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IL BRUTTO NEL SUBLIME MONDO DELL’ARTE


sabato 4 giugno 2005 di Maura Del Gusto

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Letteratura e filosofia


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La morte e la bellezza son due cose profonde che contengono tanto d’azzurro e tanto nero. Che paion sorelle terribili e feconde con uno stesso enigma e uno stesso mistero. VICTOR HUGO

Nell’immaginario dell’arte,l’idea del bello è stata da sempre affiancata da quella del brutto ,inteso però non come negazione, ma come l’altra faccia della bellezza!.. Stabilire cosa effettivamente possa essere considerato come tale è comunque un’impresa tutt’altro che semplice laddove l’arte bella può descrivere in modo piacevole anche immagini cruenti o spiacevoli. Solo ciò che provoca disgusto può effettivamente rientrare nel non bello! Nella vita comune ,ognuno ha un proprio gusto e considerare bello ciò che per un altro è brutto e viceversa. Nell’estetica del brutto l’orrore del male e del peccato vengono enfatizzati nel mondo sublime dell’arte in una selezione di lavori rappresentati da pittori quali Rubens, Bosh , Michelangelo, musicati da Spohr o Beethoveen , cantati nei versi di Dante o Coleridge. Il terrore della deformità, della volgarità e dell’atrocità ci circondano in innumerevoli figure o immagini che ci accompagnano in un cammino del gusto del proibito e dei piaceri contro natura. Il brutto c’è perché è in relazione al bello,altrimenti non esisterebbe. Leopardi cantava il piacere figlio d’affanno nella sua ”Quiete dopo la tempesta” e il brutto trova nel bello la sua misura. La crudeltà coincide con la natura umana e la sofferenza è l’unico modo per raggiungere il piacere nel rapporto nel mondo tra vita e morte. Nella bellezza dell’insieme ci sono altresì i mostri , contro il bello e il sublime della natura che siamo abituati a vedere . Si vuole allora discendere nell’inferno del bello con paludi, alberi contorti, salamandre e rospi, mostri marini che ci fissano con occhi spalancati ratti e scimmie. Tutti si muovono con i loro corpi nudi con gesti frivoli e nella follia di atti osceni e perversi . Ambigui personaggi completano la cornice dell’irregolare e dell’informe: gli acefali , gli androgini mostri con una sola gamba con occhi davanti e dietro che vivono come bestie nella melma e nel fango , draghi, sirene studiati in ogni forma non mistica ma naturalistica. L’immagine è detta bella quando è ben dipinta e si dice anche bella quando rappresenta bene il soggetto dell’immagine ;ora ci risulta bella anche quando rappresenta bene qualcosa turpe nel suo aspetto. La figura del diavolo ci appare bella e seducente , ma la sua schiena è divorata da vermi e sarpenti, simboli che per tradizione sono stati sconfitti dai santi nel costante rapporto tra bene e male . Una bellezza dolorosa ,che vede nel diavolo il protipo perfetto. Il triste , il terribile , perfino l’orrendo ci attirano con un fascino irresistibile.Fin da bambini siamo attratti da quelle storie che parlano di spettri di orchi e lupi cattivi che ci spaventano ma al tempo stesso provocano diletto , non piacere, ma una tranquillità tinta di terrore . La vista di rappresentazioni minacciose di tempeste o distruttivi uragani sono immagini attraenti , purchè non ci facciano del male e ci troviamo al sicuro. Perfino la morte si fa bella quando come negli epsodi della Gerusalemme Liberata e presso i Germani quando entrava condotto dalle Valchirie, chi era deceduto nel tetro regno della dea della morte Hel Si evidenzia, in oltre, l’accettazione del destino che fa nascere il sentimento d’ammirazione o come immagine arcana di rimozione del vecchio a favore del nuovo e quindi trasformazione. E belli saranno anche i cimiteri e le tombe e gli aspetti inquietanti della vita. Parallelamente fiorisce la poesia cimiteriale, l’elegia funebre, una sorta di erotismo mortuario che arriverà al culmine della morbosità con il decadentismo di fine ottocento, in quel sublime che come dice Edmun Burke, è la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire”soggiogando il non finito. La difficoltà,l’aspirazione a qualcosa di sempre più grande”