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10 febbraio 2025
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Non saranno certo le pretestuose motivazioni che hanno indotto la Procura di Monaco a chiedere l’archiviazione delle procedure nei confronti del sottotenente, unico sopravvissuto degli ufficiali della Wehrmacht responsabili degli eccidi di Cefalonia, a cancellare o sminuire la realtà ed il valore del coraggioso comportamento della divisione Acqui nella difesa del loro onore militare e della loro dignità. Sono stati quei combattimenti tra il 15 ed il 22 settembre 1942 nell’isola jonica un autentica pagina di gloria rispetto a tanti atteggiamenti vergognosi tenuti in quei giorni, a cominciare da Badoglio che, ai primi di settembre, dichiarò cinicamente al gen. Ambrosio che le operazioni previste per l’esecuzione della resa avrebbero implicato nei Balcani la perdita di mezzo milione di uomini, come si trattasse di effetto secondario.

Bene ha fatto perciò il Ministro della difesa Arturo Parisi a disporre ulteriori accertamenti sulla recente procedura giudiziaria di Monaco giacché nulla può far venire meno la primaria responsabilità in quella vicenda del gen. Herbert Lanz, che il Tribunale di Norimberga, pur condannandolo a 12 anni di reclusione, trattò con mano eccessivamente leggera. D’altro canto lo stesso comandante del corpo d’armata tedesco nelle sue memorie (Gebirgjager. Die I. Gebirgsdivision 1935-45. Unter Mitarbeit Von Max Pemsel u.a., Bad Nauheim, 1954) è stato piuttosto reticente - come ha osservato Massimo Coltrinari nel suo libro sulla Resistenza dei militari italiani in Albania - nella rievocazione di quegli eventi. E - come ha precisato Giovanni Giraudo, nel libro sulla Resistenza dei militari in Grecia - la Corte americana di Norimberga ha “trascurato” il massacro indiscriminato di 189 ufficiali e 5 mila soldati nell’isola, ritenendo di perseguire sul piano penale soprattutto (soltanto) i maggiori responsabili dei crimini di guerra.
P.S.

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Dai siti che avete indicato sui fatti di Cefalonia manca il sito da me gestito : www.cefalonia.it
che mi sembra strano non abbiate notato nel web.
La sua mancata segnalazione -ora che lo sapete- equivarrebbe ad una consapevole censura di una non trascurabile fonte di informazioni sulla vicenda, ma sono certo che -se non altro per ’par condicio’- lo segnalerete.
Massimo Filippini
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