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AMORE E PROSTITUZIONE


mercoledì 1 gennaio 2014 di Achille della Ragione

Argomenti: Racconti, Romanzi


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Cosa c’entra l’amore con la prostituzione che di questo nobile sentimento rappresenta la deriva? Eppure dobbiamo parlarne perché il sesso mercenario non rappresenta un fossile della nostra cultura, residuo di tempi passati, bensì è argomento continuo di dibattito tra progetti di privatizzazione e medicalizzazione. Inoltre, è la dimostrazione del diverso modo in cui uomini e donne intendono il rapporto di coppia. Infatti le donne attribuiscono un grande valore alla fedeltà e sono meno inclini ad avventure extraconiugali per cui, se inizia una nuova relazione che le coinvolge affettivamente, questa, quasi sempre, prelude alla fine della precedente. Viceversa, i maschi ritengono la fedeltà un optional e riescono ad intrecciare nuovi rapporti ad alto contenuto sessuale e scarso coinvolgimento emotivo. Frequentemente gli uomini, per evitare complicanze, scelgono la strada del sesso mercenario, una presenza costante nella storia dell’umanità, per raggiungere il rapido soddisfacimento delle proprie pulsioni senza inutili corteggiamenti, attese e responsabilità.

Addirittura una percentuale molto alta di donne vorrebbe la riapertura delle case di tolleranza, in maniera da evitare che mariti e fidanzati portino a casa imbarazzanti malattie.

In Italia, ormai da anni, sono quasi tutte straniere le ragazze che si dedicano all’esercizio del più antico mestiere del mondo: slave, sudamericane, africane e, da qualche anno, anche cinesi che, in omaggio alla globalizzazione di merci e servizi, applicando prezzi concorrenziali, hanno allargato il mercato dei consumatori, inglobando studenti, precari e pensionati che, per pochi euro, possono usufruire di un servizio completo.

Terreno di caccia per le italiane, escort ed olgettine, è una clientela con grosse disponibilità economiche, disposta a pagare cifre considerevoli: una circostanza che tende a riscattare la prestazione. Infatti il disprezzo, con cui la “buona società” vede la prostituta, è tanto più forte quanto più lei è miserabile e povera ma tende a scomparire completamente quando il prezzo, a cui la fanciulla si vende, diventa alto. Avviene così che nei salotti “in” ha libero accesso l’attrice o la modella nota per i suoi costumi sessuali disinibiti, che diviene, perciò, un ospite gradito e ricercato.

Il vero problema al quale la società non è in grado di fornire una risposta adeguata non è tanto la riapertura dei casini, siano essi statali, privati o costituiti da cooperative, ma l’esaminare il fenomeno sotto altro profilo, come il perpetuarsi di una tendenza arcaica di matrice maschilista che vuole distruggere l’identità femminile, colpendone duramente rispetto, volontà ed individualità.

Rimanendo in Italia, prima di esaminare la situazione all’estero, il caso delle ragazzine romane di famiglia benestante sorprese a prostituirsi ha colpito l’immaginazione degli italiani: se non hanno bisogno, perché lo fanno? La risposta è venuta dalle ragazze stesse: per comprarsi vestiti firmati, per viaggiare in taxi, per frequentare alberghi di lusso, ecc.. Ma non è quello che fanno moltissime persone con alti stipendi, come sta scoprendo in questi giorni la cronaca: dirigenti disinvolti, presidenti senza scrupoli, consiglieri e faccendiere che si pagavano le cene, gli alberghi, i viaggi, le camicie firmate, con i soldi pubblici? Non è peggio che prostituirsi? Per lo meno le ragazze davano qualcosa in cambio. Chi ruba prende soltanto e non dà nulla e, oltre tutto, diffonde l’idea che spendere e comprare è più importante che leggere, fare amicizia, innamorarsi, capire il prossimo ed aiutarlo quando è necessario. L’idea che tutto si possa vendere e comprare viene prima di tutto dagli adulti che danno un pessimo esempio.

Ma parliamo di mercato perché di questo si tratta.

Nove milioni di maschi italiani compra sesso sul mercato nazionale ed internazionale. Non voglio soffermarmi sul perché si trovi così eccitante comprare un corpo adolescente sconosciuto e passivo. Voglio ricordare che non è la merce a stabilire le regole del mercato ma il bisogno, autentico o indotto, del compratore: se non c’è richiesta non c’è offerta e qui sembra che la richiesta sia massiccia e sempre più disinvolta e brutale. Se si può comprare un senatore per tre milioni di euro, perché non una ragazzina per trecento euro?

Ma la cosa più terribile è che questa cultura reificante ha contagiato l’immaginazione delle adolescenti che trattano il proprio corpo come un qualsiasi oggetto in vendita. Il mercato ne esce trionfante, l’individuo dissacrato ed umiliato. Il massimo della beffa poi sta nel dare al venditore l’illusione di praticare un diritto di libertà: io sono libera perché mi faccio oggetto da sola. Senza rendersi conto che si tratta di una trappola mostruosa da cui uscirà pesta, umiliata e manipolata. Dobbiamo, però distinguere, quando parliamo di prostituzione, fra la libera scelta di persone adulte ed il traffico di carne umana, in cui sguazza la criminalità organizzata. Una cosa è il contratto fatto fra due adulti, altra cosa la tratta delle ragazze schiave, private del passaporto, picchiate, stuprate, comprate e vendute: chi compra, si fa complice di questa tratta.

Certo, il fatto che le ragazze fossero molto giovani e ci fossero adulti a fare da intermediari, è inquietante ma il motivo principale per cui quest’episodio ha fatto tanto scalpore è quel misto di sessuofobia ed ipocrisia che ancora domina in questo Paese. In tante occasioni le adolescenti e le giovani donne, soprattutto quando si trovano in condizioni di svantaggio a causa del loro ceto sociale, sono costrette a compromettere la propria integrità in qualche forma: servilismo verso chi possiede autorità e potere, relazioni sentimentali in una posizione di sudditanza, mestieri umilianti che non corrispondono al loro livello d’intelligenza e cultura. Penso alle laureate che lavorano nei call center, alle professioniste di altri Paesi che si adattano a pulire il sedere dei nostri vecchi, a quante sopportano tacendo i modi da caserma e le avances dei loro capi. Nessuno mostra altrettanta indignazione per queste “scelte”. E il motivo è semplice: manca, o è sottaciuto, lo scambio sessuale. Forse c’è più onestà nel mettere in vendita il proprio corpo e riconoscere che la sessualità è tutt’ora il valore di scambio principale per le giovani donne che piegarsi a quelle forme socialmente accettate di prostituzione che non fanno indignare nessuno.

Tali considerazioni hanno radici antiche, a partire da Marx ed Engels, che consideravano lo stesso matrimonio una forma di prostituzione ma, nel mettere in vendita il proprio corpo, vi è qualcosa di più e di diverso: la rinuncia irrevocabile all’identità, scindendo sessualità ed affettività, il dare libero sfogo alle pulsioni più inconfessate.

Quando si viene a conoscenza di una bambina, istigata dalla madre, che alterna lo studio svogliato a pimpanti prestazioni sessuali o di un’altra già incarognita e spavalda a 15 anni, non vi è spazio per alcun dibattito culturale sul potere del denaro, questo mostruoso moloch in grado di acquistare qualunque cosa. Vi è soltanto sdegno, amarezza ed impotenza.

Dopo la Svezia, anche altri paesi, come la Francia, hanno capito che l’intero apparato alla base della prostituzione si regge sulla violenza ed hanno cercato di ridurre il fenomeno applicando multe salate ai clienti. Il risultato è stato di ridurre sensibilmente il fenomeno, ma è chiaro che la tratta continua, magari spostandosi nei Paesi vicini. Pare che i grandi trafficanti si siano dati la voce: evitiamo la Svezia, andiamo in Olanda dove le donne vengono messe in vetrina come una qualsiasi merce. Altri Paesi si stanno convincendo che il problema morale e sociale non sono le prostitute ma i clienti. E si tratta di un problema culturale, come al solito:niente a che vedere con il genere, ma con una cultura androcentrica che intende il sesso come uno strumento di dominio e sopraffazione.

Anche la Francia, patria della libertà, ha deciso di multare i clienti delle prostitute, i puttanieri, con una multa di 1.500 euro, che sale a 3.750 in caso di recidiva “a fini pedagogici e dissuasivi, graduali e progressivi”. Le sanzioni dovrebbero colpire il 15% della popolazione maschile che, secondo le statistiche, pratica il sesso a pagamento. Nessuno si illude di riuscire ad abolire la prostituzione ma di trasferire la colpa sui clienti. Protestano le meretrici: “Più si creano problemi, più noi prostitute saremo in pericolo” ed anche la polizia: “Solo buone intenzioni,per noi sarà ancora più difficile”. Il dibattito sul più antico mestiere del mondo è aperto. Chi vivrà vedrà.

Nel frattempo il Brasile, in previsione del mondiali di calcio, che porteranno un sensibile aumento dei clienti delle prostitute, si sta attrezzando con delle speciali card per i pagamenti.

Infine, consiglio al lettore di consultare su internet il mio articolo “Un esercito di puttane colorate nel regno dei casalesi” che fa parte del II tomo del mio libro “Napoletanità: arte, miti e riti a Napoli”.