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Il nudo nell’arte medioevale


lunedì 31 dicembre 2007 di Achille della Ragione

Argomenti: Arte, artisti


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Con la caduta dell’impero romano si afferma nell’arte un’idea del corpo agli antipodi di quella che era stata la gioiosa visione dei greci, creatori di statue che venivano considerate una glorificazione della vita, della bellezza e della perfezione, nelle quali il nudo era la regola, come per gli atleti che partecipavano ai giochi olimpici liberi dall’impaccio degli indumenti.

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Fig 1 l’uomo al centro dell’universo
Ildegarda di Bingen - Liber Divinorum operum

Durante i lunghi secoli del medioevo queste statue vengono distrutte o ridotte a monconi e soprattutto l’immagine della donna subirà una furia iconoclasta e solo eccezionalmente gli artisti potranno raffigurarla nuda col pretesto di rappresentare episodi biblici.

Bisognerà attendere il Rinascimento per ritornare alla grande all’esplosione di una sensualità tanto a lungo repressa.

Una rara immagine di uomo nudo, per quanto con gli attributi virili non evidenziati possiamo reperirlo in una miniatura (fig. 1) che illustra una delle visioni della badessa Ildegarda di Bingen, una religiosa tedesca vissuta all’inizio del XII secolo e che raccolse le sue esperienze mistiche in una serie di volumetti riccamente illustrati. Nel Liber divinorum operum, nel raffigurarci quell’uomo nudo, che sembra precorrere l’Uomo vitruviano (fig 2) di Leonardo da Vinci, la santa monaca vuole ammonirci che quel corpo è un piccolo cosmo ben proporzionato che riflette l’armonia dell’Universo, splendida creazione di Dio.

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Fig 2 Uomo vitruviano
Leonardo da Vinci - Venezia, Gallerie dell’Accademia
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Fig 3 Coppo di Marcovaldo
Inferno - Firenze, Battistero

Un groviglio di corpi nudi di dannati contraddistingue la straordinaria decorazione musiva (fig. 3) del Battistero di Firenze per la quale Coppo di Marcovaldo realizzò alcuni cartoni. A lui spetta il visionario Giudizio finale, in particolare la parte che riguarda l’Inferno, databile tra il 1260 e il 1270 circa; un mosaico estremamente ricco dal punto di vista iconografico ed indubbiamente innovativo, che va senz’altro citato tra i capolavori del XIII secolo. A questa visione si ispirò probabilmente Dante Alighieri per la descrizione di qualche scena dell’Inferno. In questa come in altre creazioni artistiche coeve la rappresentazione della nudità è legata all’idea di peccato.

Nel campo della rappresentazione del Cristo nudo possiamo segnalare solo due esempi: un mosaico nella cupola del Battistero della Cattedrale di Ravenna risalente al V-VI secolo (fig. 4)

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Fig 4 Cristo nudo
Ravenna Battistero della Cattedrale

, nel quale il Salvatore, giovane e nudo completamente, è immerso nelle acque del Giordano, mentre una colomba lo irrora con un effluvio di acqua ed un ciclo di affreschi quattrocenteschi a Lauro di Nola, a lungo rimasti sepolti tra le fondamenta di una chiesa più moderna, tra i quali spicca una scena del Battesimo di Cristo (fig. 5) con un’iconografia assolutamente rara: una ostentatio genitalium in piena regola, che lascia esterrefatti, perché la raffigurazione di nostro Signore completamente nudo, in età adulta è poco meno che eccezionale.

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Fig 5 Battesimo di Cristo
affreschi quattrocenteschi a Lauro di Nola

Per vedere un altro caso così eclatante bisognerà attendere il genio rivoluzionario di Michelangelo con il suo crocifisso ligneo scolpito nel convento di Santo Spirito in Firenze.

L’affresco che raffigura il Battesimo del Gesù nudo nelle acque del Giordano è di una miracolosa semplicità, frutto della ingenua spontaneità di un ignoto autore che ha lavorato probabilmente nei decenni centrali del XV secolo. Un artista impegnato a ritrarre l’episodio del battesimo del Redentore ha sempre avuto problemi nel coniugare la genuinità della rappresentazione con i dettami della morale e con le severe regole previste dall’iconografia ortodossa. Spesso egli utilizza alcuni artifizi tecnici quali l’intorbidimento delle acque del Giordano, la presenza di un perizoma, la cancellazione sic et simpliciter dei genitali, oppure una pudica mano calata a ricoprire le “vergogne”.

Tutte soluzioni che cozzano contro la spontaneità e la purificazione che emana vigorosamente dalla funzione del battesimo. Nessuna delle quali fortunatamente è stata adottata dal nostro misterioso artista, che ci ha così regalato questo antico precursore, prorompente quanto inconsapevole, di Jesus Christ Superstar.

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Fig 6 Creazione di Eva
ignoto mosaicista italiano del XII secolo Basilica di San Marco Venezia

Per anni la Chiesa, sessuofobica come sempre, soprattutto dopo il Concilio di Trento e la Controriforma ha ordinato di ricoprire le arditezze degli artisti. Celeberrimo l’episodio di Daniele da Volterra al quale fu ordinato di mettere le mutande all’opera del più grande di tutti i tempi, Michelangelo, che nella Sistina non avena posto freni al suo genio incontenibile.

Il Cristo ignudo di Santa Maria della Pietà di Lauro si è salvato dalle ire puritane della Chiesa grazie all’edificazione delle strutture sovrastanti, che hanno costituito felicemente una sorta di enorme perizoma architettonico.

L’arte medioevale aborrisce il nudo sia maschile che femminile, che non può costituire argomento a sé stante ed il corpo della donna poteva essere utilizzato unicamente ad illustrare alcuni episodi della storia sacra, come in questa Creazione di Eva (fig. 6) di un ignoto mosaicista italiano del XII secolo conservata a Venezia nella Basilica di San Marco, nella quale la nostra progenitrice appare non come donna, ma come madre del genere umano e per glorificare la creazione di Dio.

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Fig 7 Storie della Genesi
bassorilievo di Wiligelmo sulla facciata del Duomo di Modena
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Fig 8 Storie della Genesi
bassorilievo di Wiligelmo sulla facciata del Duomo di Modena

La vergogna è legata al peccato come ben si evince osservando attentamente due particolari in marmo (figg. 7-8) del bassorilievo eseguito da Wiligelmo sulla facciata del Duomo di Modena e raffigurante Storie della Genesi. Inizialmente quando Dio crea Adamo egli è nudo senza problemi, anche se l’artista in verità ha tralasciato di realizzargli i genitali, mentre subito dopo il peccato si ricopre pudicamente, come Eva, le vergogne con una provvidenziale foglia di fico.

Possiamo constatare la stessa situazione psicologica anche in un affresco eseguito dal Guariento di Arpo nel 1347 (fig. 9), facente parte di un ampio ciclo decorativo situato a Padova nella Loggia dei Carraresi.

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Fig 9 Creazione di Adamo ed Eva
Guariento di Arpo (1347) - Padova nella Loggia dei Carraresi

Nell’episodio dedicato alla Creazione di Adamo ed Eva si può chiaramente notare la posizione delle braccia, adagiate ed incrociate sel grembo, che espongono senza inutili ritegni la zona pubica dove fanno bella mostra i sessi dei nostri lontani antenati.

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Bibbia di Souvigny
manoscritto latino del XII secolo

Anche le pagine miniate della Bibbia di Souvigny, un manoscritto latino del XII secolo, del quale mostriamo una pagina ed un particolare (figg. 10-11), ci permettono di recepire la visione del corpo nudo nel medioevo con Adamo ed Eva, al cospetto del serpente ed in prossimità del peccato, che si coprono pudicamente gli attributi distintivi con una grossa foglia d’insalata.

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Fig 11 Bibbia di Souvigny
manoscritto latino del XII secolo
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Fig 12 Giudizio universale
Giotto cappella degli Scrovegni, Padova

Sarà poi Giotto, il padre della nostra pittura, nel suo Giudizio universale (fig. 12) nella Cappella degli Scrovegni di Padova, a mostrarci le anime e soprattutto i corpi dei dannati esporsi drammaticamente in tutta la loro nudità, perché, persa ogni speranza di salvezza, sono relegati al rango di pura bestialità.

La cultura francese si dimostra all’avanguardia e ci offre alcuni esempi, particolarmente nel campo delle arti minori, di notevole audacia rappresentativa.

Partiamo con un’Allegoria sotto il segno dello zodiaco (fig. 13), un arabesco più che un nudo, opera di un ignoto artista attivo nel X secolo,

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Fig 13 Allegoria
sotto il segno dello zodiaco - artista ignoto attivo nel X secolo

il quale illustra il manoscritto i Fenomeni del poeta ed astrologo Aratus, vissuto nel III secolo prima di Cristo. Il volume, conservato nella biblioteca comunale di Boulogne sur Mer, ci racconta come si viveva nei tempi antichi.

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Fig 14 Arianna
ignoto miniatore del XV secolo - Bibl.Naz. Parigi

Passiamo poi ad una vezzosa Arianna (fig. 14) rappresentata su di una pergamena conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi da un ignoto miniatore del XV secolo.

La delicata fanciulla è raffigurata completamente nuda in piedi con un corpo goffo, nel quale un addome batraciano contrasta con un seno appena abbozzato, mentre arti esili e sproporzionati allungano la flessuosità della figura.

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Fig 15 Les tres riches heurs
miniatura dei fratelli Limbourg, codice del duca di Berry, Museo Condè di Chantilly

Esaminiamo poi un particolare di una miniatura (fig. 15) dei fratelli Limbourg per il codice Les tres riches heurs del duca di Berry, conservato nel museo Condè di Chantilly, raffigurante il Paradiso terrestre. Quest’opera è una delle più antiche della pittura europea che rappresentano dei nudi, dalle forme ben evidenziate, in particolare Adamo che viene ripreso in un posa decisamente osè. I corpi emanano una prepotente spontaneità difficilmente reperibile nel Medioevo ed ebbero un seguito anche in Italia, dove il Pisanello fu uno dei primi pittori ad adoperare modelli viventi.

Completiamo la nostra carrellata nell’arte dei secoli bui con un raggio di luce, presentando alcune immagini (fig . 16 – 17 – 18)) di stupefacente maliziosità e di sconvolgente modernità opera di un ignoto artista francese attivo nel XV secolo. Egli ci fornisce nei suoi manoscritti miniati immagini di scena quotidiana di notevole valore documentario, attraverso le quali veniamo a conoscenza che le terme erano, oltre che un occasione per gli artisti di raffigurare il corpo umano, un vero e proprio bordello

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Fig 16 Manoscritti miniati
ignoto artista francese attivo nel XV secolo

dove si pranzava tutti assieme nudi in grosse tinozze, per passare poi in comodi letti adusi al soddisfacimento delle più elementari ed improcrastinabili esigenze della carne. Un soggetto licenzioso dal quale prese in seguito ispirazione lo stesso Durer.

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Fig 17 Manoscritti miniati
ignoto artista francese attivo nel XV secolo
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Fig 18 Manoscritti miniati
ignoto artista francese attivo nel XV secolo

P.S.

Canticum Canticorum
Ensemble Cantilena Antiqua

 



  • Il nudo nell’arte medioevale
    15 aprile 2008, di PaoladelRaziocinio

    Ho visto l’articolo che mi ha inviato e l’ho trovato molto interessante anche perchè io sono una pittrice e, quindi, le informazioni sull’arte mi interessano molto.
    Articolo ben fatto. In questo periodo di conformismo generale non vorrei che si ritornasse, nell’arte, a considerare ancora il "nudo" come qualcosa di peccaminoso. L’arte deve essere libera da censura.
    Grazie. Paola