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Volga Volga

Un viaggio in battello attraverso la Russia
venerdì 9 marzo 2007 di Arturo Capasso

Argomenti: Luoghi, viaggi


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Il Volga si allarga e diventa una enorme collana.

Questo tappeto continua a volare fra il sole, l’acqua, gli alberi e gli uccelli bassi che fanno da scorta.

In fondo, pennacchi di fumo.

Ci sono sensazioni che tu non puoi mettere su carta.

E, forse, neppure trasferire su tavolozza o pentagramma.

Ci sono emozioni che puoi solo tenerti dentro.

Solo dentro te stesso, come in uno scrigno segreto.

La stazione fluviale

Ancora un giorno alla fonda della recnoi vokzàl (stazione fluviale) sul canale di Mosca e poi via, verso un lungo viaggio nel Volga, alla scoperta della vecchia santa eterna Russia.

Ieri sera ero seduto a prua e guardavo il fiume, la città a me tanto cara. In lontananza decine di grattacieli. Sulla riva opposta era in corso una festa con suoni e balli. Anche loro festeggiavano il compleanno della capitale. Fu fondata nel 1147, ma ci sono tracce di insediamenti slavi fin dal sesto secolo.

Fuochi d’artificio dai mille colori, su, verso il cielo, come dei razzi. Mio sembrano di buon auspicio. E’ l’alba. Una enorme chiatta è spinta da un piccolo rimorchiatore.

Com’è diverso il traffico della barche dei pescatori che vedo da casa mia.

Di nuovo a Mosca, dopo trent’anni. In un bel mattino pieno di sole, dopo una mezz’ora in compagnia di spagnoli,cinesi, francesi e arabi, si sale per l’antica porta del Cremlino. Grande emozione. Quando tanti guai mi sono piovuti addosso, non speravo, non osavo più sperare che ci sarebbe stata una fine.

Come mai non ricordavo quello che mi avevano detto a Praga nelle terribili giornate dell’agosto del ’68, quando i carri armati “fratelli” giravano come pachidermi per strade tanto care? Mi avevano detto: “L’albero non cresce fino al cielo”

Sembra una battuta semplice, quasi ovvia. Ma ti dà tanta carica se stai sotto, se pensi di non potercela fare. E invece no.

Ricordalo. L’albero non cresce fino al cielo.

Immagini dalla Russia

La giornata inizia col canto del gallo - un canto registrato - seguito da una musichetta tradizionale e dall’annuncio per gli ospiti.

La capitale si sta trasformando. A volte sembra di stare a Stoccolma, a Monaco, non in una città di “oltrecortina”, con gente che si trascinava e si trascinò apaticamente, rassegnata. Ora le vetrine sono accattivanti, invitano a fare acquisti. Non più polverosi cartoni appoggiati svogliatamente come in un deposito abbandonato. Gli stucchi che cadevano a pezzi, le grondaie rotte, gli odori di cavoli, il fumo caldo, che sbuffava dalle case poste sotto il livello stradale con nitide tende alle finestre, ti stringevano il cuore.

Questa, ora, è una Mosca giovane, in movimento.Gli sforzi per cambiare pelle devono essere stati enormi. Il coinvolgimento di griffe europee ha contribuito alla svolta. Si è trattato, ovviamente, di grossi interessi per creare il nuovo uomo europeo.

Le code fatte con ansia per non arrivare a prodotto esaurito, le bottiglie abbandonate, gli ubriachi seduti distesi traballanti si vedono ormai raramente.

Fori del Gum - i grandi magazzini universali - un ristorante è aperto notte e giorno. Con appena trecento rubli, cioè dieci euro, fornisce una scelta di ben cinquantacinque portate, come accade per lo smorgasbord svedese. Piatti caldi, carni, involtini, contorni. Un vero festival della cucina russa. Una signora fa incetta di dolci in modo ingegnoso: con una borsa aperta sulle ginocchia fa scomparire in un attimo il contenuto di un piatto intero. Si è rifornita almeno tre volte, mentre la sua simpatica amica distraeva eventuali curiosi con un sorriso accattivante. Ci sono cascato anche io; non mi sembrava vero che una giovane signora potesse sorridermi continuamente. Deve essersi sforzata molto.

L’emozione delle chiuse

La Dostojevskij scende lenta e si avvia verso la prima chiusa.

Decine di tralicci con cavi elettrici ad alta tensione interrompono la sinfonia del verde. Alberi esili, diritti. Alberi grossi.

Chiacchiericcio di signore. Che peccato rompere questo silenzio con un vocio stridulo, da vecchio grammofono. Sciupare - ancora una volta - un pizzico di eternità con una manciata di banalità.

Procedendo da Mosca verso San Pietroburgo, il livello dell’acqua scende di 162 metri. C’è un sistema di compensazione con numerose chiuse. Il natante si trova fra due enormi porte. Trova aperta la prima ed entra nella vasca di compensazione. Ovviamente, la porta che gli sta davanti è chiusa, altrimenti l’acqua precipiterebbe giù. Cosa succede? Si chiude la porta posteriore e la nave scende pian piano verso il livello che sta fuori la porta anteriore. In che modo? È molto semplice. Si toglie l’acqua, riportandola al livello inferiore. Se l’acqua accoglie un natante che deve "salire", fungerà da montacarichi e salirà al livello superiore.

Ancora pescatori isolati, in piccole barche e lungo la riva.

Paesaggio magico

All’alba, il sole tiepido rischiarava il paesaggio ricco di alberi con piccoli batuffoli di cotone. Quasi un allestimento semplice dell’albero di Natale. Una vera magia.

E’ giusto e doveroso ricordare che questo canale di Mosca, terminato nel 1937, è costato la vita a migliaia di prigionieri, costretti a lavorare sotto Stalin. Una signora ha avuto parole molto dure ed ha aggiunto che non le piace attraversare un posto costato tanti dolori.

I gulag. Per quanti anni ho letto storie di poveri cristi tolti alla loro vita, ai loro affetti e privati di ogni elementare dignità. Peggio ancora per coloro che credevano nella verità e vittoria nel comunismo. Per loro sembrava strano, impossibile, essere presi e buttati via, come carta straccia

Il futuro ha un cuore antico

È’ finito, quel periodo. Si sta cercando di rimuoverlo, di esorcizzarlo.

Speriamo che si faccia presto. Se ricordo bene, Andrej Sinjavskij ha scritto: "Siamo noi i padroni del nostro destino". E se una parte del popolo russo comincia a cambiare quel brutto triste corso della propria storia, il futuro andrà meglio.

Lenin disse: "II futuro ha un cuore amico". Non immaginava , certo, che dopo decenni di menzogne e falsità il russo si sarebbe attaccato proprio alla sua storia, alle sue tradizioni più genuine, per abbattere quel senso di smarrimento che aveva preso tutte le coscienze . Le due simpatiche hostess in abiti tradizionali illustrano - con amore e competenza - la storia del loro folklore: le bambole, i samovar, le scatole laccate, i vari abbigliamenti delle ragazze da marito, fidanzate, sposate, con figli. Gli abiti di ogni giorno, da lavoro, per la festa. Queste cose, piene di dettagli interessanti, le raccontavano le due dolci fanciulle. Un riappropriarsi delle origini. E questo cos’è? Non è forse il futuro che ha un cuore antico?

Tornando a Stalin ed ai suoi gulag, la Compagnia Orthdox (la stessa della nave Dostojevskij) organizza un viaggio in Siberia, lungo il fiume Jenisej. Pagando un extra di 175 euro, si può effettuare un tour in elicottero con "vista ad un campo di prigionia staliniano"

La Santa Russia

Anche una campana fu mandata in esilio, in Siberia. E’ accaduto dopo la morte del principe Dimitrij ed è tornata ad Uglich nel 1847.

Questa piccola città, come Kostroma, Yaroslav e Kizhi, rappresentano una. "full immersion" nella Russia di un millennio addietro. Colpisce la grande spiritualità dei luoghi, come speravo e mi aspettavo. I magnifici cori ascoltati nelle chiese di Uglich e Yaroslav rappresentano un ulteriore sforzo per dare un’immagine il più possibile cordiale ed accattivante.

Ci vorrebbe, forse, più attenzione a zingari e questuanti. Le strade sono le stesse della Mosca di ieri. Palazzi bassi, pitture scrostate, grondaie fatiscenti. La gente è piuttosto dignitosa e non è invasa dal rush della capitale o dalla lenta cadenza di un tempo. Un voltar pagina lento, ma continuo .

Il mare di verde lungo il Volga

. Fra qualche anno ci sarà un’invasione di turisti variegati. Già ora s’incontrano americani, africani, europei, asiatici.

Una balalaika. Ascolta. È la musica di Jarre, dal Dottor Zivago. Il battello scende lungo il Volga, con la dolcezza di un tappeto volante. Cosa cercare di più?

Quando si visitano queste chiese piene di icone e di storia, si dice che quasi tutte - sotto Stalin -furono adibite a depositi vari. E furono le più fortunate. Altre, tante altre, vennero demolite ed il materiale da costruzione impiegato per case di operai.

Ora al posto delle chiese “ morte” hanno posto delle croci. Per ricordare. Le decine di cupolette a cipolla hanno un riflesso argenteo. Ma solo quando c’è il sole. Verso sera, non ti puoi aspettare lo stesso magico effetto. Queste chiese - tutte in legno - ed una costruita senza neppure un chiodo, mostrano i tanti anni di esposizione al vento, al sole, alla neve. C’è un piano di recupero che dovrebbe essere completato entro quindici anni.

È un paesaggio unico. I maestri campanari venuti qui per un incontro annuale, fanno echeggiare per tutte le pianure i loro suoni. Lontano, oltre sessanta chilometri. Ogni tanto, in mezzo all’acqua, spunta una chiesetta.

Quando hanno costruito i canali ed i bacini, non hanno certo badato a cancellare piccoli villaggi. Altrove hanno fatto anche di peggio, con gravi danni all’equilibrio ecologico. Ma quei tempi sono alle spalle. Come ho già detto, si fa di tutto per rimuovere il passato prossimo, molto prossimo.

Cataste enormi di betulle lungo la riva, sulle chiatte. Una segheria abbandonata. Tutto intorno tronchi bruciati dal sole. Ammasso di segatura. Il tappeto vola, si blocca solo nelle grandi nicchie di ferro e cemento, per scendere di livello.

Il fiume "scende" verso San Pietroburgo.

La grande poetessa russa Marina Tsvetaeva disse: "Che cosa si può dire di Dio? Nulla. Che cosa si può dire a Dio? Tutto". Ecco, alzo le braccia al cielo, ringrazio il Signore e dico: ora posso anche morire. È come se fossi finalmente arrivato ad un posto cercato per tutta la vita.

Il fascino dell’isba

L’enorme stufa nella casa di legno. Qui sopra si svolgeva la vita del contadino. Qui sopra era adagiata la donna quando partoriva, qui sopra era adagiato il morto per ricevere l’ultimo saluto. Un unico grande ambiente. Il tavolo aveva panchette intorno. Mangiavano prima gli uomini, poi le donne, infine i bambini. Sotto c’era la stalla e sopra le camere da letto. I servizi igienici portavano direttamente giù alle stalle. Con la neve, anche l’isba andava in letargo, come l’orso. Ma, all’interno, la vita continuava a pulsare.

Canta il gallo. C’è la sveglia. La musichetta accompagna il suo canto. Ancora qualche giorno di Russia.

Le due capitali

Torna il vecchio dilemma: Mosca o San Pietroburgo?

Due scuole di pensiero, due modi d’interpretare la storia le attrazioni di queste due capitali. La risposta dovrebbe essere molto semplice: se vuoi tuffarti nel vero mondo russo, ci sono le piccole città con i loro monasteri e le chiese vecchie di secoli

E poi c’è Mosca: il trionfo di tutte queste storie. Ma se pensi ad una città non tutta russa con caratteristiche mitteleuropee, allora c’è San Pietroburgo. O semplicemente Peter, come la chiamano da queste parti.

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