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Il grande balzo indietro (Fazi editore, Roma, 2006)

Le conseguenze della globalizzazione

COME LA VIOLENZA DELLE MANIPOLAZIONI HA PREPARATO IL TRIONFO DEL NEOLIBERISMO
mercoledì 15 novembre 2006 di Carlo Vallauri

Argomenti: Economia e Finanza
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Serge Halimi


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Nessun autore, come Serge Halimi in Il grande balzo indietro (Fazi editore, Roma, 2006) ha spiegato altrettanto bene come fattori economici, culturali e mentali abbiano provocato l’abbandono di ogni linea politico-finanziaria legata all’opera di costruzione di ordinamenti sociali fondati sulla ricerca di una maggiore giustizia sociale. Ma non è solo questione di qualità e vantaggiosità di un sistema rispetto ad un altro bensì una chiara e documentata denuncia di un processo avviato negli anni ’80 dagli economisti neoliberisti e proseguita attraverso l’azione di Reagan e della Tatcher, e gradatamente fatto proprio persino da gruppi e persone precedentemente caratterizzati da una collocazione sulla sinistra degli schieramenti operanti nei paesi regolati dalla democrazia rappresentativa.

Una progressiva opera di falsificazione dei dati reali, di sostituzione dell’analisi con affermazioni apodittiche hanno condotto alla formazione di concezioni dogmatiche attribuendo al mercato una funzione salvifica ben lungi dalle stesse idee di Adamo Smith, già con la generalità dei suoi assunti. E nella prefazione all’edizione italiana Fausto Bertinotti mette in rilievo la serie di sostanziali fallimenti di quelli che sembravano o venivano presentati quali punti fermi di trasformazioni positive nell’interesse dei cittadini, dalle liberalizzazioni divenute strumenti di potenziamenti di grandi conglomerati finanziari-produttivi e di impoverimento della maggioranza delle popolazioni nei paesi occidentali alle operazioni di destrutturazione degli Stati sociali, alle illusioni europeiste avvilite a sacrificio dei diritti sociali conquistati nel secolo precedente, all’impegno per una lotta al terrorismo utilizzata per ridurre le garanzie del diritto e per consentire guerre preventive. Il ritorno all’indietro - cui fa riferimento il titolo - è la graduale assuefazione all’idea che siano i sindacati e i movimenti organizzati dei lavoratori a provocare i maggiori disagi nella vita collettiva. Lo studioso francese illustra, con adeguati richiami, le varie tappe del progressivo “smantellamento” dei risultati conseguiti in decenni di lotte, favorendo così la formazione di una “superclasse a livello mondiale” che combatte i diritti del lavoro e gli sforzi di paesi poveri per uscire dalle condizioni perenni di subordinazione.

Il libero scambismo non solo ha accresciuto le diseguaglianze ma ha alterato le fonti di produzione, spostando il centro degli investimenti da ogni finalità sociale per premiare i gruppi più legati alla speculazione internazionale. D’altronde basti guardare i mutamenti avvenuti in Francia, Italia e Germania come indice di una prevalenza netta dei settori capaci di avvalersi delle situazioni di bisogno delle popolazioni per costringerle ad accettare ulteriori rinunce, grazie al classismo della stessa sinistra. I principi di libertà economica sono utilizzati per sottoporre l’intero complesso della società al dominio di quanti pongono il profitto a discriminante d’ogni scelta nelle questioni della gestione produttiva, della sistemazione ambientale, conducendo all’esterno le pratiche di selezione attraverso le lotte tra gli esseri umani come unica regolatrice delle relazioni interindividuali. Una illustrazione cruda che può colpire per il tono di costante critica ad un corso che, nei suoi tragitti, si è alimentato di alternanti e contraddittorie spinte, e per il totale rigetto dei tentativi che si sono susseguiti nei grandi centri dell’Occidente per evitare danni maggiori, ma che rispecchia evidenze difficilmente negabili. Il problema oggi piuttosto è quello di meglio approfondire e valutare le cause che hanno portato all’aumento delle discrasie sociali onde evitare ulteriori piani inclinati verso l’irreparabile annichilimento di una società così ricca di talenti e meriti, non tutti riassumibili in termini di negatività. Ma talvolta rispecchiarsi anche quando le nostre immagini appaiono deturpate può servire a nutrire ancora qualche speranza in percorsi alternativi, al di là di ogni prevalenza ideologica pregiudiziale. La distinzione tra esperienze negative e possibilità di modificarle rimane il punto nodale per ogni scelta. L’immersione che Halimi fa compiere al lettore può essere un amaro ma utile bagno di verità che troppi non amano, anche per incapacità di individuarli, quali effetti delle manipolazioni avvenute.