoscitive, di significati, di dimensione cosmica estremamente duttile e che sa “scrivere” bene attraverso lo scatto: quell’apparente ingabbiatura in altre “vesti” pare, quasi miracolosamente sciogliersi, per trovare una forma di evasione in quell’impossibilità costrittiva del proprio corpo.

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Daniele Fabiani

Sempre più intrappolati nell’odierno vivere, cerchiamo la libertà di scelta….chissà… in una corteccia, in una pietra, in un “mare” di creta essiccata e… allora ricordiamo Apuleio: “Chi di noi ha meno bisogni è più simile a un dio” e annulliamoli i nostri stolti, moderni bisogni per trasformarci, attuare le nostre metamorfosi a nostro beneficio, per ritrovarci e ritrovare l’umanità anche e soprattutto la natura, che tanto abbattiamo! Questo il grande contenuto, il profondo messaggio che scaturisce dalle fotografie del Fabiani in queste odierne immagini, così straordinarie e al tempo stesso così valide da far pensare e far individuare la propria fragilità e quasi l’eterno conflitto di essere “altro”, perché …dall’eterno conflitto scaturisca il bene non soltanto del singolo, ma dell’umanità tutta.

Mostra-denuncia, la sua, quindi, esprimente l’incapacità dell’uomo sociale di oggi a relazionarsi con la società intorno: e, soprattutto, vi si è potuto individuare che, un intellettuale par suo, non può rimanere indifferente a simili problematiche e le fa sue attraverso il mezzo e le capacità brillanti che possiede e le trasmette al mondo in modo tangibile e fortemente fruibile.