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Paolo III

I PAPI DEI CONCILI dell’era moderna

Il Concilio di Trento, il Vaticano I e il Vaticano II con i pontefici Paolo III, Pio IX, Giovanni XXIII e Paolo VI sono oggetto di una mostra storico-artistica nei Musei Capitolini
venerdì 1 giugno 2018 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Religione


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A partire dal concilio di Nicea del 325, che ha risolto la controversia ariana in seno al cristianesimo, si sono succeduti 21 concili, ciascuno dei quali ha segnato una pietra miliare nella definizione della dottrina cristiana e ha permeato, almeno fino alla Rivoluzione francese, ogni aspetto della società. Il concilio, in effetti, è un’assemblea solenne dei vescovi cristiani indetta per definire argomenti controversi, sancire dogmi o indicare orientamenti generali di fede e di morale. In particolare, viene definito ecumenico (dal greco “ecumene” che vuol dire “intero mondo abitato”) quando riunisce tutti i vescovi. L’ultimo concilio ecumenico, il Vaticano II (1962-1965), ha visto come protagonisti Giovanni XXIII (già santificato) e Paolo VI, la cui canonizzazione è stata annunciata da Papa Francesco per il mese di ottobre 2018. Proprio pensando alla prossima santificazione di questo pontefice, è stata allestita nei Musei Capitolini (sale a piano terra del Palazzo dei Conservatori) la mostra “I Papi dei Concili dell’era moderna. Arte, Storia, Religiosità e Cultura” (fino al 9 dicembre 2018).

L’esposizione, coordinata da Antonio D’Amico, nasce dalla collaborazione tra i Musei Capitolini e il Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, con l’intento di far conoscere la storia dei pontefici protagonisti dei tre concili presi in esame (Tridentino, Vaticano I e Vaticano II) in un percorso espositivo che si snoda tra arte, fede e spiritualità, comprendente 30 opere provenienti dalla Città del Vaticano, da vari musei italiani e da collezioni private. Si tratta di dipinti, sculture, tessuti e oggetti liturgici, che documentano i cambiamenti in senso artistico, e non solo teologico-pastorali, legati proprio ai concili.

Contrariamente ad altre religioni, che non ammettono la riproduzione della figura umana, secondo la chiesa cattolica l’arte può sicuramente aiutare a scoprire nella bellezza del creato il linguaggio divino, perché l’uomo è un essere spirituale e anela a Dio. A dispetto degli sconvolgimenti che sembrano far precipitare il nostro mondo nel caos, nel male e nel dolore, “la bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione“, come si legge nel Messaggio dei Padri Conciliari agli artisti, letto da Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II.

Ed è proprio la bellezza muliebre di una santa, magistralmente dipinta da Federico Barocci, a colpire la nostra attenzione nella prima sala espositiva, dedicata ai protagonisti del Concilio di Trento, quello della Controriforma, che durò ben 18 anni, dal 1545 al 1563. Per la storia dell’arte si trattò di un concilio particolarmente significativo in quanto il documento numero 25 delle costituzioni, redatto dall’acuta mente del cardinale di Bologna Gabriele Paleotti, comprendeva una serie di precise indicazioni rivolte agli artisti. Grande importanza assunse in quegli anni la riscoperta della vera storia dei martiri, anche grazie a libri come il Martyrologium romanum del cardinale Cesare Baronio, o il volume Roma Sotterranea di Antonio Bosio, che analizza le catacombe romane. Ed è per questo che troviamo in mostra Santa Apollonia martire (1609 ca.) di Barocci, un grande olio su tela inedito esposto per la prima volta, in cui la santa, con in mano la tenaglia simbolo del suo martirio, è collocata in un paesaggio (quello di Urbino, dove è nato il Barocci), mentre poggia il piede su una pietra, perché è su quella simbolica pietra che si fonda il papato.

Di Paolo III Farnese, che diede inizio al Concilio di Trento, ammiriamo due ritratti, uno di Jacopino del Conte, eseguito nel 1545, e l’altro di Cesare Fratino, realizzato nel 1949 basandosi sull’iconografia del primo, avvicinati in un sinergico scambio di suggestioni. Di grande fascino sono pure i ritratti degli altri pontefici legati al concilio di Trento, a partire dal busto in terracotta policroma di Giulio III Ciocchi del Monte, che ornava un tempo la chiave di volta dell’arco di accesso a Villa Giulia; quindi il ritratto in vesti cardinalizie, eseguito da Jacopino del Conte, di Marcello II, nato Cervini degli Spannocchi. Il suo papato (1555) durò solo 22 giorni e viene ricordato per il suo precedente operato nella Biblioteca Vaticana. Infine troviamo un tondo raffigurante Pio IV Medici, il pontefice che chiuse il concilio. Un dipinto questo, di proprietà del Vaticano, che venne utilizzato per ricreare il ritratto del pontefice in San Paolo fuori le Mura, dopo il disastroso incendio del 1823 che distrusse in gran parte la serie dei ritratti papali.

Bisognerà attendere tre secoli per giungere alla convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano I voluto da Pio IX Mastai Ferretti. Questo evento, iniziato l’8 dicembre 1869, venne interrotto l’anno successivo per lo scoppio della guerra franco-prussiana e formalmente chiuso solo nel 1960 da Giovanni XXIII alla vigilia del Concilio Vaticano II.

Questo concilio viene ricordato in particolare per aver definito l’infallibilità del Pontefice e, ancor prima, alla vigilia del Concilio lo stesso papa proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. In mostra troviamo l’imponente dipinto relativo a questa proclamazione eseguito nel 1856 da Francesco Podesti, proveniente dalla Pinacoteca Civica di Ancona. Dall’Ufficio Celebrazioni Liturgiche nella Sacrestia del Pontefice nel Vaticano, sono stati prestati il raffinato Triregno e la Croce processionale con la quale Pio IX aprì il Concilio. È esposto pure il testo su seta dell’amnistia concessa del pontefice all’atto della sua ascesa al trono e una pianeta con l’Immacolata Concezione, che attesta la diffusione di questo tema anche nelle suppellettili liturgiche. Per finire un grande dipinto, eseguito da Michelangelo Pacetti nel 1855, è relativo all’omelia che Pio IX tenne in occasione della collocazione di un’edicola con un crocifisso nel Carcere Mamertino (chiesa di san Giuseppe dei Falegnami), nel Foro Romano.

L’11 ottobre del 1962 papa Giovanni XXIII Roncalli dichiarò aperto il Concilio Ecumenico Vaticano II con il celebre “discorso della luna”. Nelle sue intenzioni non vi era l’esigenza di far fronte a necessità impellenti per la vita della chiesa, come era stato per gli altri concili, bensì aprire un dialogo con la chiesa ortodossa e con le altre realtà ecclesiali cristiane. Soprattutto, desiderava che si prestasse “una particolare attenzione al rinnovamento della chiesa cattolica nei suoi rapporti con il mondo contemporaneo”. Di Giovanni XXIII sono in mostra alcuni oggetti tra cui un anello con smeraldo, un prezioso piviale con lo stemma pontificio, la bolla Humanae salutis per la convocazione del concilio e il Volto in bronzo dorato eseguito da Manzù, artista bergamasco come il pontefice e suo personale amico.

Dopo la morte di papa Roncalli nel 1963, subentrò Paolo VI Montini che chiuderà poi il concilio l’8 dicembre 1965 con il discorso agli artisti, già menzionato, che si può ascoltare in mostra grazie alla concessione di Rai Direzione Teche. Dalla Collezione Paolo VI di Concesio a Brescia sono arrivati il ritratto a figura intera di Paolo VI in abiti pontificali eseguito da Dina Bellotti e, tra le altre cose, la bella scultura in bronzo del pontefice di Enrico Manfrini, che sembra evidenziare l’intimo rapporto del pontefice bresciano con l’arte e la liturgia. Dalla Sacrestia del pontefice proviene la preziosa Mitria con ricami a fili d’oro. Viene ricordata inoltre con un filmato la storica visita di questo papa al Campidoglio il 16 aprile 1966, che costituisce un evento epocale nel processo di normalizzazione dei rapporti tra Stato e Chiesa. Il video delle Teche Rai mostra il papa accolto dal sindaco Amerigo Petrucci e da Carlo Pietrangeli, Ispettore Capo del servizio Musei di Roma che nel 1978 sarebbe diventato direttore dei Musei Vaticani.

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P.S.

I PAPI DEI CONCILI DELL’ERA MODERNA. Arte, Storia, Religiosità e Cultura

Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori - Sale piano terra

Dal 17 maggio al 9 dicembre 2018
Orario: tutti i giorni ore 9.30-19.30 La biglietteria chiude un’ora prima