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Il nuovo volto di LUCUS FERONIAE

Il sito archeologico presso Capena è ora valorizzato da un nuovo allestimento museale ed è finalmente collegato alla vicina Villa dei Volusii da un unico percorso di visita.
domenica 1 maggio 2016 di Nica Fiori

Argomenti: Luoghi, viaggi
Argomenti: Architettura, Archeologia


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Un sito archeologico della media Valle del Tevere, quasi dimenticato per anni, acquista finalmente una giusta valorizzazione grazie al progetto realizzato dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale (oggi Soprintendenza Archeologia del Lazio ed Etruria Meridionale) e dalla Società Arcus, che ha permesso di collegare l’area di Lucus Feroniae con l’annesso Antiquarium, nel comune di Capena, con quella della Villa dei Volusii Saturnini, nel comune di Fiano Romano.

Un ponte pedonale, munito di ascensore per i disabili, scavalca la via Tiberina, rendendo possibile l’accesso alla villa, che prima era possibile solo dal casello autostradale di Fiano Romano. La Villa dei Volusii venne alla luce nel 1961, proprio costruendo l’autostrada del Sole, ed è il naturale proseguimento della visita della città di Lucus Feroniae (individuata nel 1952 e aperta al pubblico dopo gli scavi nel 1964), dal momento che si tratta di una ricca dimora suburbana (con splendidi mosaici pavimentali, in parte anche a colori), relativa a un’importante famiglia vicina all’imperatore Augusto, sotto il quale il sito ebbe il massimo splendore, col nome di Colonia Iulia Felix Lucus Feroniae.

L’Antiquarium, presentato al pubblico il 23 aprile 2016 nel suo nuovo accattivante allestimento, permette di “ripercorrere la storia del sito attraverso l’esposizione di reperti straordinari, rimasti per troppo tempo invisibili, in quanto celati nei depositi”, come ha precisato la Soprintendente Alfonsina Russo. Si è puntato, nella sua realizzazione, a un’immersione nell’antico con diverse ambientazioni e postazioni multimediali, a partire dalla dea Feronia che accoglie i visitatori presentandosi con immagini e parole suggestive.

Ben lungi dall’essere una divinità selvaggia, come assonanze linguistiche potrebbero indurre a credere, la dea, reinterpretata in epoca romana come Salus frugifera, godeva di grande prestigio nell’Italia centrale antica, quando era invocata come protettrice delle sorgenti, dei boschi e della fertilità. Come altre divinità e ninfe legate alla natura, Feronia aveva un lucus, ovvero un bosco sacro, che dà il nome al sito, e un santuario alla confluenza delle vie Tiberina e Capenate. Le fonti antiche affermano che il luogo era frequentato dai popoli dei territori circostanti (sabini, etruschi, falisci, latini, capenati) per l’importanza del culto e per il mercato che vi si svolgeva periodicamente. Strabone, in particolare, riferisce di un’assemblea religiosa annuale, durante la quale alcuni sacerdoti camminavano su carboni ardenti senza sentire alcun dolore.

Depredata per la sua fama di ricchezza da Annibale nel 211 a.C., l’area sacra venne risistemata tra il 130 e il 110 a.C. per volere del pretore Gneo Egnazio con l’edificazione di un grande tempio, distrutto in seguito alla sconfitta dei popoli italici nell’89-88 a.C. ad opera di Silla. Sulle rovine dell’area venne poi edificata la colonia romana, con l’assegnazione delle terre ai veterani che avevano combattuto con Cesare.

Nel sito di Lucus Feroniae troviamo, come in ogni città romana, il Foro (lungo 150 m e largo 40 m), fulcro della vita pubblica, che aveva il suo ingresso principale nel lato meridionale, mentre a nord la Basilica con i retrostanti edifici del tempio della Salus e del sacello degli Augustali costituivano la quinta monumentale del complesso.

L’insediamento è ancora per buona parte da scavare, ma quanto è stato riportato alla luce consente di farci un’idea della vita quotidiana dell’epoca (coadiuvati in ciò anche dai pannelli didattici e dalle vetrine a tema dell’Antiquarium). Proprio intorno al Foro si affacciano botteghe commerciali e punti di ristoro (thermopolia), con i caratteristici banconi ancora conservati e i dolia interrati per la conservazione di alimenti e bevande; un quartiere abitativo con alcune domus di un certo livello con pavimenti di marmo o a mosaico (in particolare quella di Polifemo e Galatea), come pure le terme con le vasche per le abluzioni e il sistema di riscaldamento ancora perfettamente visibili.

Proseguendo per una piccola strada in mezzo alla campagna si raggiunge il piccolo anfiteatro dalla caratteristica forma circolare (35 m di diametro), ancora in parte interrato, che doveva ospitare al suo interno, per un pubblico di circa 1500 persone, i combattimenti tra gladiatori.

Proprio i gladiatori sono i protagonisti di uno strepitoso rilievo di un monumento funerario esposto all’interno dell’Antiquarium. L’opera è stata recuperata, salvandola da uno scavo clandestino, nel 2006 dal Comando Carabinieri TPC (tutela Patrimonio Culturale) e dalla Guardia di Finanza T.P.A. (Tutela Patrimonio Artistico) nei pressi di Fiano Romano. La scena figurata rappresenta il combattimento di sei coppie di gladiatori inframmezzate da altri personaggi, tra cui suonatori di trombe.

Il posto conserva molti altri reperti degni di un museo nazionale, come il gruppo delle otto sculture in marmo, purtroppo acefale, rinvenute nel sacello degli Augustali ed esposte al pubblico nella stessa posizione in cui dovevano trovarsi nell’antichità. Raffigurano personaggi legati alla famiglia imperiale, quattro maschili e quattro femminili. Tra di essi si riconoscono con certezza Agrippa, genero di Augusto, l’unico cui è stato possibile attribuire la testa. Una seconda testa potrebbe essere attribuita ad Antonia Minore, figlia di Ottavia (sorella di Augusto).

Tra gli altri pezzi che colpiscono la nostra attenzione vi sono altre statue, tra cui una in nudità eroica proveniente dal Foro, un’ara a base circolare con bucrani e festoni, un raffinato ritratto di Vespasiano, un graziosissimo satirello, un trapezoforo (sostegno di tavolo) a protome leonina in serpentina moschinata egiziana, proveniente dalla Villa dei Volusii, un pannello di vetro mosaicato, che è un unicum per dimensioni e qualità esecutiva, tantissimi elementi scultorei minori di bella fattura e terrecotte architettoniche. Rocchi di colonne scanalati e pregevoli capitelli corinzi sono ricollegabili al grandioso tempio eretto da Egnazio nel II secolo a.C., che doveva sorgere su un alto podio e doveva avere otto colonne sul fronte e dodici per lato, mentre il fondo era chiuso.

I materiali provenienti dalle sepolture della necropoli ai margini della città attestano la comparsa anche in Etruria meridionale, nell’età del bronzo recente avanzato (fine del XIII secolo a.C.), della pratica della cremazione dei defunti, le cui ceneri venivano conservate in urne di ceramica chiuse da tazze con il manico spezzato ritualmente. Il sito, in effetti, era frequentato già in età protostorica, quando è cominciato un primitivo culto delle acque, e quindi della fertilità agricola.

Poco si conosce del culto più antico di Feronia, praticato probabilmente all’aperto, presso una grotta o una sorgente del bosco sacro. Le prime tracce di un edificio sacro, forse ligneo e decorato da terrecotte, risalgono alla fine del VI secolo a.C. Sono invece più numerosi gli oggetti dedicati alla dea, tra cui pregevoli bronzetti (sfuggiti al saccheggio di Annibale, che aveva fuso i metalli del tesoro del tempio per ricavarne armi), ceramica prodotta in Attica, portaprofumi orientali, oggetti miniaturizzati ed ex voto riproducenti parti anatomiche. Un bronzetto che riproduce un Augure (sacerdote che interpreta la volontà divina osservando il volo degli uccelli) potrebbe ricordare i riti eseguiti nel santuario, quando si riteneva che cielo e terra (ovvero mondo divino e mondo umano) fossero intimamente connessi tra loro secondo un principio di partecipazione mistica, assai vicino alla mentalità dei popoli primitivi.

P.S.

Area archeologica e Antiquarium di Lucus Feroniae
Via Tiberina km 18,500 – Capena (Roma)
Orario: Antiquarium 8,30-19,30
Area archeologica: da martedì a domenica dalle 8,30 al tramonto
Chiuso il lunedì
Info: www.archeologialazio.benicul...