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IL CANTICO DEI CANTICI

Uno “curiosità” biblica e le sue interpretazioni nei secoli
domenica 1 maggio 2016 di Antonio Di Giulio

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Religione
Argomenti: Poesia


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Il Cantico dei Cantici è uno dei libri sapienziali della Bibbia-Vecchio Testamento. La denominazione ha il valore superlativo. Significa “Il Canto più bello” ed esprime la cognizione del valore del Poema.

Esso narra in un susseguirsi di canti d’amore i rapporti tra uno sposo ed una sposa, che si raggiungono e si perdono, si cercano e si lasciano, con dichiarazioni d’amore reciproche appassionate. L’amato è chiamato re e l’amata con il nome di Shulammita: nome quest’ultimo che viene accostato ad una donna amata da Salomone, il quale nel Cantico appare su un baldacchino di cedro del Libano, scortato da sessanta guerrieri.

Secondo taluni esegeti biblici, il Cantico, pertanto, sarebbe da attribuire al re Salomone, poeta per eccellenza, uomo sapiente e magnanimo, uomo di pace, come significa il suo nome “Shalon”.

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Le mogli di Salomone

Secondo il Libro dei Re della Bibbia, erano mohabite, ammonite, edonite, sidonie, ittite ecc. Amò anche la figlia del Faraone. Racconta sempre la Bibbia che ebbe per mogli settecento principesse e trecento concubine; a tutte si legava per amore per cui era ritenuto un esperto dell’arte di amare. Secondo gli esegeti, l’attribuzione a Salomone del Cantico è ritenuta “chiaramente apocrifa,” anche se nel cantico, come accennato, la sua figura appare.

Come detto il Cantico racconta l’amore appassionato, anche oltre le righe, tra un giovane e una giovane. Tra i due amanti si assiste ad una “Vampata di passione, di fuoco, una fiamma divina”. Con frasi ardenti celebrano la bellezza del loro amore con continui accenti passionali.

L’amore dei due personaggi si celebra lontano dal rumore del mondo, in mezzo alla natura, spesso in un ambiente pastorale, nelle campagne, nei vigneti, in mezzo a greggi di pecore, sull’erba all’ombra degli alberi. L’amore e i loro continui incontri sono una continua festa, con ricorrenti descrizioni dei loro corpi con ridondanti aggettivazioni. Attorno a loro si respira la fragranza dei profumi della terra d’oriente: mirra, cedro del Libano, mandragore, incenso, aloe, ecc. In talune scene campestri sembra di leggere delle pagine degli “Idilli” di Teocrito e delle “Bucoliche” di Virgilio.

Chi sarebbero i veri protagonisti del Cantico? Un re e una principessa, oppure un pastore che chiama principessa la sua amata?

Alla fine del 1° sec. d. C. il Cantico fu oggetto di studio e di vivace discussione da parte dei Maestri ebrei Era un poema che aveva qualcosa da dire sui rapporti tra l’uomo e Dio, oppure era un canto d’amore che avveniva durante le celebrazioni di feste nuziali?

In particolare il dotto Rabbi Aqiva , al riguardo, dopo aver letto il Cantico, si espresse così: “Il mondo intero non vale il giorno in cui il Cantico è stato donato al popolo ebreo, perché tutte le scritture sono sante, ma il Cantico è il Santo dei santi”, Dopo lunghi studi esegetici da parte di studiosi ebrei si pervenne alla conclusione che in tale poema sarebbe celebrato l’amore di Dio per il popolo prediletto, Israele. E ciò in considerazione anche dell’antica “Alleanza” di Dio con tale popolo, come è testimoniato nell’Antico Testamento.

Nei secoli successivi, a partire da Origene, a seguito di altri studi, in sede di esegesi, nel mondo cristiano è stata percorsa una diversa allegoria, sostenendo che il Cantico rappresenterebbe l’amore di Dio per la Chiesa o l’amore di Dio per i fedeli. Tale interpretazione fu seguita da molti Padri della Chiesa, come S. Giovanni della Croce, S. Ambrogio, Bernardo di Chiaravalle ed altri Padri. Soprattutto nel campo monastico il Cantico era letto, meditato, contemplato e pregato come uno scambio di parole e di preghiere dell’uomo con Dio, fino ad arrivare, con Teresa d’Avila, ad una contemplazione mistica della sua anima con Dio.

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Sant’Ambrogio
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S Giovanni della Croce
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San Bernardo da Chiaravalle

In buona sostanza fino al XVIII° sec. il Cantico è stato letto sia dagli Ebrei che dai Cristiani in senso allegorico: per i primi come amore di Dio verso Israele e per i secondi come amore di Dio verso la Chiesa o i singoli fedeli.

Con l’avvento dell’Illuminismo e con l’autonomia della ragione dalla fede si è pervenuti ad una valutazione positiva del corpo umano e dei rapporti sessuali tra l’uomo e la donna.

All’inizio del secolo scorso il Cantico è stato letto non più in senso allegorico ma in senso letterale, cioè come amore naturale tra l’uomo e la donna con tutte le implicazioni di carattere sessuale. Già Papa Giovanni Paolo II°, più volte, nel suo magistero aveva letto nel Cantico la bellezza creaturale voluta da Dio del corpo umano, delle differenze sessuali tra uomo e donna, dell’amore e del piacere.

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Gli incipit dei cantici illustrati da Chagall

Tale lettura ha avuto una svolta con la lettera dal carcere del grande teologo luterano Dietrich Bonhoefer: “Vorrei leggere il Cantico dei Cantici come un cantico d’amore terreno. Inoltre, aggiungeva, “questa è la migliore interpretazione cristologica”. Tale tesi fu condivisa dal teologo greco Christos Yannaras, in un commento straordinario sul Cantico. Anche Jean Guitton, filosofo e scrittore francese, che fu uditore nel Concilio Vaticano II, concorda con tale interpretazione.

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Jean Guitton
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Christos Yannaras
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Dietrich Bonhoefer

Nell’ultimo secolo la maggior parte degli studiosi in materia hanno condiviso tale conclusione e solo rarissimi sono stati i casi allineati con l’interpretazione ebraica e cristiana. Viene valorizzata la dimensione fisica e sessuale dell’amore umano.
L’amore è gioia, la donna è creatura meravigliosa, uscita dalle mani di Dio, come anche l’uomo, i quali, secondo la Genesi, sono stati creati a “immagine e somiglianza di Dio.”

Secondo il Prof. Gianni Barbiero, sacerdote salesiano, ordinario all’Istituto Biblico di Roma, i due amanti non si vergognano delle loro nudità e il loro desiderio sessuale non è visto in modo peccaminoso. Lo stesso studioso ha dichiarato che la lettura letterale del Cantico: “E’ andata di pari passo con una certa riluttanza da parte della Chiesa. E’ significativo il fatto che il Cantico sia oggi fra i libri meno letti nella liturgia e meno usati nella pastorale,” Aggiunge ancora che a tale disinteresse si è avuta una scoperta del Cantico al di fuori della Chiesa.

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Gianni-Barbiero

La maggior parte degli studiosi moderni condividono una tale interpretazione e solo rarissimi casi commentano ancora il Cantico in modo allegorico, cioè secondo le tradizioni ebraica e cristiana. Sostiene ancora il Prof. Barbiero che “Questo è il significato di fondo del Cantico e va messo in evidenza, contro la tendenza di vedere l’amore umano come una cosa sporca, indegna della santità di Dio. Negare la bontà dell’amore tra l’uomo e la donna in senso sessuale, è negare la bontà del dono di Dio, cioè della sua creazione. Il Cantico non è allegoria ma metafora, simbolo che rimanda alla logica dell’incarnazione: il divino è presente nell’umano e da esso è inseparabile, perché l’amore stesso tra uomo e donna è allo stesso tempo materiale e spirituale, umano e divino”.

Quanto alla forma del Cantico si avvicina ai canti d’amore egiziani. La misura metrica fondamentale nei canti è il distico eptametrico consistente in due linee, la prima di quattro accenti, la seconda di tre. Il Cantico non appartiene alla poesia popolare, ma è un’opera di squisita fattura letteraria, considerata anche l’alta liricità dei versi. Il poema non nasce dal nulla ma è erede di una lunga tradizione di cui sono conservate tracce sia in Mesopotamia, sia soprattutto in Egitto e nella letteratura ellenistica, come pure in quella araba e nel folclore palestinese.

Il Cantico è diviso, secondo la Bibbia, in un Titolo e Prologo, in cinque Poemi e due Appendici. Secondo gli studiosi, queste ultime sarebbero state aggiunte in un secondo momento, tenuto conto della diversità dello stile e del significato.

P.S.

BIBLIOGRAFIA

Enzo Pianchi, Il più bel canto d’amore - Edizioni Qiqajon 2013
Gianni Barbiero, Cantico dei cantici - Paoline Editoriale Libri 2016