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LA GENERAZIONE PERDUTA DI MARCO TURCO

Vincitore Nastro d’argento per documentario 2023
lunedì 3 aprile 2023 di Comunicato Stampa

Argomenti: CINEMA, Film


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MIR Cinematografica e Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Cinema in collaborazione con AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio presentano

La generazione perduta un film documentario di Marco Turco

MIR Cinematografica e Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Cinema in collaborazione con AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio presentan

DAL 4 APRILE NELLE SALE DISTRIBUITO DA LUCE CINECITTÀ Proiezioni evento in tutte le principali città italiane alla presenza del regista e della produzione

Arriva finalmente nelle sale italiane uno dei film documentari più intensi dell’anno, presentato all’ultimo Torino film Festival e premiato con il Nastro d’argento per il Miglior documentario dell’anno: La generazione perduta di Marco Turco, il racconto della vicenda sconvolgente del giornalista Carlo Rivolta, figura incredibilmente rappresentativa delle pulsioni, passioni e drammi degli anni ’70 in Italia. Scritto dal regista insieme a Wu Ming2 e Vania Del Borgo e prodotto da Francesco Virga per MIR cinematografica e Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Cinema e AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), il film di Marco Turco arriva al cinema, distribuito da Luce Cinecittà, nelle principali città italiane - tra cui Torino, Milano, Roma, Bologna, Palermo, Genova, Firenze e Napoli - con un fitto calendario di proiezioni evento e teniture alla presenza dell’autore e regista.

Al centro del racconto di La generazione perduta c’è la vita di Carlo Rivolta, giornalista de ‘La Repubblica’ fin dal primo numero e autore di memorabili inchieste sull’eroina che - tra il ’74 e il ’75, in un periodo di grandi cambiamenti e speranze per un’intera generazione - si diffonde rapidamente in Italia e trova impreparate le famiglie, i medici e gli stessi ragazzi che non sono in grado di affrontarne la dipendenza. Carlo indaga il fenomeno da cronista, arrivando a testare su di sé la droga, con esiti devastanti.

“Questa è la storia di una generazione, una sinfonia corale accompagnata dalla voce di un solista. - spiega Marco Turco - Attraverso le parole e lo sguardo di Rivolta, viviamo in diretta lo spirito dei tempi, le enormi speranze e le amare delusioni di una generazione devastata dall’eroina.”

Ma quelli sono anche gli anni della lotta armata. Militante dei movimenti del ’68, quando nel 1978 viene rapito Aldo Moro, Carlo si dichiara favorevole alla trattativa, in contrasto con il suo stesso giornale e con i suoi ex compagni, che lo bollano come traditore del popolo minacciandolo di morte. Attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto, (i colleghi e amici Enrico Deaglio e Luca Del Re, lo zio Rinaldo Chidichimo, la compagna storica Emanuela Forti e i suoi due figli che lui ha cresciuto come un padre) la figura di Carlo emerge con tutte le contraddizioni ma anche con la sua coerenza nella ricerca della verità fino alla fine, quando la crisi personale lo porterà all’autodistruzione e poi alla morte a soli 32 anni.

La vicenda di Carlo e della generazione perduta viene messa in scena grazie a un inedito e ricco materiale di Archivio Rai, Archivio Luce e AAMOD. La voce di Carlo, che esce da un vecchio registratore Geloso è affidata all’attore Claudio Santamaria che legge brani dei suoi articoli. Così la vicenda personale di Carlo Rivolta in questo intenso docufilm diviene la personificazione emblematica di un mondo che mutava inesorabilmente travolgendo le attese e le speranze di una generazione che aveva creduto nel cambiamento e si ritrova a contare i propri morti.

La generazione perduta Al cinema dal 4 aprile Proiezioni evento alla presenza del regista

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Carlo Rivolta. Credits Paola Agosti

LOGLINE Negli anni ’70 l’Italia è sommersa dall’eroina. Carlo Rivolta, giornalista tra i più attenti della sua generazione, è tra i primi a raccontare il fenomeno dalle colonne di un giornale nuovo, “Repubblica”. Intuisce le dinamiche che regolano il traffico. Mette il consumo crescente in relazione al naufragio dei movimenti collettivi nati dalla spinta del ’68. È la voce di una generazione in caduta libera. Ma la consapevolezza non lo risparmia.

SINOSSI Per tanti giovani con il mito della libertà, negli anni ’70 l’uso delle droghe era semplicemente un mezzo per raggiungere la felicità. Ma in pochi anni hashish e marijuana sono state soppiantate dall’eroina che ha invaso le piazze italiane, provocando le prime morti tra quella che è stata definita la “generazione perduta.”

Carlo Rivolta, giornalista di La Repubblica e contemporaneamente militante nei movimenti politici del sessantotto, si occupa a fondo della questione, analizzando e raccontando il fenomeno che vuole conoscere da dentro. Così, mentre pubblica inchieste e denuncia una società che preferisce chiudere gli occhi, si immerge in quel mondo che finirà per trascinarlo nel vortice dell’autodistruzione, fino al tragico epilogo. A 32 anni Carlo cade da una finestra e muore dopo cinque giorni di coma.

Il documentario di Marco Turco racconta il giornalista di razza e l’uomo tormentato che vive la sua crisi personale e politica e che dopo l’uccisione di Aldo Moro vede sbriciolarsi tutte le sue certezze. La sua convinzione che si dovesse trattare per la sua liberazione, in contrasto con la linea del giornale di Scalfari (suo mentore fin dalla nascita del quotidiano) provoca l’allontanamento dal giornale, mentre la sua critica alla deriva violenta di una parte del movimento, lo isola dai suoi ex compagni di lotta che lo considerano un “nemico del popolo.”

Attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto, la figura di Carlo emerge con tutte le contraddizioni ma anche con la sua coerenza nella ricerca della verità fino alla fine. Preziosi documenti dell’archivio Rai, dell’Archivio Luce e dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico mostrano in parallelo la realtà di quel tormentato periodo della storia italiana. Nasce così la storia di una generazione, una sinfonia corale accompagnata dalla voce di un solista. Attraverso le parole e lo sguardo di Rivolta, viviamo in diretta lo spirito dei tempi, le enormi speranze e le amare delusioni di una generazione devastata dall’eroina.

 

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