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Palmira,Tetrapilo

Siria. Splendore e dramma

Una mostra di denuncia per cercare di tutelare il suo patrimonio culturale
martedì 1 luglio 2014 di Nica Fiori

Argomenti: Luoghi, viaggi
Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Architettura, Archeologia


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“Il dramma umanitario della Siria è una valida ragione per ignorare il disastro della distruzione di uno dei patrimoni culturali più importanti del mondo?” A questa domanda risponde “no” il senatore Francesco Rutelli, che ha ideato la mostra “Siria. Splendore e dramma”, insieme al prof. Paolo Matthiae, noto per la scoperta del sito dell’antica Ebla, nella speranza di contrastare le devastazioni e i traffici illeciti a danno di un paese che vanta diversi siti inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco, che rischiano di essere devastati.

Ospitata nei saloni monumentali di Palazzo Venezia, dal 20 giugno al 31 agosto 2014, la mostra è stata presentata dalla Soprintendente per il Patrimonio Storico artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma Daniela Porro, che ha ricordato che la Convenzione dell’Aja del 1954 sentenziò che “i danni arrecati al patrimonio culturale di un qualsiasi paese rappresentano un danno al patrimonio di tutta l’umanità”.

Uno straordinario approccio alla conoscenza della Siria dal punto di vista storico e archeologico è possibile nella prima sezione della mostra, dedicata allo “splendore” di un paese che ha visto nascere le più importanti civiltà preclassiche: si pensi a quelle di Ebla, di Ugarit o di Mari, che risalgono al III millennio a.C. Dalle sue coste i Fenici hanno intrapreso le loro rotte per il Mediterraneo, poi sono arrivati i Persiani, i Greci dell’Ellenismo e i Romani con la loro potente capacità di espansione e di diffusione civilizzatrice, e poi ancora i Bizantini, gli Arabi, i Crociati, i Turchi.

Tra i siti archeologici grande risalto viene dato a Ebla, la cui scoperta, nella località di Tell Mardikh, a 40 km da Aleppo, risale al 1964. Gli scavi effettuati in diverse campagne dalla missione archeologica diretta da Matthiae hanno portato alla luce interessantissimi documenti su tavolette d’argilla incise con caratteri cuneiformi. Ma è sicuramente la Siria di età romana quella che affascina maggiormente i visitatori della mostra con le gigantografie delle sue architetture e delle straordinarie decorazioni. Un celebre architetto proveniente dalla Siria è Apollodoro di Damasco, che ha realizzato a Roma il Foro di Traiano, del quale è esposto un grande plastico, insieme a un calco di una scena della Colonna Traiana, raffigurante il sacrificio di Traiano per l’inaugurazione di un ponte sul Danubio, costruito da Apollodoro durante la II guerra dacica.

Una serie di ritratti marmorei provenienti dai Musei Capitolini, tra cui Giulia Domna (moglie di Settimio Severo), Elagabalo e Giulia Mamea (madre di Severo Alessandro), mettono in relazione la dinastia dei Severi con la città di Emesa, mentre l’imperatore Filippo l’Arabo (busto dei Musei Vaticani) è in relazione con Filippopoli. A Dura Europos, una città militare e carovaniera sull’Eufrate, convivevano insieme l’elemento greco, il romano e l’iranico. Da lì provengono alcune are votive esposte in mostra, in particolare una con dedica a Giove Dolicheno e un’altra con la raffigurazione di Giunone Dolichena, raffigurata su un vitello.

Apamea con la sua strada colonnata e Bosra con il grandioso teatro romano sono siti indimenticabili, ma il nome ed il fascino di Palmira superano di gran lunga quello di ogni altro insediamento. Un insieme di elementi ha contribuito a ciò: la posizione solitaria al centro del deserto, l’imponenza e la ricchezza delle rovine che da sole giustificherebbero un viaggio in Siria e il ricordo delle suggestive vicende storiche, legate al nome della regina Zenobia (III secolo) ed al suo sogno effimero di poter tenere testa a Roma e, forse, di poter creare un’unità commerciale e politica dall’Egitto al Golfo Persico.

L’asse centrale della città è la grande strada colonnata, fiancheggiata da colonne corinzie recanti mensole sospese per sostenere statue onorarie. Si sono conservati il teatro, l’agorà, l’arco di trionfo e l’imponente santuario di Bel. Dai suoi mausolei provengono diversi rilievi funerari con busti di defunti, prestati dai Musei Vaticani e dal Museo Nazionale d’Arte Orientale “GiuseppeTucci”.

Altrettanto affascinante è la Siria del periodo islamico, in particolare la splendida Aleppo con il suo suq e la cittadella, e la capitale Damasco con le moschee degli Omayyadi, il palazzo Azem e i resti del tempio di Giove Damasceno. Né va dimenticata la Siria cristiana. A 60 km da Damasco c’è il villaggio di Maaloula, dove si parla ancora l’aramaico, la lingua di Gesù, mentre vicino ad Homs (l’antica Emesa) sorge il Krak des Chevaliers, il più potente dei castelli dei crociati, una sorta di città militare che poteva alloggiare alcune migliaia di combattenti e il personale di servizio. Nella città morta di Qalat Seman, il santuario e il monastero di San Simeone stilita ci portano, invece, nel pieno dell’ascesi spirituale all’epoca delle contese dottrinali di età bizantina.

Ora tutto questo è in pericolo, alla mercè di milizie non siriane, che non capiscono l’importanza di questo patrimonio o che vogliono danneggiarlo per colpire il paese nelle sue radici culturali. La parte della mostra relativa al “dramma”, illustra con immagini fotografiche, filmati scioccanti e con l’accompagnamento musicale di Ennio Morricone i bombardamenti e le devastazioni di un sanguinoso conflitto (con oltre 100.000 vittime) che dura da tre anni. L’intento della mostra è quello di “parlare alla mente e al cuore per innescare nel pubblico una reazione costruttiva”. Roma con questa mostra ha preceduto altre capitali, come Parigi e Berlino, che ci seguiranno con analoghe iniziative.

Ci si augura che con una forte pressione internazionale si possano per lo meno salvaguardare cinque aree a rischio (siti Unesco) attraverso un accordo di smilitarizzazione. Paolo Matthiae, nel corso della presentazione della mostra, ha evidenziato come qualcosa si sta già muovendo, anche grazie all’Unesco. Due mesi fa a Ebla c’era un accampamento militare, ma poi è stato ritirato. Nel Krak stanno riparando i danni provocati dagli eserciti che vi si erano insediati. In seguito a una riunione dei paesi di confine, la polizia libanese ha restituito due camion di opere che erano state trafugate dalla Siria e anche la polizia turca ha bloccato un camion e ha restituito alla Siria le opere trafugate.

P.S.

Siria. Splendore e dramma
Museo del Palazzo di Venezia, Via del Plebiscito, 118 Roma
Orario: 10-19, chiuso lunedì
Ingresso libero