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Il Prof. CARLO VALLAURI

Le Repubbliche partigiane. Esperienze di autogoverno democratico (Laterza editore 2013)

Cecilia Pardi Monti intervista il Prof. Carlo Vallauri per Scena Illustrata

In occasione della presentazione del libro Le Repubbliche partigiane. Esperienze di autogoverno democratico a Milano
sabato 1 febbraio 2014 di Cecilia Pardi Monti

Argomenti: Interviste
Argomenti: Storia
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Carlo Vallauri, a cura di


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In questi giorni (21/12/2013) è stato presentato a Milano, con l’intervento del Presidente dell’ANPPIA Guido Albertelli e del Sindaco Pisapia, il libro Le Repubbliche partigiane. Esperienze di autogoverno democratico (Laterza editore), contenente le ricerche da lei dirette. Per precisare il tema specifico dell’ampio lavoro riguardante le province di Piemonte, Liguria, Emilia e Lombardia, Carnia e Friuli, vorremmo conoscere esattamente i risultati della ricerca svolta negli anni scorsi e i principali punti di riferimento dello studio riguardante la fase finale della seconda guerra mondiale in Italia Settentrionale.

Ben volentieri rispondo alle vostre domande e qui vi fornisco un quadro d’insieme che può spiegare svolgimenti e caratteri di quella dura prova alla quale vennero sottoposte tante parti del nostro paese, anche per fornire una visione d’insieme e comprendere significato e portata di quegli eventi, specie per quanto riguarda l’attività politico amministrativa nelle repubbliche partigiane

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Bandiera di Giustizia e Libertà

La costituzione degli organi di autogoverno nelle repubbliche partigiane nel 1944-45 in Italia Settentrionale si effettuava con autonoma determinazione dei gruppi politici che avevano dato luogo alle iniziative per la liberazione dei diversi territori per sottrarli alla dominazione degli invasori nazisti. Differenti erano le rispettive basi politiche. Così in Piemonte emergevano i nuclei di Giustizia e Libertà, come in e Val Varaita (CN); presenti in varie zone brigate Garibaldi e Matteotti insieme alle formazioni autonome di Mauri, specie nelle Langhe e in Emilia (Piacentino). Ed il libro “Le repubbliche partigiane. Esperienze di autogoverno democratico”, ora edito da Laterza, riproduce il testo di una ricerca da me diretta. I saggi sono di Simonetta Annibali, Fiammetta Fanizza, Paolo Saija e Gabriella Spigarelli.

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Duccio Galimberti
Medaglia d’oro della Resistenza Piemontese

Mediante elezioni si procedeva alla scelta dei componenti delle Giunte popolari, presto in grado di sostituire le autorità podestariali; in alcuni casi vennero tenute presenti le indicazioni di tipo professionale (come nell’Oltre Po Pavese) con contadini, artigiani, commercianti, possidenti e vennero inseriti anche rappresentanti del Fronte della gioventù e dell’Unione Donne italiane. Gli uomini di diverse età, donne e ragazzi partecipavano alle attività svolte dai nuovi organismi. Quanto agli specifici settori, da rilevare, per la giustizia, l’abolizione della pena di morte (già eliminata a fine Ottocento dal codice Zanardelli poi ripristinata dal fascismo) e la gratuità nell’espletamento dei compiti di amministrazione. A Montefiorino il Tribunale militare non esitò a procedere contro i responsabili di atrocità e di esecuzioni sommarie. Funzioni di polizia vennero affidati a corpi speciali, composti prevalentemente da carabinieri (sfuggiti alla cattura e ai campi di prigionia in Germania). Nelle diverse regioni il movimento partigiano seguiva le indicazioni del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia e spesso erano gli stessi CLN ad assumere funzioni di guida.

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La copertina del Libro

Significative le iniziative per assicurare alle popolazioni i rifornimenti alimentari ed in numerosi centri venivano regolati i conferimenti all’ammasso (spesso non senza contrasti). In diversi comuni vennero ripristinati i servizi delle Esattorie. Nel campo scolastico si procedette all’eliminazione dei libri fascisti – nei quali si esaltava il primato della forza – e alla sostituzione con testi nei quali prevalevano i valori della libertà, dei diritti e dell’eguaglianza; in numerosi comuni vennero svolti corsi di cultura e non mancarono, accanto a valenti maestri che spesso misero in atto anticipatrici riforme, scrittori noti come G. Contini e M. Bonfantini. Un senso di ”unità democratica” era diffuso e largamente condiviso dalle diverse forze politiche accomunate dai sacrifici e dalla asprezza della lotta contro i nazifascisti. Nell’Ossola rilevanti compiti furono affidati a Gisella Floreanni, indicata a livello politico, il primo caso in Italia di una donna chiamata a compiti di governo. Verranno pubblicati giornali dal titolo “Il patriota”, “Il partigiano”, “Giustizia e libertà”. Rimasero aperte canoniche e chiese.

Si cercò di stabilire e mantenere collegamenti con comandi alleati, come nelle Langhe e a Montefiorino, anche se i piani di guerra americani e britannici non avevano previsto interventi a favore delle formazioni partigiane per operazioni al di là del fronte.

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gen. Harol Alexander

Sono noti i contrasti emersi in Carnia tra l’Osoppo e reparti delle Garibaldi. E proprio in Carnia le nuove esperienze politico-amministrative ebbero durata più lunga. Si tenga presente che gran parte delle iniziative partigiane si attivarono nella primavera-estate 1944 quando era prevista una ampia offensiva alleata, che invece poi sarà rinviata alla primavera successiva, tanto da provocare un discusso documento della massima autorità militare delle forze anglo-americane presenti in Italia (gen. Alexander) sul ruolo della Resistenza nel periodo invernale.

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Giorgio Bocca

L’argomento d’altronde è stato ampiamente studiato e vi sono numerosi libri (tra gli altri ricordiamo Bocca e Legnani) che ricordano quegli eventi. La conoscenza diretta dei fatti così drammatici possono anche oggi essere oggetto di attenzione proprio per sottolineare le specificità intervenute e soprattutto le sofferenze subite da quelle popolazioni insieme alle sfide coraggiose ed esemplari di tanti patrioti che dimostrarono come l’Italia era viva e vitale.

Ed anzi può essere utile riparlarne in questi tempi di sgomento e di sfiducia sul ruolo e l’azione degli italiani e la loro capacità di impegnarsi per riprendere la strada del lavoro costante e costruttivo nel campo dell’economia e della politica.