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Augusto di Prima Porta. Musei Vaticani

LE MERIDIANE DI ROMA

Dall’Orologio di Augusto alla Meridiana di Santa Maria degli angeli, la città di Roma offre diversi esempi della misurazione del tempo basata sul rilevamento della posizione del Sole.
lunedì 3 settembre 2018 di Nica Fiori

Argomenti: Architettura, Archeologia


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L’esigenza di conoscere i movimenti astrali e di stabilire, in rapporto ad essi, la misura del tempo è sempre stata uno dei motivi conduttori del sapere umano. Tra i misuratori più comuni del passato erano le meridiane, ovvero quelle aste metalliche orizzontali incassate in un pavimento lungo la direzione dell’ombra del sole a mezzogiorno. A Roma, nella piazza di Montecitorio, possiamo ancora ammirare l’obelisco di Psammetico II che costituiva lo gnomone dell’Horologium di Augusto e tuttora utilizzato in una più moderna meridiana. Portato a Roma da Heliopolis, questo simbolo del dio solare Ra assumeva un significato particolare per il primo imperatore: era il monumento che rappresentava la sua vittoria sull’Egitto e allo stesso tempo proiettava sulla sua figura un alone divino.

La sua ombra si stendeva su una grande piazza lastricata, che era proporzionata all’altezza dell’obelisco, in modo che, come ci fa sapere Plinio, “all’ora sesta (cioè mezzogiorno) del solstizio d’inverno l’ombra di esso fosse lunga quanto la lastra e decrescesse lentamente giorno dopo giorno per poi ricrescere di nuovo, seguendo i righelli di bronzo inseriti nella pietra”. La sua cuspide dorata terminava con una sfera, simbolo del dominio di Roma sul mondo, segnando i giorni, i mesi, i segni zodiacali e perfino le indicazioni sui venti. Il mirabile congegno (inaugurato nel 10 a.C.), opera di Facondo Novio, stupì i romani e i visitatori della Caput mundi, ma dopo trent’anni la registrazione del tempo “non era più conforme al vero”, sempre secondo Plinio, forse perché lo gnomone si era smosso in seguito a una scossa tellurica, oppure perché le alluvioni del Tevere ne avevano provocato l’abbassamento.

Il monolito di granito rosso, alto 22 metri, era iscritto con geroglifici su tutte e quattro le facce, mentre oggi appare molto rovinato e una facciata è stata rivestita da lisce lastre granitiche. Il suo cattivo stato è dovuto ai Normanni di Roberto il Guiscardo, che, arrivati a Roma nel 1084, lo ridussero in pezzi. Rimesso in luce nel 1748, è stato poi innalzato 200 m più a sud rispetto alla collocazione di Augusto. Quanto al lastricato originale in travertino, se ne può scorgere solo una piccolissima parte dalla cantina di un palazzo in via di Campo Marzio (n.48). A malapena si intravede una scritta in greco tra la Vergine e l’Ariete: “Etesiai pauontai”, ovvero “i venti etesii si calmano”, una situazione meteorologica riguardante il Mediterraneo orientale, dove il 24 agosto, al cessare di quei venti, si riprendeva la navigazione.

Non è che un frammento quello che vediamo, eppure dà un’idea della grandiosità della meridiana, ideata basandosi su modelli greco-ellenistici, ai quali si aggiungeva l’intento celebrativo di Augusto, tanto che il 23 settembre, sua data di nascita e insieme equinozio d’autunno, l’ombra dello gnomone raggiungeva il centro dell’Ara Pacis, massimo monumento augusteo. In tal modo era come se una linea conducesse dalla nascita di Ottaviano Augusto direttamente alla Pace, e in effetti egli si riteneva “natus ad pacem”. Come dire che con Augusto aveva inizio un nuovo giorno e un nuovo anno, o meglio una nuova era: un’era di Pace.

Basandosi sul ricordo di questo primo orologio solare e sugli scritti di Vitruvio (IX libro del suo trattato di Architettura), vennero costruite a Roma molte altre meridiane, soprattutto dopo la riforma gregoriana del calendario (1582). Tra le più conosciute vi è quella di piazza San Pietro. Anche qui troviamo un obelisco come indicatore dell’ombra. Intorno ad esso, oltre alla linea metallica con i vari regoli, è disegnata sul pavimento una rosa dei venti. Ovali marmorei inseriti nel pavimento mostrano facce di venti che alitano nelle varie direzioni. Uno di questi venti, indicato con West-Ponente, ha ispirato Dan Brown, che nel suo romanzo “Angeli e Demoni” ne ha fatto il simbolo dell’aria. L’obelisco è quello celeberrimo innalzato da Domenico Fontana al tempo di Sisto V, che inaugurò l’uso di trasformare questi monumenti egizi in piedistalli per la croce, mentre la linea meridiana è stata realizzata nel 1817 da mons. Filippo Gilli.

Decisamente più importante e complessa è la meridiana della Basilica di Santa Maria degli Angeli. Voluta da papa Innocenzo XII alla fine del ‘600, fu realizzata e terminata dall’astronomo e archeologo Francesco Bianchini nel 1702, sotto il pontificato di Clemente XI. In realtà si tratta di una meridiana doppia, costituita da due gnomoni, uno australe e l’altro boreale. Il primo segnava il mezzogiorno, la data e l’inclinazione dei raggi solari in quella data, il secondo i moti della stella polare. Il funzionamento dello gnomone australe (o meridiana solare) è molto semplice. Da un foro nella parete sud i raggi del sole penetrano all’interno della basilica, tagliando proprio a mezzogiorno la lunga linea di ottone ramato che collega il transetto con il presbiterio. I simboli zodiacali vennero disegnati e realizzati da F. Tedeschi e sono stati di recente restaurati.

In questo caso è un foro gnomonico praticato in una parete a determinare con la sua luce (anziché con l’ombra), la stessa funzione della punta dello gnomone. Potrebbe essere definita una “meridiana a camera oscura”, poiché lo spazio della chiesa scarsamente illuminato si presta benissimo all’osservazione dell’ellisse luminosa che si proietta sul pavimento, e che corrisponde all’immagine capovolta del sole. Va precisato che la forma ellittica è dovuta all’inclinazione del cono di luce rispetto alla orizzontalità del pavimento.

La scelta di Santa Maria degli Angeli come sede appropriata per la meridiana più perfetta della città è legata alle sue dimensioni e alla stabilità dell’edificio, progettato da Michelangelo utilizzando parte delle grandiose terme di Diocleziano. Il foro di passaggio della luce è praticato a circa 20 m di altezza sulla parete di fondo (esposta a sud) del transetto destro, e giunge a mezzogiorno lungo un preciso sistema di linee e tacche orientato in direzione sud-nord. La linea principale, detta “Clementina” in onore di Clemente XI, indica il punto dove giunge ogni giorno dell’anno il raggio di luce; mediante calcoli matematici è anche possibile stabilire qual è la data.

Altre linee mostrano il terminus Paschae, ovvero i limiti fissati per la data del giorno di Pasqua, e altre tacche e linee minori segnalano la posizione dell’Orsa Maggiore e altre osservazioni astronomiche. Insieme ad alcune targhe e iscrizioni sul pavimento, non passano certo inosservati i bei disegni in marmi colorati raffiguranti i dodici segni zodiacali. La loro presenza in una chiesa non deve stupire più di tanto, perché se è vero che l’astrologia (e di conseguenza gli oroscopi) era condannata ufficialmente, è pur vero che tutti ci credevano, papi compresi.

Questa meridiana divenne un riferimento cronologico per tutta la città almeno fino al 1846, quando invalse l’uso di sparare a mezzogiorno un colpo di cannone da Castel Sant’Angelo (e poi dal Gianicolo), basandosi sull’osservazione astronomica rilevata nella specola del Collegio Romano.

Altri orologi solari di notevole interesse sono quelli realizzati intorno alla metà del XVII secolo da padre Emmanuel Maignan dell’Ordine dei Minimi di S. Francesco di Paola nel convento di Trinità dei Monti e a Palazzo Spada, attuale sede del Consiglio di Stato, entrambi sul tipo a galleria, con le linee disegnate sulla volta e sulle pareti. Più alla portata dei comuni visitatori è quello di Villa Borghese, installato nella parte anteriore del secentesco Casino della Meridiana (detto anche “Seconda Uccelliera”), non lontano da un altro noto orologio della villa, funzionante ad acqua e inserito in una gradevole fontana.