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Rubrica: CULTURA


Annarosa la poetessa di Maremma

Un ricordo della poetessa scomparsa nell’agosto 2015 da parte di una sua cara amica.
martedì 1 dicembre 2015 di Giuseppina Scotti

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Poesia


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Commemorare, Annarosa Del Corona, o meglio, preferisco dire “ricordare” dal latino “recordari”- da re= indietro e da cor-cordis= cuore, quindi ricordare con il cuore e viva nel presente della memoria, mi riporta indietro nel tempo, molto tempo, più di 30 anni, quando ebbe inizio la nostra cara, profonda amicizia, non costruita su meri rapporti, bensì un’unica, speciale condizione di condivisioni e di comuni intenti.

Assaporai, poi, debitamente, la sua lirica e mi accostai così come lei desiderava, al suo poetare, inesauribile, instancabile collana di versi ricca di profonde emozioni e meditazioni attente che sono confluite in numerosissime, preziose pubblicazioni che non sto certo qui ad enumerare, perché superfluo nel numero e nei titoli, basti pensare all’attenzione che vi pose il grande poeta contemporaneo Mario Luzi.

Annarosa ha sempre saputo comunicare ad ognuno riverberi intensi di sentimenti di donna capace, attiva, assidua nell’operare culturalmente e tutto ciò ha dato forza alla sua pura voce poetica.

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Sue peculiari caratteristiche: individualità (intesa come forte interesse verso l’individuo), curiosità insaziabile di sapere, intatta memoria di vita, hanno fatto sempre di Lei una Donna con la D maiuscola, coraggiosa eppur timida al tempo stesso, concreta ed astratta, fantasiosa e colma di affettività.

La sua vita, così come la sua poesia era tracciata veramente da coincidenze, corrispondenze, contrappeso di avvenimenti e stati d’animo zampillanti, diffusi abbandoni, il tutto, comunque, in perfetto equilibrio fra vibranti e pure percezioni vitali.

Affettuosamente legata a questa terra scriveva: “…..mi assento per poco; sento la necessità di tornare” e ha saputo donare veramente molto di sé a questo ambiente con altruismo, abnegazione, liricità, amore intenso per la musica e l’arte in genere.

Ha saputo, Annarosa, orchestrare gli equilibri dell’esistere fra gioie e dolori, pensiero e cuore, in modo superlativo e così il reale con l’immaginario poetico attraverso un linguaggio fatto di spazio e di tempo, contesto e conoscenza, memorie e progettualità vorticando dimensioni meditative in tensione estrema tra espressione e comunicazione.

L’essenzialità della parola e la compattezza strutturale sono apparse come le sue prioritarie capacità e hanno sempre ben identificato la poetessa nel traslare significati e momenti di vita con l’avventura negli occhi, l’orma dei luoghi, l’affetto e l’attaccamento alla terra e nel cuore le persone care.

Di sicura emozionalità e composti da soliloqui consumati dalla ruota del tempo e dallo smeriglio della vita, i suoi versi sono sempre risultati essere di raffinata modulazione incantatrice, di polisemia ( perché ha saputo rincorrere più significati diversi a seconda dei vari contesti creati ) cosparsa di malinconia dettata dalla perfetta consapevolezza del vivere e delle sue difficoltà: i suoi sono veramente messaggi complessi che l’avvicinano ad alcuni poeti del postmoderno, ma pure alla classicità, rivista con indicibile capacità, fra totalità e frammento.

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E così si è posta dinanzi alla platea Unitre, docente-non docente, nel senso di presentarsi e donare proprio come anima capace di estrema comunicazione d’immagini, di pensieri e di stati d’animo, di melodie quasi dettate dal suo mondo, sintesi intuitiva della poesia senza affettazioni o virtuosismi, ma soltanto “Lei”, nella sua semplicità espositiva di donna di cultura e di estrema sensibilità per trasmettere la poesia del cuore, la ricerca nel tempo del poetare più lontano e poi il più vicino per trasmetterne la conoscenza e vivificarne la memoria nei più, toccando magistralmente i tasti della condivisione, per cui rimane indimenticata e indimenticabile nell’animo di tutti e certamente più in quello di coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla e starle accanto.

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Per me Amica, Consigliera, Collaboratrice con interscambi costruttivi, reali e innovativi, talvolta all’avanguardia per la nostra città e….. poi…. la poesia, quel cordone ombelicale che ci univa, così come ci univano certe vicende e certi affetti: quante volte abbiamo parlato delle nostre storie, dei nostri padri, dei nonni, del mare, quel mare amato da entrambe e dove pure io, come anche lei mi trasmetteva, scoprivo che l’infinito si congiunge al pensiero e il tempo e lo spazio non esistono più, perché immersi nell’assoluto e poi parlavamo dei sogni, quei sogni incontrati dentro altri sogni, chissà dove, chissà quando per far emergere profili di volti cari e un’intima luce di riflessione per vivere atmosfere coinvolgenti, quasi scena dopo scena, come una serie di diapositive del cuore proiettate in rapida sequenza, quasi paesaggi dell’anima, in attesa di tanti interrogativi e di una miriade di risposte!!!!!!

Questo tu sapevi dare a chi sapeva ascoltare e ancora ti dico: “grazie, Annarosa” per il tuo vissuto, per le pagine donate, ognuna un “unicum” di poesia e anche prosa, tutte pagine colme e vibranti d’innumerevoli capacità virtuali dell’inconoscibile.

Non commemorazione, quindi, la mia, ma testimonianza di un’anima bella della quale mi piace riportare un pensiero scritto per me a dimostrazione della grandezza di Annarosa che si prodigava per ognuno senza ripensamenti, gelosie o arrivismo o competizione, ma con sentimento d’amore, che io ricambiavo nel comunicare a lei tante mie digressioni sulla poesia:

“ S’addolca la sera, penetra la notte, schiarisce l’alba: è il messaggio contenuto in questo florilegio dedicato alla terra amata. A parlare sono gli addii e i ritorni. Un soccorso per l’animo nel mulinello di idee e di pensieri con sacralità dettato e con stupore percepito. Segna il tempo un petalo che cade a testimoniare che la vita era sospesa: un’analisi precisa con rigore d’indagine nel sommerso, restituita al lettore con naturalezza.

Voliamo come piume, sospinti da vento leggero e attraverso la suggestiva narrazione di Pina vediamo i luoghi con altri occhi, più certi, più accorti, più felici.”

Null’altro c’è da aggiungere perché la sua voce ha parlato attraverso il suo scritto e l’abbiamo percepita vicina con il suo sorriso dolce e scanzonato, il suo nutrire il cuore di tutti.