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Uno straordinario clavicembalo di scuola napoletana


lunedì 14 gennaio 2008 di Achille della Ragione

Argomenti: Arte, artisti


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L’articolo è stato scritto assieme al co-autore Ugo Casiglia.

Quando l’amico siciliano Ugo Casiglia mi mandò delle foto di un clavicembalo che gli era stato consegnato per un restauro rimasi stupefatto per la straordinaria accuratezza della decorazione pittorica della cassa esterna, avvolta in un’atmosfera onirica nella quale, mentre grossi galeoni stazionavano imponenti all’orizzonte, numerosi personaggi si affollavano a riva impegnati negli umili lavori quotidiani.

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Micco Spadaro
I monaci di San Martino rendono grazie per lo scampato pericolo della peste, 1657 Studi Storici "Brigantino"

Si sapeva che lo strumento era di fattura napoletana e collocabile cronologicamente intorno alla metà del XVII secolo, circostanza che mi fece pensare al pennello di Micco Spadaro, ma un esame più accurato delle figurine mi fece escludere l’artista, il quale collaborava nei suoi dipinti con Viviano Codazzi, che si interessava di realizzare gli sfondi architettonici, così imponenti nelle decorazioni in esame.

Escludendo Salvator Rosa, sia per motivi stilistici, ma soprattutto perché in quegli anni il pittore è oramai lontano da Napoli, feci un pensiero ad Ascanio Luciani, un artista meno noto, ma che esegue delle figurine molto simili a quelle che vediamo sul nostro clavicembalo.

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Micco Spadaro
La rivolta di Masaniello del 1647 Napoli Certosa e Museo Nazionale di San Martino
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Luca Giordano - Ascanio Luciani
Veduta con rovine classiche e figure. Cosenza Galleria Nazionale

Per convincersi basta osservare attentamente la tela di Cristo che scaccia i mercanti dal tempio, conservata nella pinacoteca dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Più difficile è trovare una corrispondenza tra le architetture rappresentate e la realtà, ma è sforzo vano, perché l’artista non ha inteso trasferire sulla tela scorci o panorami esistenti, bensì ha voluto realizzare quello che in gergo pittorico viene definito un capriccio.

Naturalmente un parere diverso da parte di qualche specialista che volesse aiutarmi in questo certame attributivo sarebbe gradito ed in attesa di qualche consiglio lascio la parola all’amico Casiglia per la descrizione tecnica del clavicembalo.

“Una nuova tessera del grande mosaico della costruzione del clavicembalo nell’ Italia meridionale si aggiunge con l’emersione di un nuovo strumento sito in Basilicata presso una famiglia dalle antiche origini lucane. Lo strumento del tipo “ levatoio di cassa “ ha il corpo in cipresso ed una custodia, delle stesse dimensioni e straordinariamente decorata, che racchiude il corpo sonoro.

Un’ accurata ispezione non fornisce alcun elemento sul nome dell’ autore ne la data dell’ opera. Tuttavia sono presenti elementi inequivocabili di appartenenza all’area napoletana poi confermata dall’ analisi delle misure. L’ unità di misura è un recentissimo strumento d’ indagine che si deve all’ intuizione dell’ insigne organologo Grant O‘ Brien che basandosi sul dato di fatto dell’ unificazione al sistema metrico decimale della penisola solo dopo l’epoca napoleonica, realizza uno studio in cui piede , braccio, palmo, oncia e canna trovano il corrispettivo in moderni centimetri e millimetri.

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Tribunale della Vicaria
Attribuito ad Ascanio Luciani o a Carlo Coppola Napoli - Certosa e Museo Nazionale di San Martino

Il fondo dello strumento, elemento da cui si parte nel processo di costruzione, ha una lunghezza di mm. 2270 che divisi per l’oncia napoletana equivalente a 21,834mm dà un valore di once 103,96 dunque un valore di 104 once e così tutte le misure dello strumento rivelano valori prossimi a cifre tonde come pure la dimostrazione trigonometrica dell’angolo della cassa. Ma, come detto sopra, l’ origine era già evidente per l’occhio esperto attraverso una serie di dettagli che ricordano la ben nota figura di Onofrio Guarracino ( Napoli 1628 – dopo il 1698 ). Maestro indiscusso ed molto apprezzato già in vita, il Guarracino attraversò tutto un secolo di eccezionale fervore artistico per la città Partenopea, unica con quattro conservatori e seconda solo a Parigi.

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Palazzo dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli

L’anonimo autore realizza un lavoro di grande eccellenza, dove alla scrupolosa scelta delle essenze lignee, unisce un’ accurata lavorazione ben evidente nelle eleganti modanature del corpo dello strumento come nella realizzazione della tastiera e dei salterelli. Lo stato di conservazione può definirsi eccellente anche se lo strumento ha subito un intervento maldestro in epoca antica con lo spostamento del capotasto e la sostituzione del ponticello sulla tavola armonica; ad ogni modo le tracce evidenti delle posizioni degli elementi originali potrebbero permettere la ricostruzione dell’ assetto originale attraverso un attento restauro.

Che il committente fosse particolarmente autorevole ed esigente è confermato dalla grandiosa opera di decorazione della cassa esterna. Questa, solitamente decorata ed arricchita da interventi pittorici, nel Nostro si presenta “avvolta“ in un gioco di architetture, di effetti di nebbia in un immaginario porto denso di galee e di galeoni. “

Achille della Ragione e Ugo Casiglia