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STELLA D’ARGENTO


lunedì 30 novembre 2009 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Ricordi


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- Stella d’argento
- Il tuo splendor mi fa morir di nostalgia.
- Che brilli nel ciel
- Oh, quanti ricordi fai vivere tu……

Quando penso ai tempi passati, le note di questa canzone accompagnano i ricordi. Era quella che mi cantava mio nonno per calmare il mio irrefrenabile pianto di neonata forse spaventata per l’arrivo su questo difficile pianeta, un pianto che s’arrestava come per incanto solo se ascoltavo “stella d’argento”.

E così (strano ma vero!) l’immagine di mio nonno per qualche motivo arcano giunge sempre a me dal passato insieme a quella delle stelle. Penso proprio a lui, per ritrovare forza e coraggio quando la realtà mi delude.

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Mamma e Papà anni’40

Ci sono eventi ed esperienze di un tempo lontano che le passate generazioni potrebbero raccontare ai giovani per aiutarli a crescere, a comprendere la storia, non solo per evitare gli stessi distruttivi errori, ma anche per preservare fondamentali valori positivi, intramontabili guide in tutte le epoche, soprattutto in quelle più difficili.

La mente scivola lentamente nell’atmosfera ovattata dei ricordi e mi rivedo bambina negli anni ’50. L’Italia era appena uscita dalla II guerra mondiale, ma malgrado gli enormi problemi da risolvere, la gente aveva un gran desiderio di ricostruire e di ritrovarsi nei valori positivi di pace, libertà e democrazia.

Nelle sere d’inverno, riuniti intorno al camino, ascoltando i drammatici racconti degli adulti su crudeli rappresaglie, bombardamenti, violenze di ogni genere, fummo educati al rifiuto di guerre e violenze. Le immagini dei campi di concentramento in cui tanti Ebrei erano stati uccisi, ci fecero inorridire e ciascuno dentro di sé giurò che mai più simili atrocità si sarebbero ripetute.

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Matrimonio di mamma e papà 1941

Malgrado i tristi ricordi della guerra e le difficoltà della vita quotidiana, tuttavia, noi, i bambini di quegli anni, ci sentivamo “sicuri” nelle nostre case, circondati da affetti sinceri e amicizie autentiche. Avevamo una fede in Dio spontanea e sincera e non ci sentivamo oppressi da severi imperativi religiosi. Nelle case, e non in tutte, c’era soltanto un telefono e non temevamo di essere spiati o intercettati, poiché eravamo onesti e fiduciosi, ancora lontani dal controllo di avanzate tecnologie. Non avevamo paura di stranieri o di zingari che ci regalavano un amuleto in cambio di qualche lira o ci “leggevano” la mano, così di sera facevamo lunghe passeggiate con i nostri genitori lungo solitarie e tranquille strade di periferia senza alcun timore di aggressioni. Guardavamo la TV dei ragazzi solo per qualche ora e dopo “Carosello” andavamo a dormire.

Abitavo con la mia famiglia nella grande casa dei nonni materni, a due passi dallo stupendo Bosco di Capodimonte. Che cosa era Napoli allora! Non c’erano montagne di spazzatura piene di rifiuti tossici e gli spazzini facevano la raccolta “porta a porta”. Nella nostra vecchia casa immersa nel verde, a contatto con la bellezza della Natura, mi vennero impartite significative lezioni di vita con estrema semplicità.

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Matrimonio di mamma e papà-1941

Mio nonno, un generale dell’esercito, all’epoca aveva al suo servizio un attendente, Gino, che dava una mano in casa insieme ad una domestica, la nostra cara “Donna Concetta” . Essi erano rispettati e trattati come persone di famiglia e noi ragazzi, malgrado il loro affettuoso e sollecito aiuto, eravamo comunque obbligati a tenere in ordine le nostre camere, a rifare i letti, a svolgere a turno piccoli lavori domestici.

Frequentavamo le scuole elementari nell’Istituto fondato da mio zio, Monsignor Giovanni Mastropaolo, per togliere dalla strada tante orfane nel dopoguerra. Pranzavamo con loro nel grande refettorio pieno di quadri sulla vita di S. Francesco e spesso accanto a noi sedevano bambine di colore, numerose all’epoca, mai emarginate e considerate “diverse” in quel contesto. Mio zio passava tra i tavoli scherzando, sorridendo e benedicendo tutti. Ora l’orfanatrofio non esiste più, ma rimane una piccola chiesa in cui egli ebbe l’onore di essere sepolto su richiesta della gente del posto che lo amava tanto.

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Nonna Lucia al’età di 30 anni

Sua sorella, la mia cara nonna dai grandi occhi verdi, “la signora Lucia dalla cui bocca tra l’ondeggiar dei candidi capelli”, come il personaggio della famosa poesia del Carducci, era una donna forte e fiera della sua famiglia, molto umana e sempre pronta ad aiutare gli umili. Era un’incantatrice che ci affascinava con le sue favole, pieni di orchi, streghe, principi e principesse, storie spesso spaventose che si concludevano per fortuna con la vittoria del Bene sul Male.

Come non ricordare i miei genitori? Mio padre, ufficiale durante la guerra, mancato ingegnere per gravi problemi, divenuto poi onesto e colto professore di matematica, mi insegnò ad amare la scuola e gli alunni. Mia madre, affettuosa, testarda e volitiva, sempre presente nella mia vita, decise di vivere con noi dopo la morte di papà ed ora che, quasi novantenne, è sulla sedia sedia a rotelle per la frattura del femore, è “coccolata” da tutti noi, anche da Gaia, la nostra cagnetta e Frick, un dolce gatto bianco, due “trovatelli” pescati per strada da mio figlio.

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Nonno Mario all’età di 55 anni

I costruttivi esempi delle passate generazioni, dunque, ci hanno aiutato ad affrontare la vita e così mi è sembrato giusto parlarne con figli e alunni. Al racconto ho aggiunto poi i ricordi della nostra gioventù, quelli degli anni ’60, anni duri, pieni di violenti contrasti, ma anche ricchi di grandi sogni. Rifiutando eccessi ed estremismi in un’ottica “cristiana”, molti di noi sinceramente lottarono per libertà, democrazia e non violenza, affascinati da straordinari personaggi, come Gandhi, M. L. King, J. F. Kennedy, Papa Giovanni XXIII e tanti altri. Perfino le canzoni dei Beatles e dei cantautori ci fecero crescere nella speranza di un mondo migliore. Quando Il regista M. T. Giordana ci definì come “la Meglio Gioventù” (bontà sua!), pensai che gli anni ’60 vengono o esaltati o denigrati, mai giudicati con serenità, forse perché non abbiamo ancora raggiunto quel “distacco” essenziale per una corretta valutazione storica.

Negli anni successivi continuammo poi a vivere in un’Italia che spesso ci deluse (e ancora ci delude!) per instabilità politica, immoralità e corruzione, mafie e camorre, attentati e stragi, intrighi e delitti. Malgrado tutto ciò, non abbiamo mai rinunciato alle nostre idee, proprio grazie agli insegnamenti ricevuti.

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Nonno Mario, giovane ufficiale

Ripenso allora a nonno Mario che di sera mi invitava a guardare il cielo dalla nostra terrazza e mi insegnava i nomi delle costellazioni. Una sera mi disse: - La vita è un grande mistero, ma io scoprirò presto cosa c’è oltre le stelle. Certamente altre meraviglie! Dio è grande!-. Morì di cancro qualche anno dopo, sopportando con dignità atroci sofferenze e quella fu l’ultima grande battaglia del mio mite e coraggioso nonno, militare per volere di sua madre e certamente poco desideroso di combattere in due guerre mondiali e guadagnarsi ferite e consequenziali medaglie di rito. Qualche anno dopo la sua scomparsa, studiando filosofia, lessi la famosa frase di Kant “il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me” e subito pensai a lui con amore e gratitudine.

Genitori e nonni hanno senz’altro un grande compito: sono come libri di storia “parlanti” che possono illuminare la strada dei giovani ed oggi soprattutto, in questa difficile epoca, il loro positivo esempio potrebbe rivelarsi davvero prezioso.

P.S.

Nota: Tutte le foto dell’articolo sono di proprietà dell’autrice dell’articolo e si ingrandiscono cliccandoci sopra. Unica eccezione il piccolo logo che rappresenta un gruppo famigliare degli anni ’30.