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Santi Quattro Coronati

Silvestro, il santo del 31 dicembre

Ricordiamo le straordinarie leggende sulla vita del santo, raffigurate a Roma nel celebre Oratorio di San Silvestro al Celio
giovedì 20 dicembre 2012 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Religione
Argomenti: Storia


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Il 31 dicembre, il giorno che chiude tra gli schiamazzi e l’allegria la fine dell’anno, è legato a San Silvestro, uno dei papi più mitici del primo cristianesimo. Straordinarie, se non addirittura magiche, sono le imprese che la tradizione popolare volle attribuire al venerato pontefice, salito sul trono pontificio nel 314, quando l’imperatore Costantino, pur avendo dato legittimità al cristianesimo con l’editto di Milano, era ancora pagano.

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Abside dell’Oratorio

Secondo una leggenda, papa Silvestro I viveva in contemplazione sul monte Soratte quando l’imperatore si ammalò di lebbra. Gli aruspici, prontamente consultati da Costantino, gli indicarono, come unico mezzo di guarigione, di immergersi nel sangue di tremila bambini, ma Costantino non se la sentì di guarire a quel prezzo. Saputa la notizia, Silvestro montò su una mula bianca materializzatasi dal nulla e in soli tre balzi miracolosi giunse al cospetto dell’imperatore morente. Grazie a San Silvestro, che gli somministrò il battesimo, l’imperatore guarì e per riconoscenza avrebbe concesso al papa il potere temporale con un documento, la cosiddetta “donazione di Costantino”, che in realtà è uno scritto apocrifo. Comunque siano andate le cose, ancora adesso si possono vedere, nei pressi di Rignano Flaminio, a Prima Porta e al Laterano, le presunte impronte dello zoccolo della mula.

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Costantino rende omaggio a papa Silvestro

Ancora più curiosa è la leggenda secondo la quale il santo taumaturgo avrebbe sconfitto una terribile bestia. Si racconta, infatti, che nei primi anni del IV secolo un ferocissimo drago abitasse una caverna ai piedi del Palatino, dal lato del Foro Romano. Come tutti i draghi che si rispettino (pensiamo per es. al più celebre drago sconfitto da San Giorgio), anche questo era particolarmente vorace e amava cibarsi di carne umana. La popolazione atterrita decise perciò di rivolgersi a papa Silvestro, che tempo prima aveva fulminato con un segno di croce un analogo mostro a Poggio Catino.

Anche stavolta il pontefice riuscì con le sue arti ad avere la meglio sul drago. Secondo quanto narra Iacopo da Varazze nella sua “Legenda Aurea”, San Silvestro papa, entrato nella spelonca, disse all’animale: “In nome di Nostro Signore Gesù Cristo, che è stato crocifisso e che verrà a giudicare i vivi e i morti, ti proibisco di continuare a mordere”. Quindi legò la gola dell’animale con un filo di lana: quello perse completamente i denti e stramazzò a terra. Il papa portò la carcassa all’altezza del tempio dei Castori e lì la seppellì. Nei pressi sorse poi la chiesa di Santa Maria Antiqua, sulle cui rovine nel XIII secolo venne eretta Santa Maria Liberatrice, che richiamava nel nome l’espressione: “libera nos a poenis inferni” (liberaci dalle pene dell’inferno), proprio perché il drago di San Silvestro veniva visto come un essere infernale.

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Papa Silvestro a cavallo

Di un toro, che era stato ucciso da un sacerdote ebreo, si racconta invece che venne resuscitato dal pontefice ed è per questo che compare tra gli attributi del santo insieme al drago e al fonte battesimale.

Dal punto di vista storico, ricordiamo che sotto il suo pontificato si celebrò il concilio di Nicea contro l’eresia ariana, convocato da Costantino nel 325. Furono forse gli ottimi rapporti tra Silvestro e Costantino a far nascere la leggenda del battesimo impartito all’imperatore e della conseguente guarigione dalla lebbra. In realtà Silvestro morì il 31 dicembre del 335, mentre Costantino venne battezzato, poco prima di morire, nel 337. Molte sono le basiliche realizzate all’epoca di Silvestro I, tra cui San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni in Laterano.

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Silvestro mostra a Costantino le immagini dei SS. Pietro e Paolo

Proprio perché fece edificare molte chiese, il suo patronato è stato esteso ai muratori e tagliapietre ed è forse per questo che la corporazione dei Marmorari fece edificare l’Oratorio a lui dedicato presso la chiesa dei Santi Quattro Coronati, anche essi protettori dei muratori.

Al complesso conventuale dei Santi Quattro Coronati si accede dalla via omonima nel rione Celio. Visto dall’esterno, ha tutta l’aria di una fortezza: le alte mura, le finestre murate, l’unica porta di accesso sotto il campanile più simile a un torrione evocano ricordi di un Medioevo religioso e guerriero al tempo stesso. Ma questa cupa atmosfera svanisce quando si varca la soglia che immette nel primo cortile. Protetto com’è dai fragori della città, con la sua pace tanto gelosamente conservata dalle monache agostiniane che vi risiedono, il luogo permette al visitatore di immergersi in una dimensione spirituale molto particolare.

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Silvestro risuscita il toro - Rinvenimento della Vera Croce

L’Oratorio di San Silvestro si trova a destra rispetto alla chiesa (suonare al campanello presso la ruota per avere la chiave), perché venne eretto nel 1246 in parte di quella che un tempo era la navata destra della basilica: è celebre per il ciclo di affreschi relativi alle Storie di Costantino e di San Silvestro papa, realizzati con grande efficacia in una versione che sembra a dir poco favolosa, come quando vengono raffigurati il drago e il toro della tradizione. Basandosi sulla cosiddetta "donazione di Costantino", quest’opera pittorica vuole ricordare che il papa è il vero successore di Costantino e degli imperatori romani, reggitore della Chiesa e al tempo stesso di tutti i sovrani temporali dell’Occidente.