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BENEDETTI CATTOLICI

oppure cattolici benedetti?
martedì 1 novembre 2011 di Rodolfo Carelli

Argomenti: Politica


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Nell’espressione “Benedetti cattolici!” c’è tutta la disillusione per la diaspora politica dei cattolici che li ha portati a militare in formazioni politiche diverse e spesso contrapposte col rischio reale di una cooptazione, al limite dell’inincidenza, che genera sconforto ed abbandoni.

Nessuno, specie nella gerarchia, azzarda un’antistorico ritorno alla DC o tantomeno un partito cattolico e quindi confessionale che disattenderebbe la linea perseguita da Sturzo a De Gasperi, la loro dichiarata e, quel che più importa, vissuta contrarietà ad una sudditanza confessionale che riprodurrebbe antistorici steccati.

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A. Moro

All’incontro di Todi dall’arcipelago cattolico ripetutamente è stata rivendicata la piena autonomia dalla gerarchia e l’assunzione piena delle proprie responsabilità, implicitamente sconfessando la linea egemonica di Ruini, che avrebbe impedito la formazione di un cattolicesimo adulto: una responsabilità che richiama in primo luogo la consapevole inadeguatezza dell’attuale governo (come autorevolmente espresso dal Presidente della CEI Bagnasco) e della sua maggioranza a far fronte a sfide vecchie e nuove, nel loro intreccio veramente epocali.

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Bagnasco

La lezione tedesca della passata legislatura quando i due più grandi partiti, il democristiano ed il socialista dettero vita alla grande coalizione, avrebbe dovuto farci meditare sul fatto che quando ci sono misure antipopolari da adottare, per realizzarle occorre che nessuna delle maggiori forze in campo per il proprio tornaconto elettorale assuma atteggiamenti populistici paralizzanti, nella consapavolezza che un Paese prostrato è una eredità pesante da gestire per chiunque si avvicendi al governo.

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Don Sturzo

Tornando ai “benedetti cattolici” va detto con chiarezza che la nostalgia della DC non è esente da una nostalgia per il partito-stato senza ricambio democratico agibile a causa di un’emergenza internazionale come quella della guerra fredda, grazie a Dio, irripetibile. Per lo stesso Moro la ripulsa del compromesso storico e la propensione per una maggioranza di solidarietà nazionale, senza partecipazione del PCI al governo del Paese, obbediva a due esigenze prioritarie: la prima quella di un conferma senza riserve delle alleanze internazionali (che farà dire a Berlinguer di sentirsi più al sicuro sotto l’ombrello della Nato) e l’altra di uno sforzo congiunto per non offrire nessuna sponda alle forze antisistema che ritenevano di poterlo scardinare con la violenza terroristica.

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Berlinguer

La meta dichiarata da Moro di pervenire ad una democrazia matura, fondata sulla fisiologia del ricambio, non solo avrebbe evitato un ulteriore blocco del sistema democratico ma avrebbe giovato alla stessa DC consentendole, in un quadro di sicurezza interna ed internazionale, di poter andare anche all’opposizione liberandosi dalle tossine di un’interrotta gestione del potere. La strategia di Moro della democrazia matura era tanto più lungimirante perché metteva in conto l’attesa di un disgelo internazionale, che sarebbe avvenuto dieci anni dopo la sua morte. Bisogna riconoscere che fu il terrorismo il primo a comprendere che la rivoluzione democratica di Moro disinnescava la spaccatura in due del Paese, condizione essenziale per la svolta rivoluzionaria. Non meraviglia affatto che il bersaglio grosso fosse diventato Moro e chiunque portasse avanti la stessa linea, com’è accaduto per Ruffilli con il suo “cittadino arbitro” non solo della rappresentanza ma anche del governo del Paese.

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Ruini

Se la sollecitazione della gerarchia e dello stesso Pontefice in favore di una nuova generazione di cattolici in politica può essere esaudita, la prima convergenza, in qualunque partito essi militino, deve avvenire su una comune posizione in ordine alle riforme istituzionali e alla costruzione della casa comune di tutti gli italiani, raccogliendo il testimone di Moro e di Ruffilli, la cui attualità non teme confronti su quale sia la strada maestra per porre fine alla transizione infinita che sta collassando il Paese.

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Forum di Todi