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Una città magica

Alla scoperta di alcuni aspetti di Vienna

Hundertwasser e la Apocalisse Gioiosa
mercoledì 8 giugno 2005 di Luciano De Vita

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Luoghi, viaggi


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Non era la prima volta che visitavo Vienna, ma questa settimana di fine maggio, in un clima quasi estivo, è stata una esperienza molto ricca e appagante. Ho goduto la città ordinata, tranquilla dove è possibile muoversi a piedi e con i mezzi pubblici rapidamente e comodamente. Nel centro i suoi palazzi sfarzosi, memori di un passato imperiale ricco e orgoglioso. I segni indelebili della così detta Apocalisse Gioiosa di Vienna, quel periodo di fine impero ricco di incredibili novità artistiche e non solo dal 1880 al 1938, dove hanno operato tanti creatori di nuove espressioni in tutti i campi, dalla pittura alla scultura, agli oggetti quotidiani rivisitati, all’architettura, alla moda, alla urbanistica con l’impiego delle nuove tecnologie del ferro e dei motori, la psicoanalisi, la ricerca di nuove forme musicali (dodecafonia, ecc.).

Ma vorrei qui limitarmi a raccontare della mia esperienza alla scoperta di un artista contemporaneo, pittore e creatore di architetture, che ha lasciato a Vienna (ed in altre parti del mondo) nell’ultimo ventennio del secolo scorso, una impronta di gioia di vivere e di speranza con le sue costruzioni, dove ci si imbatte quasi per caso gironzolando per la città. Frederich Stowasser (1928-2000)

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Fridensreich Hundertwasser

che aveva adottato lo pseudonimo con cui è conosciuto di Fridensreich Hundertwasser, traducendo in lingua moderna il suo nome che letteralmente può essere tradotto “RiccoDiPace CentoAcque” (Sto in ceco significa cento). Il rosso tram numero N, che si prende sulla strada che costeggia il Donaukanal a qualche centinaio di metri dal Duomo di Santo Stefano, si inoltra rapidamente nel grigio quartiere popolare del 3° distretto con case uniformi che, benché linde ed ordinate, comunicano un senso di monotonia anonima. Ma ecco: alla terza fermata profilarsi più avanti un luccichio multicolore e brilli di sole tra tanti alberi verdi; ma non è un parco. È la HundertwasserHaus in Löwengasse, un caseggiato popolare che l’amministrazione della città commissionò agli inizi degli anni ’80 e che rappresenta una sintesi esemplificativa delle sue idee.

Una struttura in un certo senso utopica, un villaggio verticale con ogni piano colorato diversamente e personalizzato. Un complesso abitato da affittuari del comune e dotato di servizi sociali per ridare dignità e personalità agli abitanti. Alberi sporgono dalle finestre e riempiono terrazze e tetti, da cui si stagliano luccicanti “cipolle”. Colonne multicolori di forma e foggia diversa reggono arcate e sporgenze varie. Ogni finestra ha una sua dimensioni e un allineamento diverso dalle altre ed ha una propria decorazione.

“ ... Ciascuna finestra individuale ha diritto ad esistere alla sua maniera. Il codice guida stabilisce così: mescolando le razze delle finestre si va contro l’apartheid delle finestre. Ossia: i pergiudizi raziali, la politica e la discriminazione raziale, le leggi e ideologie razziste, le barriere raziali, l’effetto nefasto dell’apartheid delle finestre sull’uomo.

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L’apartheid delle razze delle finestre deve essere abolito. Infatti la ripetizione delle finestre tutte identiche, allineate e rigorosamente sovrapposte in uno schema a griglia evocano un campo di concentramento....“ (Hundertwasser gennaio 1990).

“....L’uomo è avviluppato in tre strati, la sua pelle, i suoi vestiti e i muri della sua casa..... Le finestre sono il ponte tra l’interno e l’esterno... sono come i pori della pelle. Le finestre sono l’equivalente degli occhi. ...” (Hundertwasser aprile 1991).

Riguardo alla presenza così massiccia di alberie piante nelle sue costruzioni, Hunderwasser li ritiene non solo benefici produttori di ossigeno, ma anche psicologicamente importanti. Li considera anzi come individui che abitano il caseggiato come affittuari, al pari delle famiglie che vi allogiano.

“... Gli alberi_affittuari sono gli ambasciatori nella città dei liberi boschi....gli alberi_affittuari possono essere visti da lontano e danno benefici a molta gente, soprattutto a quelli che passeggiano e abitano nei dintorni. L’albero_affittuario simboleggia una svolta nella storia umana, perché riprende il suo posto importante come partner dell’uomo. Gli alberi_affittuari alloggiano nelle mura della casa, in una sorta di loggia dietro le finestre....” (Hundertwasser aprile 1991).

“... I pilastri sono un elemento essenziale dell’architettura occidentale. Vicino ad una colonna ci si sente come presso un albero. Una colonna deve essere bella e colorata e brillare nella pioggia e al chiaro di luna....” (Hundertwasser aprile 1991).

Insomma questa costruzione viene considerata da Hundertwsser come fosse un essere vivente. Credo che le foto allegate siano abbastanza esplicative.

Foto della Hundertwasserhaus

Ormai la Hundertwasserhaus, benché abitata dai suoi naturali affittuari, è diventata una attrazione turistica della città dove su una terrazza ci si può prendere una pausa, godendosi una buona tazza di Moka ed uno dei tanti dolcissimi e gustosissimi dolci viennesi.

A pochi passi nello stesso quartiere in Untereweissgerberstrasse 13 si trova il KunstHouseWien, il museo privato che conserva le opere del nostro artista. La costruzione è basata sugli stessi principi su esposti ed è stata realizzata nel 1991 ristrutturando una vecchia fabbrica della fine dell’800. Il museo è organizzato su quattro piani, in parte per contenere le opere creative e le pitture di Hundertwasser e in parte per accogliere mostre itineranti. Al piano terreno il negozio del museo, una miniera di materiali e gadget della sua produzione, ed un caffè con giardino dove le sedie e i tavolini sono di oltre 100 modelli diversi. Da non perdersi nel sottosuolo una visita alle Toilettes, la meritano!

Per saperne di più: Indirizzo internet KunstHouseWien

Foto della KunstHouseWien

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Egon Schiele - Nudo

Hundertwasser è un artista molto particolare ed ecclettico, pittore, architetto, designer, ecologista attivo, viaggiatore instancabile (è morto in nave nel Pacifico mentre stava andando in Nuova Zelanda). Come pittore ha assorbito alcuni elementi formali di Art Nouveau (Jugendstil) e della Secessione e particolarmente da Gustav Klimt ed Egon Schiele, una combinazione di “stile infantile e Jugendstil” secondo il critico Gottfried Sullo, ma proprio queste assonanze con il periodo della “Apocalisse gioiosa di Vienna” creano dentro di noi questa armonia con il resto della città, pur nella sua originalità e anche stravaganza.

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Ernst Fuchs autoritratti

Ad esempio le fantastiche costruzioni della Villa di Otto Wagner del 1888 in periferia. In Hüttelbergstrasse 26, a tre fermate di autobus (n. 148 e 152) dal capolinea della metro U4 a Hütteldorf. Oggi è il museo privato di un altro artista contemporaneo Ernst Fuchs (1930-vivente) che la ha arricchita con le sue opere pittoriche e plastiche, molto fantasiose e dai colori molto vivaci.

La Villa di Otto Wagner e Ernst Fuchs

Prendendo la metro U4 nell’altra direzione verso Heiligenstadt, dopo aver aggirato il centro della città, la linea prosegue in superficie sopraelevata lungo il Donaukanal verso nord per altre quattro stazioni tra le modernissime costruzioni della nuova città universitaria. Alla penultima stazione ci troviamo di fronte ad una costruzione indiscutibilmente di Hundertwasser.

Questa volta non si tratta di una costruzione abitativa, ma di una fabbrica, una centrale termica che brucia ecologicamente i rifiuti urbani e produce energia e teleriscaldamento per i quartieri adiacenti. Ma sembra proprio di trovarsi davanti ad un castello incantato delle fate. Di nuovo le immagini sono più eloquenti delle mie parole. Mi è parso davvero incredibile che una centrale perfettamente funzionante di quel tipo possa essere diventata per la città un elemento decorativo, oltre che utile, che ispira simpatia, relax, senso di benessere.

Foto della centrale di Spittelau

Tra parentesi posso considerare che a Londra ad esempio la Modern Tate Gallery è stata ricavata da una centrale termica dismessa e trasformata in un moderno efficiente e peculiare spazio espositivo. Ma continua ad essere, vista da fuori, un grosso parallelepipedo grigio, la cui estetica esterna mal si concilia con gli interessantissimi contenuti che ospita all’interno, che è stato magistralmente adattato.

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Stazione della U-bahn di Karlplatz
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Palazzo in Wienzeile

La mia conclusione è che ciò che rende Vienna così piacevole da girarsi si può trovare nelle idee, scritti ed opere del citato architetto e costruttore Otto Wagner (1841-1918). Egli è stato il realizzatore non solo della Villa su citata, ma anche di splendidi palazzi e tante opere di ingegneria, ponti, metropolitane e relative stazioni in cui, secondo le sue parole “l’utile ed il funzionale sono un’unica cosa con il bello”. Ecco ad esempio le foto della stazione metro di Karlsplatz e di due palazzi sul Linke Wienzeile.

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