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RIAPRE IL PLANETARIO DI ROMA

MUSEO DELLA CIVILTA’ ROMANA EUR
venerdì 22 aprile 2022 di Nica Fiori

Argomenti: Attualità


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L’osservazione dei moti celesti nel cielo notturno, che diversi millenni fa era possibile a occhio nudo, non essendovi alcuna forma di inquinamento luminoso, è stata fondamentale per la conoscenza di molti dati sull’universo, anche se l’approccio dei popoli antichi era essenzialmente magico o religioso. I primi pensatori credevano, infatti, che gli astri fossero gli dei che reggono l’universo e che da lassù determinassero il destino degli uomini.

Fu solo nel Seicento che si riuscì faticosamente a liberarsi da una visione fantasiosa della realtà per acquisire quel modo di procedere nella ricerca che Galileo Galilei (1564-1642) per primo aveva introdotto nella fisica: il metodo sperimentale. Grazie all’uso del cannocchiale, inventato dagli olandesi per scopi bellici, egli riuscì a compiere osservazioni dettagliate sui pianeti, sui loro satelliti e sulle macchie solari, inaugurando il lungo cammino della storia della conquista “scientifica” dello spazio.

Una visione scientifica, ma allo stesso tempo emozionante, dell’universo è ciò che offre Roma Planetario, il grande planetario digitale ospitato all’interno del Museo della Civiltà Romana (all’Eur). La struttura, che vanta una cupola di 14 m di diametro e 300 mq di superficie, era chiusa dal 2014 ed è stata finalmente riaperta al pubblico, in occasione del 2775° anniversario del Natale di Roma, dopo un approfondito intervento di manutenzione e importanti lavori di riqualificazione e messa in sicurezza a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Si tratta di una struttura tecnologicamente molto avanzata che permette di compiere un viaggio virtuale nello spazio e nel tempo, comodamente seduti sulle 98 poltrone reclinate e disposte circolarmente, in tre anelli concentrici, con lo sguardo rivolto in alto e accompagnati dal vivo dalla narrazione degli astronomi del Planetario. Lo spettacolo che viene proposto, della durata di 45 minuti, s’intitola “Planetario: ritorno alle stelle” ed è preceduto dalla visione di Roma, la cui silhouette si staglia tutt’intorno nella cupola del teatro astronomico: una cupola che ricorda quella del Pantheon, fatta a imitazione della volta celeste.

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Planetario. Foto Monkeys lab.

Osserviamo intorno a noi le strutture architettoniche della piazza circostante, fino ad arrivare al Circo Massimo, dove si svolgevano le corse dei carri (quadrighe e bighe), che erano tradizionalmente associale agli astri: vi si compivano infatti sette giri, perché sette erano i pianeti (o meglio gli astri all’epoca conosciuti) e sette erano i giorni della settimana.

Accompagnati da una voce narrante, abbiamo l’impressione di viaggiare nello spazio soffermandoci sulle costellazioni, i cui nomi ricordano animali e personaggi mitici, su stelle e nebulose, su alcuni pianeti del sistema solare (compresi gli anelli di Saturno), sulla nostra galassia (la via Lattea), che vista da lontano assume la forma di una spirale, sui pulsar, sui buchi neri, sulle comete che, grazie alle presenza di aminoacidi, potrebbero avere un potere fecondante sui sistemi planetari, e ovviamente sul globo terrestre avvicinandoci all’Italia e da ultimo su Roma, ritornando all’emozionante visione delle architetture metafisiche del museo della Civiltà romana.

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Visione virtuale del Pantheon

Il software di navigazione spaziale è estremamente versatile perché, come ha sottolineato l’astronomo Gianluca Masi “la scienza non è una categoria a sé stante”, ma anzi è tanto vicina all’arte da avere una Musa come protettrice dell’astronomia, Urania. Masi è uno degli astronomi che lavorano da molti anni al Planetario di Roma e a lui si deve la scoperta di molti asteroidi, tra cui quello denominato “Roma Planetario”, che dà il nome all’attuale struttura. Sempre a lui si deve uno studio del dipinto di Vincent Van Gogh “Notte stellata sul Rodano”, per determinare la data dell’opera in base alla posizione delle stelle dipinte.

Roma è stata la prima città al mondo ad ospitare, dopo quello dello stabilimento Zeiss di Jena (poi trasferito a Monaco di Baviera), un moderno planetario nel 1928, installato nell’aula ottagona delle Terme di Diocleziano. Del resto Roma è sempre stata una città all’avanguardia nel campo dell’astronomia: pensiamo in particolare al gesuita Angelo Secchi, che ha diretto l’osservatorio astronomico di Roma per i fenomeni celesti e atmosferici dal 1852 al 1878. È lui che per primo ha osservato lo spettro luminoso degli astri, ponendo le basi per la moderna astrofisica. Nell’attuale planetario, a differenza del vecchio sistema di proiezione optomeccanico, che si limitava a riprodurre il cielo stellato visto dalla Terra, il nuovo avanzato software “Sky Explorer” permette di ricostruire sull’ampia volta della cupola ogni aspetto di un intero universo virtuale. Consente infatti di aggiungere la dimensione della profondità, ossia di lasciare la Terra ed “entrare” letteralmente nel cielo e navigarlo in qualunque direzione dello spazio e del tempo. Si possono anche ricostruire eventi astronomici avvenuti nel passato o previsti nel futuro. Le repliche dello spettacolo, dal martedì al venerdì, sono riservate la mattina alle scuole (a partire dal 26 aprile) e il pomeriggio al pubblico.

PLANETARIO DI ROMA Museo della Civiltà Romana Piazza Giovanni Agnelli, 10 – Roma Sito: www.planetarioroma.it Servizi museali di Zètema Progetto Cultura