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Ritorno a Londra


lunedì 19 marzo 2007 di Arturo Capasso

Argomenti: Luoghi, viaggi


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Oxford Street

Se ti fermi per qualche minuto a Oxford Street, vedi passare gente con tratti somatici diversi: arabi, indiani, cinesi, africani, giapponesi, filippini; tutti i colori di tutti i continenti sono qui presenti. Gente che si muove svelta per impegni diversi o che si muove adagio, gustandosi la passeggiata e le vetrine ammiccanti. Fogge semplici, essenziali. A volte hai l’impressione che quella ragazza - nel vestirsi - ha preso la prima cosa che ha trovato in una stanza buia, divisa con una amica che non voleva essere disturbata.

C’è anche un vecchio musulmano che vuole dare a delle giovani un volantino colorato. Una di loro pronta: “non voglio niente, sono qui, pago le tasse, non desidero essere disturbata.” L’anziano insiste, dice che nella sola Inghilterra ci sono due milioni di musulmani e che bisogna battersi per la causa. La donna è ferma nella sua reazione: “chi è qui lo è per sua libera scelta”. Si alza con le altre e se ne va. Il predicatore si allontana, si ferma, quasi inveisce al loro indirizzo.

Di tanto in tanto si odono le sirene delle ambulanze o della polizia. Emettono un sibilo lancinante, quasi una sfida al silenzio.

Le immagini dei luoghi citati

I parchi, lo zoo, l’acquario

Nel Regent’s Park, uno dei tanti bellissimi parchi, puoi sederti, distenderti, dormire, leggere, scrivere. Niente pattini, biciclette, palloni. Spazi ben protetti, ben tenuti con una manutenzione attenta. È lì che incontri persone anziane, mentre per strada il viandante residente visitatore turista è di solito giovane. Ma tutto si mescola in una enorme insalata di colori. O, se preferisci, in una zuppa inglese...

Zoo virtuale, salasso effettivo: infatti, il biglietto d’ingresso allo zoo di Londra, definito eufemisticamente “il più grande del mondo” costa quattordici sterline, che fanno oltre venti euro.

Cammelli spelacchiati, animali addormentati, gabbie vuote. Giustamente, c’è una politica di salvaguardia delle specie di animali in via d’estinzione che si vedono-solo in immagini-nel loro habitat naturale con decine e decine di pannelli. C’è solo qualche rara occasione d’interesse.

L’acquario, poi, è un’autentica mistificazione. Quando ho detto che ero sorpreso e che ad un certo momento avrei voluto chiedere il rimborso del biglietto, mi hanno risposto che in parte avevo ragione, che stanno approntando nuovi locali per l’acquario e che potevo rivolgermi all’ufficio competente per i reclami.

Si paga sempre

Dicevo all’inizio che lo zoo è virtuale, ma che il salasso è autentico. Qui bisogna sempre pagare, dal museo privato a quello pubblico. Non solo. Anche se vuoi andare a visitare l’Abbazia di Westminster, devi acquistare un pesante biglietto.

Mi sono scandalizzato con i due reverendi padri che erano all’ingresso. Ho fatto presente che era la prima volta - per me - dover pagare per visitare una chiesa.

Il primo padre mi ha risposto: “queste cose le dice a me, che sono un sacerdote. Ciò mi dispiace”. Ed io: ”ma se volessi solo pregare, dovrei pure pagare?”

E lui: “può venire al mattino alle sette e mezzo o al pomeriggio dopo le diciassette ed ha tutto il tempo.”

L’altro padre era sorridente. Ed io: “lei ride perché forse sto dicendo cose giuste. Anzi - date le circostanze - sacrosante.” Altra risata.

Morte di Diana

Faccio notare al simpatico tassista: questo tunnel mi ricorda quello di Parigi dove la Principessa Diana fu -come dire- uccisa o vittima d’un incidente...

E lui pronto: “fu uccisa”. La risposta m’intriga: e perché fu uccisa?

“Fu uccisa perché lei prima o poi avrebbe lasciato il marito e avrebbe sposato un musulmano. Ora non si deve dimenticare che il figlio di Diana diventerà re e sarà anche capo della Chiesa. Ma non si poteva certo permettere che il capo della Chiesa Anglicana avesse per padrino un musulmano. Non sarebbe stato permesso.”

Vuoi vedere che in un fresco mattino di giugno un semplice tassista risolve l’enigma della magnifica e triste Diana?

Ferrari ed Harrod’s

Davanti ad Harrod’s. Si fermano due bellissime Ferrari, una rossa ed un’altra nera. L’attenzione dei passanti, di un gruppetto di lavoratori e dei poliziotti è tutta per loro.

Si, confesso, mi sento orgoglioso per queste due ambasciatrici del nostro Paese.

Si alza il portellone della nera e ne esce un uomo alto, robusto, sui quarant’anni. Ha una vistosa collana d’oro, spessa un dito. Dall’altra - rossa - esce una ragazza con una semplice maglietta su un pantalone aderente, scarpe con tacco basso, borsa Vouitton. Continua la visione estatica. Il traffico si ferma. La ragazza ritorna nella sua rossa e il signore con la collana resta al centro della scena, solo.

Mi avvicino e gli chiedo: “perché ha comprato le Ferrari?” Risponde secco e pronto: “sono le migliori.”

I due accostano le auto al marciapiede. Il vecchio cerimoniere/portiere li scorta verso l’interno. Gli ho chiesto chi è il cliente appena entrato. È lui: è un uomo ricco, viene dalla Svezia.

Chissà se avrà mangiato qualche volta nel bel ristorante Trer Rmmare, dove nel lontano 1958 ero occupato a lavare gamelloni. Mi sono rivolto al gruppetto di operai: “vorreste fare un giro con una bella donna o con una Ferrari?” Risposta: “difficile dirlo.”

Sono iniziate le “svendite” da Harrod’s. Un battage pubblicitario enorme. Ma i prezzi sono alti, altissimi. Una sedia da giardino con il filo di poliestere da noi si trova a trenta euro. Qui costa cento sterline, cioè centocinquanta euro. Uno sconto del quindici per cento non colma certo la differenza.

Ho visto una minigonna in pelle di Prada. Sapete quanto costa? Oltre duemila sterline, oltre tremila euro, oltre sei milioni delle vecchie lire. (Fanno bene ad imitare questi prodotti!). Anni fa un imitatore/produttore al giudice di Milano disse che lui riusciva a produrre lo stesso articolo al prezzo del 10 per cento. Quindi, doveva essere processato il produttore “originale”. Il giudice - saggiamente - mandò assolto l’imitatore.

I londinesi fanno gli acquisti in provincia. Londra è cara e Harrod’s è ancora più caro. C’è solo il nome. I clienti portano a casa una busta, con quel nome.

Ricordi lontani

Prezzi alti, dicevo. E pensare che cinquant’anni fa con due sterline e mezzo a settimana alloggiavo presso la simpatica ed affettuosa famiglia dei Micheys, nel Surrey. Al mattino due belle fette di pane imburrato con la marmellata amara e a sera una tazza di cioccolato.

Prendevo in prestito la bicicletta e mi recavo al collegio salesiano, dove facevo qualche lavoretto in giardino con Alan, il vero factotum. Padre Wiseman mi dava - gratis - lezione d’inglese ed apprezzava i miei miglioramenti. Quando facevo tardi al pranzo si arrabbiava, ma sempre con un pizzico di dolcezza. Una volta mi disse: Arturo, di questo passo arriverai tardi anche al tuo funerale. Ed io: i hope not to be at all! (spero di non esserci affatto). Tutti gli altri padri risero. C’era anche fratel Joseph, che aveva lavorato alla Dunlop ed ora restava coi salesiani.

Chi potrà dimenticare la loro accoglienza? Quando a fine settimana mi allontanavo per qualche viaggetto - in autostop - la madre superiora mi preparava del roastbeef eccezionale, in grande quantità.

Ricordo le belle passeggiate in riva al fiume, la vita che - anche essa - scorreva semplice. Il paesaggio t’invitava a meditare. Tutto cambia. Ora, con due sterline e mezzo, non riesci neppure a comprare una bibita a un chiosco. Non importa se gestito da cinesi, cileni, arabi: i prezzi sono sempre alti, altissimi.