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Il compimento dell’amore - Una personale di Milena Motti - da Eva Luna a Napoli


sabato 19 aprile 2008 di Aurelio De Rose

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Si inaugura domenica 20 aprile nei locali di Eva Luna in piazza Bellini la mostra di Milena Motti che prosegue la Sua ricerca pittorica nei confronti della natura e particolarmente nella “flora” che risente sempre più della propria condizione e compimento dell’amore.

Gli intrecci di linguaggio naturalistico: costituito soprattutto dai fiori e dalle foglie che contraddistinguono le tele di Milena Motti, rivelano sempre più la particolare “induttiva” sensibilità nel voler rappresentare, attraverso quegli elementi, tutto ciò che rilegge, degli accadimenti del proprio percorso di vita.

Quello della Motti appare come un viaggiare al di sopra della propria fisicità; un astrarsi dalle banali consapevolezze del vivere quotidiano, alle quali purtroppo si è indissolubilmente legati, per esplorare in quegli elementi della natura “vitali”, quelle che sono le linfe fondamentali e rigenerative. Queste iniziali motivazioni del cammino pittorico della Motti che era proseguito nella pacata proposizione di quelle forme reali rappresentative della ”creazione”. Quei i fiori e quelle piante che l’affascinavano tanto da doverli descrivere e analizzare: assumono ora, in queste ultime opere, una modificazione nell’intercalarsi di graffiate stille vermigli come simbolica oggettivazione di un tangibile ferita subita.

Rubini, quei rossi vermigli, che sostanziano il come l’elemento natura: radioso nei già «dilatati lampi di gialli ed azzurri» e pieni di una luminosità che tendeva ad accompagnare e proteggere il contesto proposto, venga ora macchiato da lacerazioni che proprio in virtù d’essere stati ” una perduta intimità personale ”, hanno sempre più pressante la necessità d’essere manifestate, come costante esclusiva ferita.

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Milena Motti

E, quei fiori dell’anima che nella mostra romana, apparivano di volta in volta nelle felci come nella glicine; nei rododendri come nelle petunie, nei grappoli azzurri-lilla delle papillonacee, così come la placenta di quelle farenogame; sempre più rappresentative di un desiderio di protezione del proprio seme rigenerativo - come segnale inconsciamente vissuto -; appaiono oggi attraversati da questi tormenti che segnano e fermano, nell’attimo descrittivo, quello svanito…. di un interiore e riservato tragitto di vita.

Aurelio De Rose