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STORIA DI CARMELINA DI CAPRI


sabato 27 novembre 2021 di Achille della Ragione

Argomenti: Arte, artisti


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Prima di raccontare la storia di Carmelina di Capri, celebre pittrice naif, vogliamo mostrare ai nostri lettori uno dei suoi quadri più belli: Una Funicolare (logo), che dal 1998 ha l’altissimo onore di far parte della mia collezione e che mi fu regalata dal dottor Luigi Pellegrini, medico di Cosenza, in cambio del mio aiuto nel compilare il catalogo dei quadri della sua raccolta privata.

In un primo tempo il collega voleva ricompensarmi con del vile denaro: 10 milioni, che io rifiutai sdegnosamente, perché all’epoca ero miliardario, per cui lui con quella cifra acquistò un dipinto della pittrice isolana, all’ora sulla cresta dell’onda con quotazioni altissime e me ne fece dono dopo una cena romantica, con relative consorti, nel ristorante Rosolino.

Prima di passare al racconto della vita di Carmelina, come donna del popolo, ma soprattutto come artista di fama internazionale vi invito dal mio libro: Capri tra arte, bellezza e mondanità a leggerne un interessante capitolo digitando il link https://achillecontedilavian.blogsp.... Carmelina di Capri”, nella sua veste di pittrice, per più di quarant’anni è stato un nome di fama internazionale. Di lei si parlava a New York, a Los Angeles, a Filadelfia, a Londra, a Stoccolma, a Parigi dove nel 1964, esponeva i suoi quadri nella importante Galleria Benezit e, pur essendo ancora del tutto sconosciuta, venne definita dal grande Anatole Jakovsky “la naive la plus fameuse d’Italie”.

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Carmelina mentre lavora

La prima mostra di Carmelina è realizzata a Roma nella primavera del 1959 e già d’allora i consensi per la sua arte sono unanimi e straordinari. Al mondo della pittura, come lei stessa raccontava, si accosta non più giovanissima e per puro caso.

Figlia di un pescatore della Marina Grande, Carmelina vive la sua infanzia semplice e serena in seno alla sua numerosa famiglia, in mezzo ai tanti fratelli e sorelle più grandi che la coccolano, ma si adoperano anche per farle imparare un mestiere, mandandola a dieci anni presso una buona sarta dell’isola. Adolescente, viene colpita da una grave forma di meningite, ma ne guarisce. Allorché riprende la sua vita abituale, agli occhi di tutti Carmelina appare un’altra donna, scontrosa, insoddisfatta di quello che ha, di quello che fa, rifiutando persino di tornare dalla sarta e preferendo trascorrere il suo tempo girovagando per le viuzze del paese, senza meta, tutta assorta nei suoi pensieri. Che cos’è accaduto a Carmelina?

I familiari, preoccupati, la fanno ricoverare in una casa di cura, ma dopo poco ne viene dimessa perché la sua mente funziona perfettamente. Ritornata a Capri, riprende le sue passeggiate solitarie e la si vede spesso seduta su una panchina, su di un muretto, sulla balza di una roccia a contemplare con gli occhi stupefatti, e per ore intere, il paesaggio di Capri, i colori dei fiori, il verde dei prati, come se volesse imprimere nei suoi occhi lo spettacolo suggestivo della lussureggiante natura caprese.

Quando sposa un giovane di Capri, la gente rimane perplessa: riuscirà Carmelina, con il suo comportamento incantato, a vivere tranquillamente la sua vita di sposa e madre?

Nasce il figlio Pasqualino, poi la figlia Emilia. Il marito trova un lavoro fisso presso il Cimitero comunale di Capri e Carmelina svolge con responsabilità e capacità il suo ruolo di moglie e specialmente di madre. Un giorno, Pasqualino che ha pochi anni si ammala e la mamma pensa di fargli un regalo. Con le poche centinaia di lire che racimola in casa corre a comprare una scatola di colori e pennelli e, pur non avendo mai preso in mano un pastello o una riga, diventa la maestra del figlio malato e, intanto, impara lei stessa a dipingere.

Quando il bambino guarisce, Carmelina, che ha scoperto il gusto dei colori, guarda con stupore fanciullesco i fogli di carta sui quali la sua mano un po’ tremante ha creato scene colorate meravigliose. Sorride divertita di quello che è riuscita a fare e, dopo qualche giorno, compra scatole di colori più importanti, e tele piccole e grandi, pennelli, e ai suoi amici racconta che ha fatto un sogno meraviglioso: ha visto san Costanzo, il patrono di Capri, e il Cuore di Gesù che le hanno detto che diventerà un’importante pittrice.

Non avendo mai sentito parlare di prospettiva e di chiaroscuri, ma tenendo impresse nella sua anima e nei suoi occhi le casette bianche e rosa dei pescatori con le finestrelle e i balconcini traboccanti di rossi gerani, le barche che solcano il mare di un azzurro cobalto, le villette ridenti della Marina Piccola disseminate tra il verde delle balze, la Certosa con i suoi chiostri armoniosi, i monumentali portici, la bella Chiesa, la Piazzetta così colorata e suggestiva, comincia a dipingere sul serio.

Accade, però, un fatto straordinario. Ogni via, ogni scorcio, ogni oggetto che rappresenta sulla tela, sotto il suo pennello appare reinventato dalla sua fantasia. Le case, le strade, le piazze corrispondono a quelle dell’isola, ma Carmelina contamina (nel significato latino di mescolare) i luoghi, collocando per esempio nella Piazzetta la famosa piscina della Canzone del mare con un Faraglione in mezzo all’acqua, trasferendo nel paesaggio caprese scorci della laguna veneta, come se volesse salvare, nel mare allora incontaminato di Capri, Venezia dall’avvelenamento delle sue acque, e poi accostando strade dell’isola lontane l’una dall’altra, rappresentando la realtà ma modificandola secondo il suo cuore di vera innamorata della sua terra.

Nel suo universo artistico, dove sembra che il tempo si sia fermato e lo spazio abbia perduto la sua rigida connotazione, Carmelina esprime il suo mondo interiore fatto di sogni, di speranze, di desideri che hanno un comune denominatore: l’amore per la sua isola e per la sua gente che vorrebbe vedere in perfetta sintonia. Ed ecco venire fuori dalle sue mani quadri in cui l’isola ora è rappresentata come racchiusa in una particolare arca che, come quella di Noè, dovendo mettere in salvo tutti, superba e sicura sovrasta la distesa dell’azzurro mare, ora assume l’aspetto di un’enorme nassa che naviga in un mare calmo e trasparente, ora di un grande scoglio con ville, piscine, strade alberate in un tripudio di fiori colorati che spuntano ovunque, persino sui binari della rossa Funicolare stracarica di passeggeri.

Scoperta per caso, Carmelina passa di trionfo in trionfo, raccoglie premi nei concorsi dei pittori naifs di tutto il mondo, i suoi quadri sono ammirati da intenditori fieri di acquistarli. Gli elogi, tra i quali quelli di Giancarlo Vigorelli e del grande De Chirico, e il successo non insuperbiscono Carmelina che continua a vivere semplicemente. Si fa costruire una villetta (“La Naive”), ma preferisce vivere ancora nel suo piccolo studio in fondo a via Fuorlovado dove comincia a dipingere all’alba, particolarmente sollecita anche nella educazione dei figli che segue con attenta partecipazione fino alla loro laurea in medicina.

Dopo gli anni dei successi, Carmelina si rifugia nella sua villetta alla Cercola, circondata dall’affetto dei figli. Non abbandona i pennelli e i colori che, spesso, costituiscono un salutare antidoto ai malanni dell’età avanzata e talvolta si rammarica di essere stata quasi dimenticata specie da chi, nei tempi d’oro della sua attività ha beneficato con ogni sorta d’aiuto. Carmelina nel suo studio-bottega Conquistata a duro prezzo la felicità, lei prese a riversarla a piene mani sulla tela e fu il successo. La bellezza dell’isola, rivelata nell’Ottocento dai romantici tedeschi, immortalata da Corot e prediletta dai suoi allievi fino a Renoir, riapparve in una veste assolutamente nuova e candida, destinata anche per questo ad incantare un pubblico vastissimo. Era una visione nello stesso tempo assolutamente fedele alla realtà eppure surreale. Umana e contemporaneamente fantastica, come può essere soltanto una fiaba.

Carmelina guardava il suo piccolo mondo affacciata ad una finestra magica, ed ecco che dai suoi pennelli prendevano forma e colore la piccola piazza del paese, con gli ombrelloni colorati ed il campanile; la processione dei devoti, dipinti in lunghe fila di figurine puntiformi, dietro la statua argentea del santo; le case della marina, con il “suo” palazzo rosso che troneggia in mezzo ad esse. Qualche volta invece la pittrice si librava in volo, per mostrare a tutti la tragica visione della sua isola assediata dalla flotta saracena, o al contrario trasformava Capri in un quieto presepe, con la gente che tornante dopo tornante (come lungo via Krupp) si avvicina alla grotta dove è nato Gesù, mentre in alto i re Magi lasciano il loro castello cavalcando i cammelli.

Ne aveva fatta di strada, Carmelina, quando lasciò ad 84 anni i suoi pennelli e la sua amata famiglia. E tanto tempo è trascorso da allora. Eppure ancora oggi, a chi passi davanti alla sua “tanto desiderata casetta” di via Cercola, può accadere di sentire il fruscio della sua barchetta-aquilone che ancora naviga nel cielo. Sarà per questo che i suoi quadri, a cento anni dalla sua nascita, lasciano in chi li guarda la dolcissima sensazione di ritornare bambini. Sia pure solo per pochi attimi.