INFORMAZIONE
CULTURALE
Novembre 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5479
Articoli visitati
4445094
Connessi 9

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
23 novembre 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL
JPEG - 41.1 Kb
Francesco Bellissimo

Il paesaggio dell’anima di Francesco Bellissimo

Sulla Pazienza della Pittura
lunedì 1 ottobre 2012 di Antonella Caione

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


Segnala l'articolo ad un amico

L’espressionismo del colore è un elemento che crea all’interno di una pittura o di un manufatto artistico una sensazione indomabile che suscita nello spettatore ciò che l’artista voleva trasmettere nel momento in cui ha realizzato l’opera.Francesco Bellissimo, artista romano, in mostra a Fabriano, citta alla quale è legato da anni di frequentazione e profonda amicizia.
In mostra gli oli, gli acquarelli, le matite che con passione ha realizzato negli ultimi anni.
La mostra è curata da InArte / Anna Massinissa.

La possibilità che ha in più la pittura rispetto alla scultura contemporanea è che può restituirci al dilà dell’immagine archetipa di un elemento con il segno nella forza di una tinta del colore e del tratto delle pennellate un’identità ben precisa di chi l’ha creata.

Creare significa dare un’identità ad un’opera o un manufatto che si realizza per un obbiettivo che è quello del dono verso l’altro: il pubblico.

L’identità di un’ opera ha sempre questa meta che mira a riconciliare l’artista con sé e a far incontrare i fruitori con loro stessi e le proprie opinioni e condividerle.

La connessione tra realizzazione e osservatore è la relazione che unisce il creatore, in questo caso il pittore Francesco Bellissimo, colui che opera nella parte materiale interpretandola esplorando ed inoltrandosi in una dimensione sottile che è quella immateriale delle emozioni che sostituisce alla legge tecnologica con il sincretismo del segno pittorico una posa dei chiari e delle ombre che riproducono nella forma una paziente delineatura dell’anima delle sue opere paesaggistiche.

Un esempio eclatante ed in relazione con tale osservazione è il dipinto ad olio su tela “ Lavanda”,il lavoro pittorico che evoca nell’osservatore una tempesta di quiete e ventilata giornata primaverile dove un euforica brezza scuote tutto ciò che incontra, che ha attorno al suo passaggio.

Il colore mette in relazione la morbidezza dei toni e la nitidezza delle forme è rappresentata dalla luce filtrata dalla sovrapposizione dei chiari scuri usati come riferimenti di relazione di quotidianeità con la vita. Un riferimento costante che mette in comparazione costante un suo mondo con l’atto della rappresentazione dell’anima del paesaggio.

Fin da piccolo dimostra interesse per il disegno e la pittura che inizia a studiare. I suoi studi per il disegno hanno tutti un modo di operare sulla figura umana con un’ attitudine al di fuori delle tendenze in una strada che trova nell’indagine del ritratto della natura umana una serenità d’animo che cattura l’attenzione dell’osservatore invitandolo sottilmente alla contemplazione.

Un Esempio è il ritratto “Giuseppina Sergiacomi”, un olio su tela di grandezza 50 x 40 centimetri, che rappresenta una donna matura di tre quarti a mezzo busto in una posa sorridente e con uno sguardo quieto e felice; le tinte rosee della pittura e la luce che proviene dal lato destro esterno al quadro ci trasmettono la semplicità della quotidiana vita di questa figura che viene accentuata nella bellezza del colore dei suoi occhi turchesi.

Dopo aver sperimentato vari percorsi artistici sempre e degli “ismi”, ha trovato la sua strada e il suo campo di ricerca nell’indagine sulla natura umana e sull’aspetto del paesaggio visto sempre con quella1 pazienza che lo conduce immancabilmente verso la pittura in una riconciliazione con la manualità che l’epoca tecnologica sottrae all’uomo , “in modo non plateale; i colori, le tavolozze e le tele divengono un riferimento costante di tanti anni di studi “intervallatamente sostenuto dal padre negli studi con percorsi artistici sempre al di fuori delle tendenze, trovando la sua strada con la guida del pittore Cesare Toniutti ed in seguito andando in atelier presso l’artista Carlo Roselli.

Durante gli anni tra il 1985 e il 2000, ottiene significativi riscontri anche in esposizioni collettive e personali sia in Italia che in Francia. Segue un periodo di ulteriore studio, soprattutto di disegno del nudo e, più recentemente. Dalla somma di queste esperienze matura cosi un’espressività più densa e sintetica che si riflette sia nei paesaggi, che nei numerosi intensi ritratti, di tecniche pittoriche non ancora sperimentate come l’acquarello atto a ricordarci le tecniche dei maggiori pittori del passato dagli Impressionisti tra cui Monet a cui dedica un’opera, tutti gli autori delle Avanguardie del primo Novecento, dal 1860 al 1905 con la nascita dei Fauves, Van Gogh per i temi dedicati alla natura e le tinte forti dei colori.

Non c’è una legge tecnologica negli oli, nei dipinti ad acrilico, nei disegni a carboncino o a matita sanguigna ma un azione coerente di determinazione nel movimento di posa tra le linee nelle matite che con gesti misurati compiono ogni tratto in modo soffice; nell’immobilità dei toni che si sovrappongono nei chiari e nelle mezze tinte con giochi di miscele che creano la forma come fondi per una posa di identità.

Negli acquerelli, per la sovrapposizione dei chiari e degli scuri che hanno in comune una paziente morbidezza.

La realtà è un elemento che esiste ed è condivisibile con l’osservazione che la coscienza dona a tutti e ci da come possibilità di scelta per esistere ed essere presenti insieme nello stesso presente

Ed è proprio questa la chiave che restituisce la bellezza alla pittura per darle una lettura che ricrei una lettura delle proprie esperienze nel mondo.

Francesco Bellissimo non si esprime mai con l’urgenza del fare del fare; piuttosto i suoi lavori sono la chiave verso degli spazi e verso la possibilità di continuare a godere dell’intimità di questi stessi momenti.2

La scelta dell’artista di donarci le emozioni più intense è la risposta alla ricerca di realizzazione di metterci in relazione con la realtà del presente che dipende dalla nostra scelta insieme allo scambio con l’altro da sé.

P.S.

Mostra di FRANCESCO BELLISSIMO
DAL 15 AL 23 SETTEMBRE 2012
GALLERIA DELLE ARTI
FABRIANO