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IL MITO DEL PROGRESSO

Dal mito del progresso al mito dell’apprendista stregone
sabato 14 aprile 2018 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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La paura nei confronti del collasso atomico è stata sostituita dalla paura nei confronti della chimica.

Siamo passati dal fatto che un prodotto chimico, che quando non risolveva, si poteva sostituire cambiando la formula, alla comprensione che non è più possibile ridurre i danni prodotti facendo sostituzioni.

Dal “mito del progresso indefinito” si è passati negli ultimi anni al “mito dell’apprendista stregone”. Durante i millenni precedenti il mito del progresso indefinito ha permeato di sé non solo la scienza, ma anche la filosofia, l’arte, le stesse religioni.

Era un atteggiamento di fondo, per cui si diceva che un arte può sempre perfezionare, si possono creare nuove espressioni etc. Nelle stesse religioni, anche se c’era un verbo stabilito, si poteva perfezionare. Quindi un progresso etico; dalla interpretazione del verbo si può crescere in santità, e in progresso spirituale.

Questo mito diffuso che permeava tutto, ha trovato un terreno fertilissimo poi nell’800 e nel ‘900, quando la scienza umana, rispetto i propri precedenti, ma anche la filosofia, l’arte, le religioni, sono esplose. Allora abbiamo assistito al fatto che la scienza ha fatto enormi progressi in pochi anni. Si sono scoperti e interpretati in modi nuovi antichi testi, dal Vecchio Testamento a scritti degli antichi Egizi.

Si è scoperto che Dio parlava in modo più profondo di quanto sembrasse.

Siamo arrivati all’800/900, e questo mito è sembrato trionfare. Ci si è accorti che la scienza, la chimica, etc. non potevano essere così ottimali, che l’arte non poteva che crollare e cercare nuove forme di espressione sotto l’effetto della droga.

Così per la filosofia; ci si è accorti che si è arrivati a dire: ma esiste la storia della filosofia ? e anche per la sociologia. Ci si è accorti che la scienza non solo stava toccando punti enormi, ma stava trascinando se stessa nelle proprie macerie. Ci si è accorti che la sociologia è diventata coperchio della politica, che certi strumenti economici non possono che spezzare ricchi e poveri.

Abbiamo lottato anni per stabilire una legge, ma poi ci si è accorti che una minoranza può danneggiare una maggioranza. Si è andato diffondendo il mito dell’apprendista stregone. Ci sarebbe da farsi una domanda: cosa sono andato a rimuovere ? In che cosa sono andato ad atteggiarmi ed invece non ero ?

Esempio. Avete presente quell’individuo che si mette in proprio, e scatta il mito del progresso indefinito. Io sono bravo, faccio il mio affare, poi più affari, divento grande, padrone di una azienda, e poi mi comprerò l’azienda di altri etc. Così se prendiamo una gentile signora che incontra un uomo. Si amano… progresso indefinito, non ci sono confini al nostro amore. Così per la conoscenza: approfondisco questo settore, non ci sono limiti alla scoperta della conoscenza, e così via.

Dipende dalla chiave che si usa: se un individuo è un edonista vorrà godere sempre di più, se è un esteta vorrà vestire sempre meglio etc. Questo mito è riconoscibile in tutti i settori, anche in modo negativo. Allora abbiamo individui che si chiudono sempre più in se stessi, oppure quando in una coppia si indebolisce l’amore. Scatta il progresso indefinito nello svincolo: se ne fregano sempre di più tutti e due: progresso indefinito nella rinuncia, nel disamoramento, nella chiusura sempre più in se stessi.

Ci si potrebbe accorgere che siamo degli investigatori: siamo andati a curiosare su cose che non erano di competenza nostra. È importare capire se ci siamo andati a collocare nella situazione dell’apprendista stregone per cercare di mettere finalmente a posto le cose. Ricordate l’apprendista stregone Topolino che cerca di fermare le scope che si moltiplicano, ma inutilmente; se non interviene Merlino si fermano, altrimenti no.

Se abbiamo bucato l’ozono, non è sfogliando i testi che riusciamo a fermarlo, o sostituendo i gas delle bombolette con altri gas. O interviene Merlino o la “magia” non si ferma.