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13 settembre 2017   e  
21 settembre 2017



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Rubrica: CULTURA


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Cosimo de Medici (1389-1464)
Uno dei banchieri più ricchi e influenti del suo tempo

ABITARE LA CITTÀ: IL MERCATO COME VULNUS DELLA CITTADINANZA

Le ragioni storiche del degrado delle nostre città e della qualità di vita dei cittadini analizzate da una sociologa
mercoledì 1 marzo 2017 di Marcella Delle Donne

Argomenti: Economia e Finanza
Argomenti: Sociologia


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Divisione del lavoro e mercato

Credo opportuno partire dalla categoria città per mettere a fuoco cosa significa “Abitare la città”, cioè essere cittadini.

Inizierò da Platone perché dal suo pensiero si è formata la concezione europea della polis, cioè della città: “Nasce dunque una città, diss’io, quando ognuno di noi non basta più a se stesso, ma ha bisogno di molti altri… Perciò quando uno si prende accanto un altro per un bisogno, e un altro ancora per un altro, e avendo molti bisogni, raccolgono in un’unica sede molti soci e ausiliari, a questa convivenza noi diamo il nome di città” (Vedi Bibliografia a)).

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Platone, La Repubblica
Trad. it. F. Gabrieli, Firenze 1950

Come si evince, dal pensiero di Platone, la città è concepita sul fondamento della divisione del lavoro come mezzo per soddisfare i bisogni. Ma non basta, la divisione del lavoro comporta lo scambio dei prodotti di ciascun produttore specifico (per esempio dell’agricoltore, dell’architetto, del fabbro, falegname, muratore, calzolaio, sarto, ecc) che si realizza in uno spazio apposito, luogo dello scambio tra produttori, cioè lo spazio di mercato. Sono posti, così, in essere i due capisaldi su cui si regge la città: divisione del lavoro e mercato.

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Karl Marx

Nella nostra disamina partiremo dall’economia chiusa e curtense, dove lo scambio avveniva tra produttori determinati; per esempio il fabbro scambiava il prodotto del proprio lavoro con derrate alimentari e lo scambio si esauriva.

Con il tempo i produttori convenivano in appositi spazi e lo scambio dei prodotti era mediato dalla moneta, che serviva per compensare la diversità del valore dei prodotti dello scambio; per esempio, il calzolaio scambiava i prodotti del suo lavoro con il falegname (le scarpe, per esempio, con un tavolo). Se un prodotto o l’altro aveva un valore maggiore, questo valore veniva compensato con monete e lo scambio finiva lì. Marx ha tradotto questo sistema in una formula che spiega le società in cui era prevalente il valore d’uso, M D M, dove i due estremi (le merci) sono diversi come contenuto (per es. scarpe e tavolo). L’elemento centrale, la moneta, era solo un mezzo per equiparare il valore delle scarpe a quello del tavolo.

I mercanti

Col tempo si sono imposti nella storia europea agenti economici, i mercanti, affrancati dai sistemi di potere costituito. I mercanti hanno vitalizzato la città come sede di mercato, dove si verifica il cambiamento nella funzione del mercato. Nello scambio, ciò che conta non sono più i prodotti in sé, ma il valore monetario ad essi conferito. Non è determinante nello scambio il prodotto, ma il valore di scambio, cioè il denaro, che l’agente economico riesce a spuntare.

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De Staalmeesters - Sei sindaci dei mercanti di tessuti
Rembrandt van Rijn (1606.- 1669)

Marx indica questo cambiamento nel passaggio da un’economia dei valori d’uso a un’economia basata sui valori di scambio, che sintetizza nella formula D M D, dove la finalità dello scambio non è il prodotto in sé (merce), ma il valore di scambio attribuito alla merce. In tal senso, i mercanti sostituiscono una transazione destinata allo scambio dei prodotti con una transazione finalizzata al valore di scambio, cioè una transazione finanziaria, dove il valore iniziale del prodotto, valutato in denaro, aumenta nello scambio, trasformandosi in capitale (Vedi Bibliografia b)).

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A Moneychanger and His Wife - Il cambia monete
Marinus van Reymerswaele (1490 – 1546)

Per quanto riguarda la città la monetizzazione del mercato accentua l’importanza della città come sede di mercato, come sede dei flussi finanziari ad esso connesse, con l’istituzione degli Istituti di Credito, cioè le banche.

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Max Weber, 1922 Economia e Società
Trad. it. Milano 1968

Osserva Max Weber “il moderno concetto di cittadinanza nasce dalla prima forma di sfera pubblica in senso moderno rappresentata dal mercato”. (Vedi Bibliografia c))

Il mercato si esprime nel contratto tra liberi e uguali. Un’uguaglianza e una libertà che si invera attraverso le operazioni logiche poste in essere dal valore di scambio e nelle forme giuridiche dello Stato quale espressione formale del diritto dei soggetti liberi e uguali, che, in quanto tali, lo pongono in essere. I principi di "Libertà e Uguaglianza" segnano il passaggio da un’economia di valori d’uso, MDM, a un’economia di valori di scambio, DMD. Il passaggio è stato realizzato da un agente economico, il mercante (l’homo novus nella compagine storica esistente) che ha imposto le categorie "libertà e uguaglianza", necessarie alle transazioni finanziarie nello spazio di mercato (città), in tempi in cui il potere temporale poteva alterare, con il suo intervento, le transazioni finanziarie nelle operazioni di mercato. (Vedi Bibliografia h))

Il mercante, che nelle sue operazioni si basava sull’osservazione e sui processi razionali nella realizzazione del valore di scambio, ha posto in essere la ragione cogito ergo sum come principio di conoscenza, verità e realtà in tempi in cui il potere a-temporale imponeva la trascendenza nella fede come principio di conoscenza, verità e realtà. (Vedi Bibliografia i))

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M. Delle Donne, Convivenza civile e xenofobia
Milano 2000

Resta, tuttavia, un aspetto critico, un vulnus nel moderno concetto di cittadinanza, un aspetto che investe il suo concretizzarsi nella storia. Le categorie libertà e uguaglianza, attraverso le quali si esprime il concetto di cittadinanza in senso moderno, traggono vita dal principio che le ha poste in essere, cioè il valore di scambio

Se noi teniamo presente che il perno su cui poggia il moderno concetto di cittadinanza è il mercato, quale prima forma di sfera pubblica, può tornare preziosa la correlazione stabilita da Simmel tra le categorie libertà e uguaglianza, espresse dal concetto di cittadinanza, lo spazio-tempo metropolitano e l’ordine intellettuale che lo sottende:

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La filosofia del denaro
Georg Simmel (1858 –1918)

“La metropoli è la sede dell’economia monetaria. In essa la molteplicità degli scambi economici conferiscono ai mezzi di scambio stessi un’importanza che la limitatezza del commercio rurale non avrebbe potuto permettere. L’economia monetaria e il predominio di un atteggiamento intellettualistico sono intimamente connessi. Essi riflettono lo stesso orientamento pragmatico nel trattare gli uomini e le cose e, in questo atteggiamento, a una giustizia formale spesso si unisce una durezza spietata. La persona intellettualmente sofisticata è indifferente a qualsiasi individualità genuina, poiché il rapporto e le reazioni che ne derivano non possono essere interamente comprese attraverso un’operazione logica. (…) L’aspetto eminentemente pratico è così intimamente connesso all’economia del denaro, imperante nella metropoli, che nessuno può dire se fu la mentalità intellettualistica a promuovere originariamente l’economia del denaro, o se invece sia stata quest’ultima – come crede chi scrive - a determinare la prima. Il modo di vita metropolitano è certamente il terreno più fertile per simili reciprocità”. (Vedi Bibliografia e)).

Città e società civile

Prendiamo ora in esame, brevemente, come si sono organizzati gli attori che alla città hanno dato vita.

La consapevolezza della necessità di rapporti collaborativi, in funzione della divisione del lavoro e del mercato, la necessità del riconoscimento e del rispetto reciproco, in vista dell’utile comune; hanno determinato modi di vita e norme di comportamento cui hanno corrisposto valori condivisi e convissuti, vincolanti rispetto ai singoli individui.

Si è venuto così a creare uno spazio-tempo identitario, una coscienza collettiva che conferisce identità, appartenenza e controllo sociale. In tal senso obbliga al rispetto dei valori comuni, tradotti in norme di comportamento, che sono propri della società cosiddetta civile, del cives, cioè del cittadino.

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Adorno, Horkheimer e altri della Scuola di Francoforte
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M. Horkheimer e T. W. Adorno, Società in Lezioni di Sociologia
Trad. it. Torino 1966

Questo è reso possibile da un sistema comunicativo codificato, rappresentato dalla lingua scritta e orale comune ai cittadini, e da un apparato politico per governare la polis. Si tratta di un organismo politico formato dai rappresentanti degli stessi cittadini, che lo eleggono, con il compito di stabilire le regole comuni (divisione del lavoro, mercato), controllarne il rispetto da parte degli abitanti della polis, organizzare spazi, tempi, servizi nella città in modo funzionale alle esigenze economiche, sociali, culturali, abitative ecc degli attori che interagiscono nella città, cioè i cittadini. (Vedi Bibliografia f)). Questo complesso di norme di comportamento condivise e regole di governo costituisce un sistema normativo codificato nel patto comune tra i cittadini, che si chiama Costituzione (Vedi Bibliografia g))

Abitare la città

Ora cercheremo di chiarire cosa significa concretamente abitare la città nella realtà moderna occidentale.

La città è un’area strutturata, cioè un territorio.

Territorio significa uno spazio dotato di strutture e infrastrutture, sia sotterranee, sia di superfice. Per quanto riguarda le sotterranee, mi riferisco al sistema delle fognature, delle tubature dell’acqua, del gas, delle linee elettriche, di quelle della telecomunicazione, ecc…

Per quanto riguarda gli insediamenti di superfice, si destina una parte di territorio alle aree produttive e si definisce il piano urbanistico della città: realizzazione, cioè, di strutture e infrastrutture organizzate in rapporto funzionale alle diverse esigenze della città e dei suoi abitanti: sistema viario, che comprende strade e piazze, cioè vie di collegamento e spazi destinati al mercato, come le piazze, che fungono anche da luoghi di incontro dei cittadini.

Seguono gli edifici pubblici, destinati alle esigenze degli abitanti e alla gestione della polis: scuole, ospedali, parchi, edifici culturali quali biblioteche, teatri, musei; uffici amministrativi (come gli uffici anagrafici, i municipi, ecc) e di rappresentanza politica (sedi del governo); edifici di culto, di assistenza sanitaria e sociale (vedi le asl, gli edifici per gli anziani, gli orfanotrofi ecc). Ancora, edifici per il controllo, per la sicurezza, la difesa (vedi uffici di polizia municipale, commissariati, caserme, tribunali, carceri), edifici per la riscossione delle imposte (uffici contributivi (tasse), guardia di finanza, ecc.), aree destinate alla sepoltura (cimiteri).

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Il piano di una città (schema)

A ciò bisogna aggiungere i sistemi che garantiscono la mobilità dei cittadini, sistema di trasporto sotterraneo (vedi le metropolitane) e di superficie, tram e bus pubblici.

Si viene a configurare così un sistema urbano nel quale vengono costruite le abitazioni dei cittadini in un rapporto di fruizione contigua (vicinanza) con le strutture, le infrastrutture e i servizi urbani pubblici.

Resta in sospeso la risposta a una domanda: chi contribuisce al finanziamento e al mantenimento di queste infrastrutture e servizi? In due parole: chi paga?

Ebbene pagano gli abitanti della città attraverso le tasse. Il livello di vivibilità della città, il buon funzionamento dei servizi dipende dal contributo, sotto forma di tasse, dei cittadini. Per questo gli abitanti della città si qualificano come cittadini, soggetti di diritto. Diritto che comporta necessariamente il dovere di contribuire economicamente all’interesse comune, al benessere di tutti i cittadini nel mantenimento dello spazio-tempo della sfera pubblica, cioè dello spazio dei diritti-doveri di tutti i cittadini.

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The Tax Collector - Esattore della tasse
Marinus van Reymerswaele (1490 – 1546)

Il cittadino diventa così parte integrante della città, soggetto protagonista che vive e determina la città, il suo sviluppo. Egli gode dei diritti sociali, culturali, politici, che gli derivano dall’essere membro della società civile, soggetto di diritto, cioè cittadino.

Rimanendo in Occidente, se spostiamo lo sguardo dal dover essere alla realtà dell’essere cittadino, ci accorgiamo del degrado e delle diseguaglianze sociali dei cittadini in molte città, che derivano dal vulnus (ferita, lesione di diritto, offesa destabilizzante) su cui si regge la società civile, la cui finalità non è la sfera pubblica, i diritti di tutti gli abitanti della città, ma il valore virtuale delle transazioni finanziarie, cioè il valore di scambio.

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Max Horkheimer (1895 -1973)
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Maximilian Weber (1864 – 1920)
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Theodor Adorno (1903 – 1969)

P.S.

BIBLIOGRAFIA

- a) Platone, La Repubblica, trad. it. F. Gabrieli, Firenze 1950
- b) K. Marx, Lineamenti fondamentali della Critica dell’Economia Politica, Vol. I, cap. II, Il Denaro, trad. It, Firenze 1968
- c) Max Weber, 1922, Economia e Società, trad. it. Milano 1968
- d) M. Delle Donne, 2000, Convivenza civile e xenofobia, Milano
- e) Simmel G.,1903, Metropoli e Personalità, trad. it. Padova 1968
- f) M. Horkheimer e T. W. Adorno, 1966, Società in Lezioni di Sociologia, trad. it. Torino
- g) S. Hessen, 1961, Democrazia Moderna, Roma

- h) M. Delle Donne, 1983, Città e Società Civile, Roma
- i) M. Delle Donne, 1993, La Società Civile e L’origine della Ragione Sociologica, Roma