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Alla scoperta dell’Arabia Saudita

Una mostra storico-archeologica al Vittoriano in occasione degli 80 anni di rapporti diplomatici con l’Italia
venerdì 4 ottobre 2013 di Nica Fiori

Argomenti: Mondo
Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Architettura, Archeologia


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Per la maggioranza degli italiani l’Arabia Saudita è un paese poco conosciuto, situato in una penisola desertica, ricca di pozzi petroliferi. Il più delle volte, parlando degli arabi, tendiamo a identificarli con i musulmani, perché è dall’Arabia che è partita la rivoluzione religiosa islamica che si è diffusa in un’area geografica vastissima. Ricordiamo forse i nomi di Medina e La Mecca, le città sante dell’Islam, celebri per i pellegrinaggi, e che potrebbero quindi essere equiparate alle città cristiane di Roma e Santiago di Compostella, o a Gerusalemme (santa per tutte e tre le religioni monoteiste). Crediamo di conoscere la storia recente del regno saudita, ma del suo passato più antico cosa conosciamo?

Uno straordinario approccio alla conoscenza di questo paese dal punto di vista storico e archeologico è ora possibile grazie alla mostra “Alla scoperta dell’Arabia Saudita. La terra del dialogo e della cultura”, che si tiene nel Complesso del Vittoriano (Sala Gipsoteca) dal 4 ottobre al 30 novembre 2013. Oltre 160 reperti dal museo di Riyad sono arrivati a Roma per la prima volta per celebrare gli ottant’anni di relazioni diplomatiche tra i nostri paesi, facendoci così scoprire i tesori archeologici, che sono venuti alla luce negli ultimi anni dalle sabbie del deserto arabico.

E scopriamo in particolare che i rapporti tra le nostre penisole sono molto più antichi di 80 anni, perché i Romani avevano scambi commerciali con l’Arabia a partire dal I secolo a.C., e quindi delle stazioni commerciali, con tanto di templi dedicati a imperatori romani, e c’era sicuramente uno scambio di informazioni e di cultura tra i due popoli, evidenziata in mostra dai reperti del I e II secolo. Nello stesso Corano c’è una sura che porta il nome di Rum e sappiamo che Maometto era politicamente a favore dell’impero romano-bizantino. Non dimentichiamo poi la dominazione araba in Sicilia, che tanto ha dato alla cultura della nostra isola.

L’esposizione parte dal neolitico con una serie di utensili in pietra, statuine e stele funerarie dalle figure umane, rese con un’impressionante astrazione che fa pensare a Modigliani o a Picasso, e che ritroviamo più o meno simili anche in diverse aree mediterranee. Un capitolo a sé sono le numerose espressioni di arte rupestre, documentate in mostra con grandi fotografie, come quelle di Gedda raffiguranti scene di vita quotidiana, danze e carovane.

Le prime civiltà storiche sono documentate a partire dal IV millennio a.C. e sono caratterizzate da importanti città che hanno intrattenuto rapporti con i popoli della Mesopotamia, dell’Egitto e del Levante. Numerosi sono i reperti in steatite, ma ciò che ci colpisce maggiormente è l’abbondanza di antiche scritture alfabetiche (addirittura 8) e scopriamo che è da uno di questi alfabeti che è derivato quello fenicio e quindi le scritture occidentali. Ai primi regni arabi (II-I millennio a.C.) appartiene quello madianita, che ci ha lasciato una produzione di ceramiche dipinte con interessanti decori a spirali, linee, puntini e figure zoomorfe. Al periodo dei regni arabi intermedi (VIII-IV secolo a.C.) appartengono le meraviglie architettoniche di Taima e di altre città carovaniere, che traevano ricchezza dal commercio dell’incenso. Da Nairan, importante città sulla via delle spezie, provengono alcuni pannelli in alabastro (I-III sec. d.C.) dai meravigliosi effetti di luce, una testa di uomo in bronzo del I secolo, monete romane e statuine in bronzo di uomini e animali (I-V sec. d.C).

Una sezione della mostra riguarda il regno di Lihyan (oasi di Al-Ula), da dove provengono delle teste e statuette in arenaria rosa del IV e III secolo a.C., un’altra il regno dei Nabatei, che aveva in Arabia la città di Al Hijr (Mada’ in Saleh), patrimonio dell’umanità Unesco, la cui imponenza ci è rivelata dalle alte architetture di tombe scavate nella roccia, che ricordano quelle di Petra (la capitale dei Nabatei), nell’attuale Giordania. Seguono i tardi regni arabi, con reperti di ceramica dipinta, vetri e anforette in stile fenicio, l’Arabia preislamica, quindi la Rivelazione di Maometto e l’avvento dell’Islam.

La storia prosegue con la dinastia degli Omayyadi, seguiti dagli Abbasidi, la dominazione degli Ottomani, fino all’ascesa del primo stato saudita, a partire dalla fondazione della città di Al–Dir’iyya (1444), distrutta dagli ottomani nel 1818. Segue il secondo stato saudita che ha in Riyad la sua capitale, ma finisce nel 1891 con l’esilio di Abdul-Rahman ibn Faisal nel deserto. Il ritorno dei sauditi si ha con Abdul Aziz (figlio del precedente principe), che dopo un primo tentativo non riuscito di riprendere Riyad nel 1901, ci riesce nel 1902, e dopo varie campagne militari per riunificare lo stato arriva alla proclamazione del regno di Arabia Saudita nel 1932.

Le diapositive qui sotto riportate illustrano magnificamente il sito nabateo di Mada’ in Saleh, che ricorda il sito di Petra (da un file dellUNESCO in francese) (Nota della redazione)

P.S.

La mostra, realizzata da Comunicare Organizzando, è stata curata dal Prof. Ali I Al- Ghabban, mentre il coordinamento generale è di Alessandro Nicosia. Il catalogo è edito da Gangemi.

Ingresso libero

Orario: dal lunedì al giovedì 9,30-18,30; venerdì, sabato e domenica 9,30-19,30