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LA VIA CRUCIS SECONDO BOTERO

In mostra al Palaexpo di Roma la serie dei dipinti relativi alla Passione di Cristo del celebre artista colombiano
martedì 1 marzo 2016 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Un Gesù crocifisso in mezzo al Central Park di New York, un soldato contemporaneo che, come il Longino della tradizione cristiana, trafigge Cristo con la lancia, e altre variazioni in chiave moderna e latinoamericana colpiranno sicuramente i visitatori della mostra “Botero. Via Crucis. La passione di Cristo”, ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 13 febbraio al 1° maggio 2016, in questo che è l’Anno Santo della Misericordia.

Si tratta di 24 oli di grande formato e 37 disegni e acquerelli che sono stati tutti donati da Fernando Botero al Museo di Antioquia di Medellin (sua città natale) in occasione delle celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno, nel 2012, e che da allora sono stati portati in mostra in diverse città, tra cui New York, Lisbona, Palermo.

La Via Crucis, o cammino della croce, è un rito che si celebra nella Settimana santa per rievocare il dramma della passione e della morte di Gesù Cristo a Gerusalemme, suddiviso in 14 stazioni, da quando Gesù è condannato a morte, quindi caricato della croce (lungo il cammino verso il Golgota cade una prima volta, incontra la Madre, poi Simone di Cirene gli porta la croce per un tratto, poi la Santa Veronica gli asciuga il volto, cade nuovamente, ammonisce le donne di Gerusalemme e cade una terza volta), viene poi spogliato delle vesti, inchiodato alla croce, quindi muore in croce, viene poi deposto dalla croce e infine deposto nel sepolcro. A queste stazioni tradizionali se ne possono, però, sostituire altre come Cristo nell’Orto degli ulivi, il tradimento di Giuda, Gesù rinnegato da Pietro, Gesù flagellato e coronato di spine.

Si tratta indubbiamente di un tema molto presente nella storia dell’arte tra il XIII e il XVI secolo, che Botero ci presenta dal suo punto di vista, ma con uno sguardo ai grandi artisti del passato. Il maestro colombiano, notissimo per la sua rappresentazione degli aspetti sensuali e giocosi della vita con forme e volumi dilatati, sia nella pittura che nella scultura, si è cimentato con il dramma di Cristo, visto nella sua natura umana, in questa serie di dipinti risalenti al 2010- 2011.

A prima vista le sue figure possono suscitare perplessità, perché siamo abituati a un Cristo di taglia normale, e semmai emaciato per la sofferenza, mentre il suo Cristo sovrappeso esprime la stessa sofferenza in modo diverso, soprattutto grazie all’uso del colore che carica le tele di una singolare bellezza, trasmettendo intense emozioni. Mentre in molti suoi dipinti precedenti prevale l’aspetto ironico o grottesco, “non ci sono elementi satirici in questo lavoro che è pervaso di grande rispetto”, come il pittore stesso ha dichiarato. Le uniche libertà che si concede Botero sono quelle di ambientare alcune scene in contesti diversi da quelli tradizionali (oltre New York, c’è anche un cimitero moderno), magari con alcuni abiti attuali frammisti a quelli antichi.

Man mano che si procede negli episodi della Via dolorosa, Cristo reca su di sé i segni del flagello, delle ferite, delle contusioni (le ginocchia rosse per colpa delle cadute), fino ad arrivare al colore verdastro della morte, ma anche gli altri protagonisti esprimono attraverso il colore del viso i vari stati d’animo.

Significativo, in particolare, appare il dipinto Jesús y la multitud (Gesù e la moltitudine, 2010), con i volti che vanno dal rosa acceso al mattone, al giallo ocra al grigio azzurro. In questo caso, oltre all’uso del colore, ci colpiscono le bocche di questa moltitudine umana assetata di violenza. L’insieme fa pensare a certi visi mostruosi della Salita al Calvario di Bosch o ai ritratti espressionistici di George Grosz, mentre nella Crocifissione si intravede il ricordo di Grünewald, come pure in certi visi della Madonna o di pie donne con vistose lacrime. Altre volte il riferimento è ai pittori italiani come Duccio di Boninsegna, Giotto, Masaccio.

Altre volte ancora, come scrive Conrado Uribe Pereira nel catalogo, “è inevitabile pensare alla prima educazione visiva ricevuta da Botero in Colombia negli anni della sua infanzia e gioventù, costituita essenzialmente dall’approccio a immagini religiose, alle quali si aggiungevano riproduzioni poco fedeli dei grandi maestri impresse sulle copertine del materiale scolastico”. In effetti tutto il lavoro di Botero non deriva da esperienze visive dirette, ma dalle sue memorie, che oscillano tra l’Europa e l’America (ricordiamo che egli vive tra New York, Parigi, Pietrasanta, Messico e Colombia), e tra “cultura alta e cultura bassa”, ovvero temi religiosi, mitologici o storici, contrapposti al mondo e al linguaggio popolare.

Prima di cimentarsi sul tema della Passione di Cristo, Botero aveva già dipinto un Trittico della Passione nel 1969 e una Testa di Cristo nel 1976, e aveva affrontato il dramma della morte e delle torture nelle serie della Violenza in Colombia e di Abu Ghraib (esposta anni fa a Roma in una mostra a Palazzo Venezia), che avevano suscitato alcune polemiche proprio per la presenza di quei suoi corpi extra-large, ritenuti indecorosi in un contesto drammatico, mentre parte della critica aveva apprezzato la staticità e la ieraticità delle immagini.

In America la serie relativa al carcere iracheno di Abu Ghraib fu vista dal pubblico come un’ingerenza nella politica estera statunitense. Chissà cosa hanno poi pensato gli abitanti della Grande Mela per quel Cristo gigantesco che muore tra l’indifferenza dei suoi residenti, raffigurati piccolissimi mentre passeggiano in un viale del Central Park. Certo le immagini della Passio boteriana sono spiazzanti e l’anatomia umana non sempre è curata (ad es. le dita a volte sono tutte della stessa lunghezza), eppure la sua arte trasmette qualcosa di forte, contrapponendo un’umanità martoriata ingiustamente ad un’altra sadica e assetata di potere.

P.S.

BOTERO. VIA CRUCIS, LA PASSIONE DI CRISTO

Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 - Roma
13 febbraio - 1° maggio 2016
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso
Costo del biglietto: 10 euro intero; 8 euro ridotto
Catalogo Silvana Editoriale

Informazioni e prenotazioni: tel. 06 39967500; www.palazzoesposizioni.it