INFORMAZIONE
CULTURALE
Settembre 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5427
Articoli visitati
4425302
Connessi 12

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
28 settembre 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Tunisia: Il futuro ha un cuore antico


domenica 4 novembre 2007 di Arturo Capasso

Argomenti: Luoghi, viaggi


Segnala l'articolo ad un amico

I “Segni” del passato sono più che mai molteplici, in questo Paese mediterraneo. Un rincorrersi di civiltà, di popoli diversi, una fusione con gli ultimi arrivati, uno stile eclettico. Tutto questo si nota a piene mani passeggiando per la Medina di Tunisi, o in qualsiasi altra città col suo centro storico arabo.

Le nuove tendenze di politica del territorio stanno dando sempre più risalto ai vecchi quartieri, in sintonia con precise scelte urbanistiche. E’ bello lasciarsi prendere dai vecchi mercati, stare a fissare il prezzo che deve essere un giusto equilibrio fra domanda e offerta, portare a casa il pezzo lavorato nella piccola antica bottega artigianale da mani esperte, che si tramandano da secoli la loro cultura materiale.

Il vecchio e il nuovo

Il vecchio che sta col nuovo, il nuovo che cerca di seguire i passi velocissimi del tempo.

Tutto ciò determina un affacciarsi all’ Occidente di quanti abitano nei centri urbani, mentre coloro che vivono all’interno e nei villaggi scandiscono il tempo su altri orologi (…e sono quelli giusti?). Qui il tempo non ha fretta. E’ bello sedersi, ritrovarsi con gli amici, bere il tè o il narghilè, giocare a domino.

Ogni anno il Paese è visitato da milioni di turisti. Arrivano a Tunisi, Sfax, Sousse, Biserta, Gabes, Monastir, Jerba, Tozeur. Shopping, caccia, pesca, bird-watching e fotografie sono alcune cose da fare.

Si può prendere il trenino che collega Tunisi e giungere a Sidi Bou Said, detta anche “Sidi Bou”, respirare l’aria che tira, incontrare scrittori ed artisti. Gide, Bernanos e Klee presero il loro tè alla menta coi pinoli ai tavolini del celebre Cafè des Nattes.

Ci sono poi numerosi musei a cielo aperto, retaggio del passato. Chi desidera riposo assoluto, può scegliere fra spiagge e terme.

Rivoluzione indolore

Andando in giro per il Paese, visitando città grandi e piccole, vecchie e sante, ho avuto la sensazione che la Tunisia stia effettuando una rivoluzione indolore, passando da un mondo arcaico a quello nuovo, senza traumi ed in grande economia.

E’ applicato – in sostanza – il principio della seconda gamba; non so, francamente, fino a che punto i singoli protagonisti ne siano consapevoli. Il vecchietto che si sposta nell’oasi col suo somarello, il carrettino con lo stallatico, i semi, le piante, le donne con ceste ed anfore, i ragazzi vispi che aiutano i vecchi cammellieri, i venditori di mille articoli variopinti sono l’aspetto di un mondo che si muove, che produce, che tiene in moto la macchina dell’economia, contribuendo ad alimentarla in mille modi.

E così avanza la seconda gamba, proprio come in Cina, ma senza gli eccessi di populismo dottrinario Le case linde, costruite dai contadini anche in quattro - cinque anni, fanno diventare un ricordo le vecchie strutture fatiscenti. Per ché tanti anni per costruire? La risposta è molto semplice: si aspetta la raccolta delle ulive e la relativa vendita.

Certo, il cammino da percorrere è ancora lungo e non mancano le critiche. D’altra parte il motto di Le Figaro , preso in prestito dal Beaumarchais, ci ricorda che “Sans la liberté de blamer, il n’ est pas d’éloge flatteur”

Il mare di sabbia

Un mondo, quello tunisino, che ti porta indietro di millenni, con paesaggi unici. Chi può dimenticare l’emozione di camminare a lungo nel deserto, affondando le scarpe e facendosi accarezzare dalla sabbia? Questa – finissima – dimostra l’ansia di essere ricordata dal visitatore venuto da lontano: te la trovi negli occhi, fra i denti, appiccicata al viso.

Bisogna tornarci, ma da solo. Restare in lunga contemplazione. E poi sostare a Mattata, aggirarsi fra i numerosi insediamenti trogloditici.

Un “come eravamo” che ti lascia col fiato sospeso.

Più avanti, piccoli gruppi di ragazzi vendono cartoline, tè, caffè e, soprattutto, rose. Sono le splendide famose rose del deserto. Calce attraversata da rivoli d’acqua.