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Mostra su Egon Schiele ed il suo tempo al Palazzo Reale di Milano

Il ritratto di un’epoca che ha sconvolto il Dna della cultura europea
lunedì 1 marzo 2010 di Achille della Ragione

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Mentre Caravaggio tiene banco a Roma, attirando decine di migliaia di visitatori, a Milano si inaugura e sarà visibile fino al 6 giugno a Palazzo Reale, un’interessante esposizione di 40 opere di Egon Schiele, un artista, anche lui maledetto, tra i fautori della nascita dell’arte moderna.

La mostra vuole raccontare un’epoca ed una città Vienna, capitale di un impero mosaico di undici diverse nazionalità, dai magiari ai croati, dai galiziani ai serbi, dove, come in un immenso teatro, decine di musicisti, scrittori, poeti, pittori, ed intellettuali, in un clima di gioiosa apocalisse, producevano incessantemente un surreale fuoco d’artificio, timorosi ed angosciati che di lì a poco tutto il loro mondo sarebbe stato cancellato per sempre, spazzato dal furore della prima guerra mondiale.

L’energia delle giovani generazioni era percepita come una potenziale bomba ad orologeria, in grado di destabilizzare le basi stesse della società e ugualmente era considerato il sesso, che represso da un puritanesimo ipocrita ed esasperato, creava legioni di isteriche, in fila nell’anticamera dello studio di Sigmund Freud, alla disperata ricerca di un equilibrio psichico compromesso da tabù e divieti morali. L’inconscio ed il potente richiamo della sessualità furono il pabulum nel quale si sviluppò il genio di Egon Schiele, il quale, contrappose alle diafane donne elegantemente vestite di Klimt, le sue creature dai volti deformati e dalle membra contorte in uno spasimo di tensione da rasentare la follia.

L’urlo di angoscia che debordava dalle sue tele turbò gli ambienti benpensanti, che lo scambiarono per un morboso erotomane, senza avvedersi della sua perentoria denuncia, la quale, come l’assordante Urlo di Munch, anticipava il tormento e l’estasi di un secolo altrimenti votato allo sfacelo ed all’annientamento.

Egli scandalizzò un impero al tramonto con il sottile conflitto tra Eros e Thanatos, ciò nonostante la presentazione di alcune sue opere ebbe l’onore di una visita dell’imperatore Francesco Giuseppe.

I suoi quadri più sfacciati mostrano la nudità di giovani fanciulle ostentata con la gelida crudeltà di un anatomo patologo, con membra contorte che fremono in preda a pulsioni incontrollate, denunciando il dominio assoluto di una libido rabbiosa ed anarchica, sottratta ad ogni regola morale. Sono corpi ribelli incuranti degli argini artificiali del pudore, dell’elaborazione culturale, dell’etica.

Tra le numerose tele in mostra il celeberrimo Nudo disteso (fig. 1), eseguito nel 1917; la Madre cieca del 1914 e Morte della madre (fig. 2) a simboleggiare il difficile rapporto che si venne ad instaurare tra lui e la madre dopo la scomparsa del padre; la Donna accovacciata con foulard verde, anche esso realizzato nel 1914; vari autoritratti, tra cui quello con alchechengi, tutti caratterizzati da una ossessività crescente, il Nudo disteso con calze nere, del 1911, l’Agonia (fig. 3), la Casa con bucato colorato, gli Amanti, la Donna inginocchiata in abito rosso, una tempera su carta appartenente al periodo durante il quale il pittore lasciò Vienna e visse in campagna e tanti altri famosi e meno noti.

Corpi lascivi, gesti voluttuosi, segni angoscianti resi con una cromia aggressiva, un viaggio tormentato nelle inquietudini di un inconscio sofferente, una discesa senza fine negli inferi più profondi dell’essere.

L’artista si ritrasse oltre cento volte (fig. 4), in preda ad una vera e propria mania, anticipando quel impervio percorso che, in alcuni decenni, ha traghettato la ritrattistica occidentale dal volto all’anima, dallo specchio all’introspezione, dall’io ideale all’io inconscio. Schiele aveva cominciato giovanissimo ad esercitarsi ritraendo nuda la sorellina Gertie, era poi passato a fissare sulla tela bambine ed adolescenti, reclutate nei quartieri poveri della città in atteggiamenti di provocante nudità, a volte con stringati stivaletti a sorta di feticcio (fig. 5), per sottolineare un’umiliazione sottomessa del corpo femminile e renderlo così appetibile allo smaliziato sguardo maschile.

L’andirivieni di minorenni (fig. 6) nel suo studio gli attirò una denuncia e l’onta della galera, fu infatti arrestato e rinchiuso in carcere per 21 giorni accusato di aver abusato di una quattordicenne, figlia di un alto dirigente. Sarà parzialmente discolpato, grazie ad un celebre avvocato procuratogli da un mecenate, ma dovette distruggere tutti i dipinti ritenuti pornografici.

Il matrimonio, poco prima di partire per la guerra sembrò pacificarlo con il sesso, grazie anche alla gravidanza della giovane moglie Edith, purtroppo la terribile epidemia di spagnola stroncherà la madre al sesto mese di gestazione e poco dopo anche la sua vita, ad appena 28 anni, mettendo fine ad una rapida, fulminante carriera che lascerà un segno profondo nella storia dell’arte e del costume.

P.S.

Altre immagini dei lavori di Schieler sono state pubblicate nell’articolo di Maura del Gusto "Metti un nudo nel museo! - La nuda verità - Vienna 2005" su questa rivista