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Rubrica: EVENTI


Uno scrigno di arte tibetana sulle vette del monte Amiata

Il centro Merigar festeggia il trentennale della Comunità Dzogchen.
venerdì 1 luglio 2011 di Antonella Caione

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Religione


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MERIGAR (Montagna di fuoco) è il nome della Comunità Dzogchen che si trova ad Arcidosso (Gr). Questa comunità Dzogchen è stata fondata dal Maestro Chögyal Namkhai Norbu e l’architettura della sala delle riunioni, il Gönpa, in cui si ricevono gli insegnamenti dei Maestri, è stata ideata e progettata in base alle sue indicazioni. La costruzione è stata curata nei minimi dettagli ed ogni particolare ha quindi un significato preciso.

Dzogchen, che significa “grande perfezione”, è una conoscenza che permette all’individuo di progredire e raggiungere la realizzazione finale.

Dal 15 al 18 luglio 2011 sarà celebrato il trentennale della nascita della comunità Dzogchen con la manifestazione intitolata “La gioia di essere qui”. http://www.merigaranniversary.org

Il Gönpa di Merigar si chiama Dukhang Thongdrol Chenmo, che significa “sala di riunione che dona la grande liberazione attraverso la vista”. Gönpa è un termine tibetano che vuol dire letteralmente “luogo di solitudine” o “luogo di meditazione”.

Il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, che è il Dalai Lama attuale, ha personalmente inaugurato nel 1990 questo importante scrigno dell’arte tibetana.

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L’INIZIAZIONE

La caratteristica che rende il Gönpa di Merigar unico nel suo genere è la pianta ottagonale; l’ingresso principale guarda a est, dove era rivolto lo sguardo del Buddha al momento dell’illuminazione, e ogni lato corrisponde ad una delle otto direzioni del mandala (ovest, est, sud, nord e le quattro direzioni intermedie sud- ovest ecc.).

Il tempio, alla cui realizzazione hanno partecipato artisti provenienti da tutto il mondo, riflette l’insegnamento Dzogchen ed il modo di vedere del suo ideatore, il maestro Chögyal Namkhai Norbu. [1] _ Questi è arrivato in Occidente nel 1960, su invito del professore Giuseppe Tucci, il famoso orientalista e storico, fondatore (1933) dell’IsMEO (Istituto per il Medio ed Estremo Oriente), (dal 1995 IsIAO Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente), che ha insegnato lingua e letteratura tibetana e mongola per molti anni presso l’Università “Orientale” di Napoli.

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MERIGAR

Il professor Namkhai Norbu ha iniziato a diffondere l’insegnamento Dzogchen in Italia nel 1976 su richiesta di alcuni suoi studenti interessati ad intraprendere un percorso spirituale.

Lo Dzogchen è un antichissimo insegnamento sviluppatosi in Tibet nella tradizione del Buddhismo tibetano. Non è un patrimonio esclusivo di una scuola, né di un sistema religioso, è una conoscenza che i maestri tibetani hanno trasmesso senza limiti di setta e di tradizione monastica.

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Gompa

La decorazione del Gönpa, ultimata nel 1997, è stata in parte affidata a un maestro tibetano della scuola Drugpa Kagyüpa, Dugu Chögyal Rinpoche, un eccellente artista specializzato nell’antica tradizione delle thangke (dipinti su tela, incorniciati da broccato, tipici dell’arte sacra tibetana); ma vi hanno partecipato artisti provenienti da tutto il mondo, in particolare i pittori tibetani Tsering Wangchug e Sönam Palmo, del monastero di Tashi Jong in India, e i pittori provenienti dalla Buriazia Nick Dudka, Bato Dalai e suo figlio. Fra gli artisti occidentali hanno collaborato Isabel Wagner, Andreas Hanning, Anna Pucci, Wilvin Pedersen, Felix Dawe e numerosi altri.

In particolare Dugu Chögyal Rinpoche ha dipinto i cosiddetti “dodici maestri primordiali” che hanno trasmesso la conoscenza dello Dzogchen fin dalla notte dei tempi.

Uno dei principi che caratterizzano il tempio Dukhang Thongdrol Chenmo è collegato al significato del suo nome “il tempio della grande liberazione attraverso la vista”: infatti attraverso la vista e gli altri sensi il visitatore riceve una buona causa per potersi liberare dal samsara, il ciclo di rinascita nell’esistenza condizionata. La qualità di questo luogo sacro non è affidata al caso ed ogni suo elemento decorativo e ogni colore hanno un preciso valore per l’armonizzazione del corpo, della voce e della mente, che sono i tre aspetti della nostra esistenza.

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Il maestro Chögyal Namkhai Norbu dice:
“Quando un posto viene decorato diventa bello, ha un influsso positivo sulla gente che vi entra, in generale rende aperti e gioiosi. Un’altra ragione è che le decorazioni non sono solo decorative, sono disegni simbolici e mantra che servono a mettere una buona causa per la liberazione attraverso le sei funzioni dei sensi.” [2] L’intero Gönpa è fatto in legno e vetro e le decorazioni nello stile tradizionale dell’arte tibetana conferiscono una bellezza che lascia affascinato il visitatore.

Dal fiore di loto a otto petali posto al centro della volta, si dipartono grandi raggi che delimitano i vertici della struttura a forma di ottagono. Al centro, la parte superiore corrisponde allo zenit, e quella inferiore al nadir, due direzioni che con le altre otto (le quattro principali e le quattro intermedie) completano le dieci direzioni dell’intero universo secondo il Buddhismo.

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Agli otto lati del Gönpa sono rappresentati i principali maestri di tutte le tradizioni del Buddhismo tibetano.

Entrando dalla porta principale, a est, sul primo pannello in alto a sinistra si possono osservare i maestri della scuola Kagyüpa, con al centro il maestro Marpa.

Seguono nell’ordine: i maestri della scuola Nyingmapa, con al centro Guru Rinpoche (Padmasambhava), il lignaggio dei maestri Dzogchen, con il grande maestro Garab Dorje, quindi i dodici maestri primordiali detentori della trasmissione collegata all’insegnamento seguito all’interno della comunità, con al centro Samantabhadra.

Continuando si incontrano i rappresentanti della scuola Bön, con al centro il maestro Tapihritsa, poi alcuni Mahasiddha con la maestra Machig Labdrön, la scuola Sakyapa con il maestro Sa Chen, e in fine, sul pannello sopra la porta est, la scuola Gelupa con il Maestro Atisha. Alla sinistra di Atisha è raffigurato S.S. il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, il Dalai Lama attuale.

Sulle otto travi che costituiscono la struttura portante del tempio sono raffigurate varie divinità di aspetto pacifico, feroce e gioioso.

Le diverse lettere e le sillabe rappresentano la potenzialità di suoni, luci e colori da cui si manifestano le divinità stesse.

Attualmente si stanno realizzando dei lavori di restauro all’esterno, sotto la direzione di un’ artista tibetano, Migmar Tsering, che vive a Merigar, alle pendici del monte Amiata, e che recentemente ha rilasciato un’interessante intervista sulla storia del suo incontro con il maestro Chögyal Namkhai Norbu e con la pittura tibetana.

Il restauro che si sta effettuando in questi mesi con l’aiuto di addetti ai lavori e di volontari, detti karmayoghisti, intende restituire alla facciata esterna un aspetto rinnovato per l’importante evento che si terrà dal 15 al 18 luglio, “La gioia di essere qui”, per la celebrazione del trentennale della nascita della comunità Dzogchen.

Merigar, che significa “montagna di fuoco”, è stato il primo centro della Comunità Dzogchen, punto di riferimento di una rete mondiale di praticanti che seguono l’insegnamento del maestro Chögyal Namkhai Norbu.

Le manifestazioni che si svolgeranno per il Trentennale coinvolgeranno i paesi limitrofi, i loro abitanti e molte persone provenienti da tutto il mondo. Ricordi e racconti dei partecipanti contribuiranno all’intervento culturale sul territorio che ha lo scopo di far conoscere il lavoro che la comunità svolge, dando vita così ad un’importante momento di celebrazione di una realtà spirituale fiorente, ma anche di testimonianza della realtà di un popolo, quello tibetano, le cui antiche e autentiche tradizioni stanno scomparendo.

[1] Mandala: dal tibetano dkyil ’khor, letteralmente centro e circonferenza, è la rappresentazione simbolica dell’individuo e della sua dimensione di esistenza.

[2] Da un’intervista di Giovanni Arca a Chögyal Namkhai Norbu tratta da “ Sul Gönpa di Merigar”- a cura di Gloria Pera, Pia Barilli e Giorgio Dall’orto, Shang Shung Edizioni, 2003